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Come funziona un orologio meccanico: tutte le informazioni

Dolcezza. Perché la meccanica ti consente di capire il concetto di tolleranza. Una parola della quale tutti dovremmo tornare a riscoprire il significato. Un orologio meccanico non funzionerebbe se non ci fossero le tolleranze che consentono a una serie di organi di stare assieme. Vive perché ogni singola parte tollera quella che gli sta vicino e che per lavorare ha bisogno dei suoi spazi. Un perno di una ruota in un foro troppo preciso non funzionerebbe, perché ha bisogno di un seppur minimo gioco. Con il quarzo l’orologio è arrivato ad avvicinarsi al concetto di assoluta precisione, ma l’essere umano si è voltato indietro, per riconquistare con la meccanica quella capacità di tolleranza che tutti abbiamo. Non arriviamo mai assolutamente precisi. E abbiamo bisogno di un oggetto che si avvicini a noi, caldo come la temperatura del nostro corpo e non freddo come l’elettronica. In questo articolo vedremo come funziona un orologio meccanico. Lo avete chiesto in molti, e per questo motivo cerchiamo oggi di offrirvi un ampio chiarimento sulla loro realizzazione e il loro funzionamento. 

Come funziona un orologio meccanico? 

Quando ci si avvicina al mondo degli orologi, tra le tante domande che si fanno ne esiste una che accomuna molti novelli appassionati: Come funziona un orologio meccanico? 

La bellezza degli orologi risiede nei loro movimenti e nei loro complessi meccanismi. Dunque, è normale essere curiosi e voler sapere come funziona ognuno di essi. Oggi di movimenti ne esistono davvero tantissimi, ma tra i più interessanti c’è quello meccanico. 

come funziona un orologio meccanico

Per affermare che un orologio abbia un movimento puramente meccanico, il primo elemento da valutare è che abbia una carica a molla e un set d’ingranaggi interamente alimentati da mezzi meccanici. Questa è ad esempio una delle prime differenze che sussiste invece con i movimenti al quarzo, che invece sfruttano la vibrazione di un cristallo di quarzo. 

Movimento meccanicoMovimento al quarzo

A differenza dei movimenti al quarzo, un movimento meccanico utilizza l’energia proveniente da una molla carica, piuttosto che una batteria, per alimentare l’orologio. Questa molla immagazzina energia che trasferisce ad una serie di ingranaggi e molle,  regolando il rilascio di energia per alimentare l’orologio.

Differenze tra movimenti meccanici

Ci sono due tipi di movimenti meccanici che possiamo trovare negli orologi di lusso, manuali e automatici, ciascuno con caratteristiche uniche. Il tipo di movimento meccanico in pratica si riduce a delle preferenze personali.

Movimento manuale

Considerato il movimento più tradizionale, i movimenti manuali sono il più antico tipo di movimento degli orologi. Gli orologi a carica manuale che portiamo sono spesso amati per la loro bella esposizione del movimento dell’orologio, che di solito può essere visto attraverso il fondello ad oblò. Questi movimenti vengono spesso definiti “movimenti a carica manuale” perché devono essere manualmente caricati per dare energia alla molla principale dell’orologio.

Come funziona un movimento manuale:

Chi lo indossa deve girare la corona più volte per avvolgere la molla e immagazzinare energia potenziale. La molla si “srotolerà” lentamente e libererà di conseguenza energia cinetica attraverso una serie di ingranaggi e molle che regolano il rilascio di energia. Quest’ultima viene quindi trasferita per girare le lancette dell’orologio e alimentare le complicazioni dell’orologio.

Intervalli di avvolgimento

Gli intervalli di avvolgimento per gli orologi a carica manuale dipenderanno dalla capacità di riserva di carica del movimento, che potrebbe variare da 24 ore a cinque giorni o più. Alcuni orologi richiedono un avvolgimento quotidiano, mentre altri come il Panerai Luminor 1950 GMT , che ha una riserva di carica di otto giorni, ha bisogno di essere avvolto circa ogni otto giorni. Molti proprietari di orologi manuali hanno semplicemente l’abitudine di caricare l’orologio prima di indossarlo.

Movimento automatico

La seconda forma di movimenti meccanici è automatica. Spesso definiti “a carica automatica”, i movimenti automatici sfruttano l’energia attraverso il movimento naturale del polso di chi lo indossa. Gli orologi con movimenti automatici sono molto popolari perché chi li indossa non deve preoccuparsi di avvolgere la carica dell’orologio ogni giorno per garantire un funzionamento costante. Finché l’orologio è indossato regolarmente, manterrà la potenza senza richiedere l’avvolgimento.

