La ceramica è ormai un materiale consueto nell’orologeria sportiva, molto meno quando deve seguire una cassa a doppia curvatura e proseguire in un bracciale integrato. Con le due referenze presentate ai Geneva Watch Days 2026, Bianchet porta questa costruzione su un tourbillon volante automatico alto 8,9 mm, in un segmento dove gli indipendenti si misurano ormai sul terreno dei grandi marchi.
UltraFino Tonneau Ceramic Deep Blue e White: cosa sono le due nuove referenze Bianchet
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:
Bianchet declina l’UltraFino Tonneau in ceramica high-tech su cassa e bracciale integrato, in due versioni: Deep Blue con accenti neri (referenza TNUFFTSKCMDB) e White con dettagli blu cobalto. Cassa da 40 x 47,5 mm e 8,9 mm di spessore, calibro di manifattura UT01 automatico a tourbillon volante alto 3,85 mm, 60 ore di autonomia. Collezione permanente, 72.500 franchi svizzeri tasse escluse per entrambe.
Ho provato direttamente questa referenza nella versione Deep Blue con bracciale in ceramica. Le valutazioni su vestibilità, finiture, sensazione tattile, leggibilità, corona, chiusura e lume derivano dall’esperienza con l’orologio. Dimensioni, specifiche del calibro e prestazioni dichiarate provengono invece dal produttore: la redazione non ha effettuato misurazioni strumentali né test cronometrici o di resistenza.
Dopo il titanio, il carbonio e lo zaffiro, la ceramica era il passaggio che mancava all’UltraFino Tonneau. Non è un dettaglio cromatico: significa portare un materiale durissimo e poco perdonante su una cassa curva a forma di botte e sull’intero bracciale integrato, una combinazione che nell’orologeria contemporanea resta rara. Bianchet la presenta ai Geneva Watch Days 2026 in due letture opposte, Deep Blue con accenti neri e Bianco con dettagli blu cobalto, mantenendo intatto il cuore del progetto: il calibro automatico a tourbillon volante UT01, sviluppato e rifinito a mano a La Chaux-de-Fonds. Ho avuto al polso la versione Deep Blue, quella che vedete nelle foto, montata sul bracciale in ceramica. Le domande a cui questa prova cerca di rispondere sono due: cosa cambia davvero quando un tonneau di questo tipo diventa ceramica, e cosa si guadagna — o si accetta — indossandolo tutti i giorni.
| Modello | Bianchet UltraFino Tonneau Ceramic |
| Referenza / Versioni | TNUFFTSKCMDB (Deep Blue) e versione White |
| Materiale cassa | Ceramica high-tech, bracciale integrato nello stesso materiale |
| Complicazione | Tourbillon volante 60 secondi, carica automatica |
| Disponibilità | Collezione permanente |
| Prezzo | 72.500 CHF tasse escluse (listino Italia non comunicato) |
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Ceramica su un tonneau curvo: perché è un problema industriale
Il punto di partenza non è la ceramica in sé, diventata ormai familiare nell’orologeria sportiva, ma il fatto che qui il materiale non si fermi alla cassa. Cassa e bracciale nascono dallo stesso corpo cromatico e proseguono senza interruzioni intorno al polso, in una forma che alterna curve continue e piani spigolosi. È una geometria che la ceramica normalmente evita: il settore la impiega volentieri su ghiere, casse rotonde e superfici semplici, molto meno su volumi a doppia curvatura e su maglie articolate che devono incastrarsi con tolleranze strette. La scelta cromatica segue la stessa logica costruttiva. Nella referenza blu che ho provato, la guarnizione in caucciù nero corre lungo il fianco come una linea di separazione tra i volumi, mentre il calibro trattato in PVD nero si legge come un blocco scuro sospeso dentro la cassa. La versione bianca — che ho visto dal vivo senza fotografarla — ribalta l’impostazione: la ponteria trattata in PVD blu cobalto emerge con un contrasto molto più netto contro il fondo chiaro, e il risultato appare decisamente più grafico e immediato. Due caratteri distinti, ottenuti senza modificare una sola linea del progetto.
