Nomos Glashütte e il calibro che estende la superficie

Imbarcarsi nell’impresa di costruire in casa un movimento meccanico, automatico o manuale che sia, non è certo una di quelle decisioni che le manifatture prendono a cuor leggero. Perché richiede ingenti risorse in termini di tempo e denaro.

Dai tre anni di lavoro in su, a seconda della complessità e almeno una manciata di milioni di euro. Facile capire, allora, come l’operazione in questione possa spostare i bilanci di un’azienda. Fare o meno tutto da sé è così una scelta soggettiva, alla base della quale influiscono un buon numero di fattori.

Nomos Swing- System sul nuovo calibro Duw 6101

L’assemblaggio del Nomos Swing- System sul nuovo calibro Duw 6101

I volumi di produzione, il know how, la fascia prezzo presidiata dalla marca, il suo blasone. A volte anche l’orgoglio. Nei primi mesi dello scorso anno Nomos Glashütte ha introdotto, all’interno della propria collezione, il nuovo calibro Duw 6101, un carica automatica di nuova generazione (neomatik) dotato, per di più, di un sistema di scappamento proprietario, il Nomos Swing-System.

Un ingegnoso sistema collega i movimenti «spalmati»

L’undicesimo movimento prodotto in casa dal 2005. Numero che può apparire come un’enormità, ma che va riconsiderato in rapporto alla reale dimensione di business di Nomos Glashütte, realtà di tutto rispetto che conta circa 300 impiegati e si attesta oggi a primo produttore orologiero tedesco. Che ha, insomma, le spalle decisamente larghe.

E soprattutto una grande attenzione per il prodotto, messa ancor più in risalto dal fatto che, i suddetti costosi movimenti, non vanno ad equipaggiare orologi da decine di migliaia di euro, ma modelli racchiusi, indicativamente, in un segmento prezzo che viaggia tra poco più di mille e poco meno di quattro mila euro.

Il calibro Duw 6101 è allora un perfetto amplificatore in grado di far comprendere l’attenzione ossessiva della marca per la qualità.

Un amplificatore della qualità

Calibro DUW 6101

Il suo concepimento, da parte del brand, è frutto dell’esigenza di base di ampliare il diametro di alcune collezioni e di dotarle, al tempo stesso, di un datario. Ma farlo nella maniera più sbrigativa, ossia ricorrendo a movimenti (peraltro già esistenti, come il Duw 5101) che sarebbero poi risultati sproporzionati per difetto all’interno della cassa, e di conseguenza con il datario non allineato sul perimetro del quadrante, per Nomos Glashütte sarebbe stato inconcepibile.

Nomos si è fatto così un Duw 6101 nuovo di pacca, peraltro extra piatto, 3,6 mm di spessore. Già che c’era, il brand non ha poi lesinato a spese, adottando un datario a dir poco raffinato. Avendo più superficie utile (15 ½ linee, 35,2 mm) e volendo limitare lo spessore, ne ha «spalmato» i componenti anziché sovrapporli.

Da una parte una ruota a stella a cinque punte, connessa al pignone della corona una volta estratta, consente un rapido cambio data, sia avanti e sia indietro.

Dall’altra un ingegnoso sistema formato da una leva a «C» dotata di becco, e da una camma di programmazione a triangolo con angoli smussati, ingaggia autonomamente il disco del datario in prossimità della mezzanotte. Riducendo a 45 minuti, prima e dopo le 24.00, quell’intervallo critico entro il quale è possibile far danno tentando un cambio data manuale.

Qui peraltro impossibile, per l’ulteriore presenza di una frizione pensata per disingaggiare il dispositivo in quel lasso di tempo.

Dettagli
Data Recensione
Nome Orologio
Calibro DUW 6101

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