Come funziona un movimento automatico:

Un movimento automatico funziona in gran parte allo stesso modo dei movimenti manuali, con l’aggiunta di un peso metallico chiamato rotore. Quest’ultimo è collegato al movimento e può ruotare liberamente; quasi tutti quelli di ultima generazione hanno carica unidirezionale, ossia il rotore si ricarica ruotando sia destra che sinistra. Con ogni movimento del polso, il rotore gira, trasferendo energia e avvolgendo automaticamente la molla principale.

Intervalli di avvolgimento

Se l’orologio viene indossato ogni giorno, manterrà le funzioni di indicazione dell’ora senza avvolgimento; ma se l’orologio non è verrà indossato per un periodo di tempo prolungato (in medio oltre le 40 ore), avrà bisogno di essere ricaricato. Una buona alternativa a carica manuale orologi automatici è quello di utilizzare delle scatole di carica, che manterranno l’orologio completamente carico quando non è indossato.

 

Funzionamento orologio meccanico

In un orologio meccanico, dunque, l’energia per il movimento degli ingranaggi è fornita dall’avvolgimento di una molla di carica. A oggi, le maison orologiere hanno inventato diverse tipologie di molle, e tra le più famose c’è la Parachrom blu realizzata da Rolex

La molla di carica permette all’orologio di funzionare, perché si avvolgendosi e quindi comprimendosi, rilascia energia cinetica che permette il movimento degli ingranaggi. Nei modelli più diffusi, spesso montati negli orologi giapponesi, la molla di un movimento meccanico completamente carica, riesce in media a mantenere l’ora esatta per un minimo di 40 ore. Altri modelli più innovativi riescono a mantenere invece una carica anche per più tempo. 

Di orologi meccanici ne esistono diverse varietà, ciascuna come detto caratterizzata dalle sue articolazioni e dai suoi automatismi. Ad esempio, molto in voga sono i modelli automatici meccanici, che permettono l’attivazione della molla nel momento in cui il polso si muove, in modo da fornire all’orologio la giusta carica di energia per funzionare.

Altri modelli, invece, hanno un movimento meccanico manuale: questo prevede, come si intuisce dal nome, che la ricarica avvenga in maniera manuale (carica a molla), attraverso l’apposita corona che consente e regola il movimento meccanico dell’orologio. Infatti, quando si carica manualmente l’orologio la molla viene tirata il più possibile, per garantire appunto il funzionamento del segnatempo per tutto il giorno. 

caratteristiche del movimento meccanico

Il movimento meccanico, dunque, funziona grazie ad una decina di viti differenti, che su muovono tra circa 40 microelementi differenti come ruote, rubini, piatti e bilancieri. Tutte queste parti lavorano in sincronia per garantire il funzionamento dell’orologio e soprattutto offrire un movimento preciso.

L’elemento che forse è il più importante di ogni movimento meccanico e che caratterizza questo sistema, rappresentandone per così dire il cuore, sono i rubini. 

Rubini orologio: quanti sono all’interno del movimento meccanico 

ingranaggi orologio

I rubini sono una delle componenti principali di un movimento meccanico: in alcuni modelli è possibile leggere la denominazione inglese jewels (che significa gioielli), mentre noi in Italia utilizziamo direttamente il nome del materiale tradizionalmente impiegato per la loro composizione. In epoca antica, infatti, si sceglievano veri e propri frammenti di rubini, presenti in quantità differenti a seconda delle caratteristiche dell’orologio e della casa produttrice.

Come ci spiega anche Wikipedia, i rubini sono la più nobile varietà monocristallina dell’ossido di alluminio, e tra le loro caratteristiche principali ci sono la resistenza e un aspetto molto peculiare: la loro superficie è liscia, e questo ha consentito anche in epoca antica di attutire l’attrito tra i componenti del movimento. Oggi, in realtà, all’interno degli orologi si utilizzano per lo più materiali sintetici, ma il nome classico è comunque rimasto.

In generale, i rubini sono contenuti in un movimento in quantità variabile, ma non è solo il numero a definire la complessità del movimento, quanto piuttosto gli aspetti di forma e finitura. Quando nelle nostre recensioni facciamo riferimento al numero di rubini (come i 21 che sono presenti nel Seiko 7S26) vogliamo sottolineare e far comprendere la “preziosità”, in senso quasi letterale, del movimento meccanico.

Ma a che servono in concreto i rubini in un orologio? Abbiamo dato qualche spiegazione generica, mentre in termini pratici le pietre assicurano la rotazione dei pignoni: bisogna infatti considerare che nel punto di fulcro della molla di carica sono presenti dei perni che si muovono costantemente. Senza i rubini, che sfruttano anche un sistema di lubrificazione costante, l’attrito tra l’acciaio delle ruote e quello delle viti del movimento rischierebbe di logorare le componenti.