La ragione per cui questa costruzione resta poco frequente sta nel modo in cui la ceramica arriva alla forma finale. Il pezzo viene stampato e poi sinterizzato ad alta temperatura, fase durante la quale ritira e acquisisce la durezza che lo rende praticamente immune ai graffi d’uso. Da quel momento il materiale non si lascia più correggere: non si lima, non si ripassa, non si recupera con una lucidatura come si farebbe con l’acciaio. Ogni operazione successiva — profilatura, bisellatura, satinatura, lucidatura — richiede utensili diamantati e asportazioni lente, e un errore su una superficie già sinterizzata non si sistema, si scarta. Su una cassa tonneau il problema si moltiplica, perché le superfici non sono piane: i fianchi si incurvano su due assi e i biselli lucidati devono mantenere uno spessore costante lungo un profilo che cambia continuamente direzione. Lo stesso vale per il bracciale, dove ogni maglia deve rispettare tolleranze compatibili con l’articolazione senza gioco. Il costo industriale di questa lavorazione, più del materiale in sé, è ciò che separa una ceramica ben eseguita da una ceramica soltanto colorata.
Dal vivo quel lavoro si legge senza bisogno di spiegazioni. La cassa non è una superficie uniforme: i piani ampi sono satinati e assorbono la luce restituendo un blu profondo e opaco, mentre i biselli lucidati la riflettono in modo netto, disegnando i bordi come linee luminose che seguono la curvatura. Basta ruotare il polso perché il rapporto tra le due finiture cambi completamente, e la stessa cassa passi da compatta e scura a molto più articolata. È un effetto che nelle fotografie di studio si perde in buona parte, perché l’illuminazione controllata appiattisce proprio quel contrasto. Il quadrante scheletrato lavora sullo stesso registro: il PVD nero della ponteria costruisce lo sfondo, e sopra di esso emergono i componenti lasciati a vista, le teste delle viti, i rubini e la ruota d’incastro dorata che affiora vicino al tourbillon. La tentazione, a questo prezzo, sarebbe stata usare la ceramica come blocco monocromatico. Qui accade il contrario: il colore è uno solo, ma le superfici lo modulano continuamente.
Come si comporta al polso
Le proporzioni dichiarate sono 40 mm di larghezza per 47,5 mm di lunghezza e 8,9 mm di spessore, e sono numeri che vanno letti tenendo conto della forma. Un tonneau non si comporta come una cassa rotonda di pari diametro: occupa più superficie in senso verticale, ma i fianchi si chiudono verso il basso seguendo la curvatura del braccio invece di appoggiarsi su di esso. Sul mio polso, che misura 17,5 cm, la calzata è tra le più convincenti che abbia provato in questa categoria. L’orologio non resta appoggiato sopra, si siede addosso: le anse, di fatto assenti perché il bracciale prosegue direttamente dalla cassa, eliminano il punto di rigidità che di solito determina l’ingombro percepito. Lo spessore contenuto fa il resto, e il profilo scivola sotto il polsino di una camicia senza opporre resistenza. È un comportamento raro per un tourbillon automatico, categoria che in genere chiede di adattarsi al proprio ingombro piuttosto che adattarvisi.
La differenza più difficile da comunicare è quella tattile, ed è anche quella che mi ha colpito maggiormente. La ceramica non si comporta come l’acciaio a contatto con la pelle: alla presa risulta più asciutta e più scorrevole, priva di quella sensazione metallica leggermente fredda e un po’ “appiccicosa” che l’acciaio restituisce nei primi secondi. Le superfici satinate hanno una grana finissima che si percepisce sotto i polpastrelli senza essere ruvida, mentre i biselli lucidati scorrono via lisci, quasi vetrosi. Anche il bracciale contribuisce a questa impressione: le maglie si muovono l’una sull’altra con un contatto silenzioso, senza il tintinnio tipico dell’acciaio, e appoggiano sul polso in modo uniforme. A questo si somma il peso, o meglio la sua assenza: dopo qualche minuto la presenza dell’orologio si avverte più per l’ingombro visivo che per la massa. Non ho pesato l’esemplare e Bianchet non dichiara il peso complessivo di questa configurazione, ma la sensazione è quella di un oggetto molto più leggero di quanto la sua dimensione lasci supporre.
Il bracciale conferma l’impressione generale anche sul piano della solidità. L’articolazione delle maglie è precisa, senza giochi avvertibili quando si solleva l’orologio tenendolo per un capo, e la chiusura déployante si aggancia con uno scatto asciutto. È però una déployante essenziale, priva di sistemi di micro-regolazione: su un bracciale in ceramica, dove le maglie si aggiungono o si tolgono a incrementi fissi e il materiale non consente adattamenti, un dispositivo di aggiustamento fine avrebbe avuto senso, soprattutto considerando quanto il polso vari di circonferenza tra inverno ed estate. Chi compra a questo livello lo farà comunque dimensionare in boutique, ma resta un margine di raffinatezza lasciato sul tavolo. La corona, anch’essa in ceramica e incisa con il monogramma della Maison, è una soluzione tutt’altro che scontata da realizzare in questo materiale e funziona bene: la zigrinatura offre presa sufficiente e le operazioni di carica e regolazione avvengono senza durezze o impuntamenti. Nella confezione è previsto anche un cinturino in caucciù vulcanizzato con fibbia déployante in titanio e sistema quick-release — nero per la referenza blu, blu cobalto per quella bianca — che non ho avuto modo di montare durante la prova.
Resta il tema della leggibilità, che su un quadrante interamente aperto non è mai scontata. Qui la lettura funziona meglio di quanto le fotografie lascino intuire, e il merito va alla gerarchia dei contrasti: gli indici applicati bianchi e le lancette a bastone rodiate sono gli unici elementi chiari sopra una ponteria scura, e l’occhio li isola immediatamente dal fondo meccanico. La scala dei minuti stampata sul perimetro interno chiude il quadro e impedisce che lo sguardo si perda tra ruote e ponti. Il limite arriva quando alle spalle del quadrante c’è una fonte luminosa: la trasparenza del movimento lascia passare la luce e il contrasto si riduce, costringendo a un piccolo movimento del polso. È il compromesso strutturale di qualsiasi scheletrato integrale, non un difetto specifico di questa referenza. Il lume merita invece una nota a parte, perché è uno degli aspetti che mi ha convinto di più: al buio indici e lancette si accendono in modo pulito e ben distribuito, e il risultato è scenografico proprio perché galleggia sopra una meccanica che sparisce nell’oscurità. Nel complesso, l’attenzione finisce comunque sul tourbillon volante a ore 6, che ruota in piena vista e rappresenta il vero centro di gravità visivo del progetto.
Il calibro UT01: cosa c’è dietro i 3,85 mm
Lo spessore complessivo dell’orologio non sarebbe possibile senza un movimento costruito fin dall’origine per stare basso. L’UT01 è un automatico a tourbillon volante alto 3,85 mm, con architettura di platina e ponti in titanio grado 5, e ogni scelta progettuale risponde alla stessa priorità. Il bariletto è sospeso e integra il cricco direttamente nel tamburo, eliminando una sovrapposizione di componenti; il treno del tempo è disposto lateralmente per liberare l’area centrale e lasciare spazio all’organo regolatore; nello scappamento, forchetta e àncora sono state fuse in un unico pezzo, con la gabbia del tourbillon che si ferma a 2,66 mm di altezza. La carica automatica passa da una trasmissione angolare a dentatura frontale, unidirezionale e con ruote anti-inversione, soluzione che riduce il numero di piani sovrapposti rispetto a un sistema bidirezionale convenzionale. Il calibro conta 225 componenti e 29 rubini e batte a 3 Hz, ovvero 21.600 alternanze/ora. In un contesto simile la frequenza contenuta non è un compromesso al ribasso: una frequenza più alta chiederebbe più energia, un bilanciere diverso e margini di spessore che qui semplicemente non esistono.