Ingranaggi orologio e i meccanismi degli orologi meccanismi automatici

meccanismo orologio meccanico

Come abbiamo già accennato, un orologio meccanico può arrivare ad avere un gran numero d’ingranaggi: come è facile intuire, la loro quantità aumenta anche in base al numero di funzioni collegate al meccanismo e alla complessità stessa dell’orologio.

Rolex Cellini Moonphase con referenza 50535

Ad esempio, uno dei meccanismi più complessi, ma allo stesso tempo anche più diffusi, negli orologi meccanici è quello dei fusi orari.

Dovendo indicare un orario differente da quello locale, per il fuso orario è necessario un funzionamento differente da quello basilare dell’orologio, che viene impostato in genere dalla corona in alto a destra. La corona è collegata ad un albero con due ruote intermedie, che a loro volta comandano la ruota d’arresto dei fusi orari. Attraverso vari passaggi meccanici, l’effetto finale è quello che tutti conosciamo e possiamo vedere sul quadrante, ovvero l’ora che impostiamo come locale e quella del fuso che abbiamo scelto come riferimento.

Oyster Perpetual Day-Date 40

Movimento Oyster Perpetual Day-Date 40

Un altro meccanismo molto complesso è quello del calendario perpetuo: in genere disponibile solo per alcuni orologi di lusso, si tratta di un sistema che indica sempre in maniera precisa data, giorno, mese e anno senza bisogno di correzioni manuali. Si capisce già da questo che è necessario il funzionamento di vari ingranaggi, come la ruota stellare che gira a 90° (e che serve per far avanzare l’anello periferico e quello con le città segnalate con i codici IATA) e l’anello periferico, che si muovono insieme grazie all’intervento di una leva. 

Accanto a queste funzioni più avanzate, ogni movimento meccanico ha un numero d’ingranaggi variabile a seconda della complessità dell’orologio. 

Orologi a corda: il movimento meccanico 

Movimento orologio a corda orologio D1 Milano Project 701 Miyota 8N33

Come abbiamo anticipato, esistono due movimenti meccanici differenti, uno automatico e l’altro manuale. Il movimento automatico meccanico è stato realizzato in epoca moderna, ed è andato prima ad affiancare e poi in molti casi a sostituire la “tecnologia” precedente, ovvero i movimenti meccanici manuali, che invece fino a un certo momento rappresentavano l’unica possibilità per gli orologiai.

Come abbiamo detto, per caricare un orologio meccanico manuale è necessario che la molla si arrotoli completamente su se stessa, così da consentire di leggere l’orario preciso per un giorno o due a seconda delle capacità dell’orologio. 

La piccola parte che permette l’avvolgimento della molla è la corda: si tratta di una componente per l’appunto di dimensioni ridotte, collegata alla corona, che consente attraverso il movimento di chiudere il più possibile la molla per ricaricare manualmente l’orologio. 

Deriva proprio da questa tecnica l’antica espressione utilizzata anche in italiano per definire l’operazione di “caricare l’orologio”, ovvero “dare la corda all’orologio”. Anticamente, infatti, queste due frasi indicavano la stessa azione, anche se in senso concreto non c’è mai stata una corda vera e propria a tirare la molla.

In definitiva, gli orologi a corda sono modelli con un movimento meccanico manuale, che trovano spazio e declinazione ancora oggi soprattutto tra gli appassionati e gli amanti di oggetti o tecnologie “rétro”, anche anche se qualcuno tra i più “moderni” potrebbe storcere il naso e considerare noioso dover caricare ogni giorno l’orologio.

Revisione Orologio meccanico e automatico

La lubrificazione fa parte della regolare e normale manutenzione. L’orologio la necessita assolutamente nel momento in cui inizia a mal funzionare, ovvero a misurare il tempo oltre le tolleranze o addirittura a fermarsi. Bisogna affidarsi a tecnici preparati che abbiano accesso ai ricambi originali perché i lavori devono essere ben fatti. E occorre prendere consapevolezza dei costi. Nulla può essere fatto a cifre basse ma è giusto anche diffidare di quelle altissime. Va fatta da mani esperte che sappiano seguire le regole imposte dalle case relativamente ai metodi di controllo e agli oli lubrificanti. Diventa necessaria proprio perché, per via del pulviscolo che riesce in qualche maniera a penetrare l’oggetto, gli oli perdono la loro fluidità. Si impastano e tendono a rigare i perni delle ruote con conseguente deterioramento.

Vi abbiamo chiarito le idee? Non ci resta che salutarci e lasciarci con una lista di modelli meccanici, consigliando di consultare Amazon CLICCANDO QUI.

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Come funzionano gli orologi meccanici? Curiosità e utili consigli
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Come funzionano gli orologi meccanici? Curiosità e utili consigli
Descrizione
Curiosità e utili consigli per comprendere come funzionano gli orologi meccanici e le loro caratteristiche.
Autore
Recensioniorologi.it

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