La parte interessante è che a questa ricerca di sottigliezza non corrisponda una rinuncia sul piano pratico. L’autonomia dichiarata è di 60 ore, con tolleranza indicata dalla Maison in un 5 per cento, e la resistenza agli urti è certificata fino a 5.000 G: un valore dichiarato che va letto come scelta di posizionamento, perché colloca un tourbillon volante ultrapiatto in un territorio d’uso normalmente riservato a orologi ben più robusti. L’impermeabilità si ferma a 5 ATM, sufficiente per la quotidianità ma non per un utilizzo in acqua, coerentemente con la natura dell’oggetto. Sul versante della finitura, Bianchet indica circa trenta ore di anglage manuale per ogni calibro, e dal vivo gli spigoli dei ponti scheletrati restituiscono effettivamente quella linea luminosa continua che distingue una bisellatura eseguita a mano da una fresata. Il rotore centrale in oro rosa 18 carati, disegnato secondo la sezione aurea che struttura tutto il progetto, resta visibile dal fondello in zaffiro. È qui che il progetto mostra la sua coerenza: un esterno in materiale industriale avanzato che protegge un interno lavorato secondo criteri tradizionali, senza che le due cose si contraddicano.
Prezzo, alternative e giudizio finale
Il listino è di 72.500 franchi svizzeri tasse escluse, identico per la referenza blu e per quella bianca, ed è una scelta significativa: la lavorazione della ceramica bianca è notoriamente più delicata sul fronte dell’uniformità cromatica, e allineare i due prezzi sposta la decisione su un piano puramente estetico. Vale la pena notare che entrambe fanno parte della collezione permanente, non di una serie limitata, il che colloca questa versione come evoluzione stabile del progetto e non come esercizio celebrativo. All’interno della collezione UltraFino il posizionamento è comprensibile: il tonneau in titanio grado 5 resta la porta d’ingresso, il carbonio propone la leggerezza estrema, lo zaffiro l’esibizione tecnica pura, e la ceramica si prende il ruolo di versione più portabile e più resistente all’uso quotidiano. La garanzia internazionale è di cinque anni e l’autenticità dell’esemplare viene registrata su blockchain pubblica, dettaglio che nel segmento degli indipendenti contemporanei inizia a contare sul mercato secondario. Il prezzo per l’Italia non è pubblicato: va richiesto al rivenditore, e alla cifra svizzera andranno aggiunte le imposte locali.
Il confronto più immediato è con il Bulgari Octo Finissimo Tourbillon Automatic, che gioca sullo stesso terreno dell’ultrapiatto con bracciale integrato e che in ceramica ha costruito una parte importante della propria identità. La differenza sostanziale sta nell’approccio: Bulgari lavora per sottrazione, con un quadrante chiuso e una geometria rigorosamente ortogonale, mentre qui tutto è esposto e la forma è curva e scultorea. Chi cerca discrezione sceglierà il primo; chi vuole che la meccanica sia il quadrante sceglierà il secondo. Sul fronte opposto, un tonneau scheletrato di matrice più spettacolare — il territorio presidiato da Richard Mille e, su scala diversa, da Cvstos o Franck Muller — offre una presenza scenica superiore ma quasi sempre a costo di spessore, peso e, nel primo caso, di un listino su un altro ordine di grandezza. La collocazione di Bianchet è nello spazio intermedio: forma tonneau dichiaratamente contemporanea, ma proporzioni da orologio che si può portare tutti i giorni. Chi invece è disposto a rinunciare alla forma a botte troverà nell’UltraFino Rotondo lo stesso impianto tecnico in una cassa rotonda da 39,5 mm e a un listino inferiore, con una versatilità superiore e un carattere meno riconoscibile.
Alla fine della prova, ciò che resta non è il tourbillon, è come lo si sente al polso. Mi aspettavo un orologio da ammirare più che da indossare, e ho trovato il contrario: un tonneau che si appoggia sul polso senza chiedere niente, con una qualità tattile che l’acciaio non riesce a restituire e una lavorazione della ceramica che regge l’esame ravvicinato proprio dove sarebbe più facile sbagliare, sui biselli e sulle maglie. Convince meno la déployante, essenziale rispetto al resto dell’esecuzione, e va messo in conto il limite strutturale di questo materiale: resiste ai graffi meglio di qualsiasi metallo, ma un urto violento su uno spigolo non si lucida via, si sostituisce. È un orologio per chi considera la forma tonneau una scelta e non un ripiego, vuole meccanica alta senza rinunciare a portarla in ufficio, e apprezza il fatto che un indipendente costruisca un movimento simile in casa. Chi cerca discrezione, valore di rivendita consolidato o un segnatempo da trattare senza troppe attenzioni guarderà altrove, e farà bene. Sul rapporto tra prezzo e contenuto il giudizio è positivo: 72.500 franchi restano una cifra importante, ma per un tourbillon volante automatico con trenta ore di finitura a mano, cassa e bracciale integrali in ceramica e 8,9 mm di spessore, il confronto con la concorrenza di pari complicazione non è affatto sfavorevole.
Scheda tecnica e dati principali
| Referenza | TNUFFTSKCMDB (Deep Blue) / versione White |
| Cassa | Ceramica high-tech, forma tonneau, guarnizione in caucciù, superfici satinate e biselli lucidati |
| Dimensioni | 40 mm (L) x 47,5 mm x 8,9 mm di spessore |
| Vetro | Zaffiro sul fronte e sul fondello |
| Quadrante | Interamente scheletrato, indici applicati e lancette luminescenti |
| Impermeabilità | 5 ATM (50 metri) |
| Movimento | Calibro di manifattura UT01, automatico, carica unidirezionale |
| Complicazione | Tourbillon volante 60 secondi a ore 6, gabbia da 2,66 mm |
| Architettura | Platina e ponti in titanio grado 5, bariletto sospeso, spessore 3,85 mm |
| Trattamento calibro | PVD nero (Deep Blue) / PVD blu cobalto (White) |
| Frequenza | 3 Hz (21.600 alternanze/ora) |
| Autonomia | 60 ore (+/- 5%) |
| Componenti / rubini | 225 / 29, rotore centrale in oro rosa 18k, circa 30 ore di anglage manuale |
| Resistenza agli urti | Fino a 5.000 G (dato dichiarato) |
| Bracciale e cinturino | Bracciale integrato in ceramica con déployante; in dotazione cinturino in caucciù vulcanizzato con fibbia in titanio e quick-release |
| Edizione, prezzo e garanzia | Collezione permanente – 72.500 CHF tasse escluse – garanzia internazionale 5 anni |
FAQ – Domande frequenti
La ceramica si graffia o si scheggia?
Nell’uso normale non si graffia in modo apprezzabile, perché la durezza del materiale sinterizzato è molto superiore a quella dell’acciaio. Il rovescio della medaglia è la fragilità a fronte di urti puntuali violenti, che possono provocare una scheggiatura non recuperabile con la lucidatura.
Il bracciale in ceramica si può accorciare?
Sì, agendo sulle maglie, ma con incrementi fissi e senza regolazioni intermedie, dato che la chiusura non dispone di micro-regolazione. Conviene far dimensionare l’orologio direttamente in boutique.
Su quale polso veste bene?
Sul mio polso da 17,5 cm la calzata è risultata ottima, grazie ai fianchi curvi e all’assenza di anse. Le dimensioni dichiarate dal produttore sono 40 x 47,5 mm: sotto i 16 cm la forma tonneau tenderà comunque a occupare buona parte della superficie.
Si può usare in acqua?
I 5 ATM dichiarati coprono pioggia, lavaggio delle mani e schizzi accidentali, non nuoto, doccia o immersioni. È una scelta coerente con la natura del progetto, non un difetto di costruzione.
Quanto pesa?
Bianchet non dichiara il peso complessivo di questa configurazione e la redazione non ha effettuato pesate. Al polso la sensazione è di notevole leggerezza rispetto alle dimensioni, favorita dal calibro in titanio e dalla densità contenuta della ceramica.
Meglio la versione blu o quella bianca?
Il prezzo è identico, quindi la decisione è solo estetica. La Deep Blue risulta più sobria e compatta alla vista, la White è nettamente più grafica per via del contrasto tra ceramica chiara e calibro in PVD blu cobalto.
Nota di trasparenza
La prova è stata effettuata sulla referenza Deep Blue montata sul bracciale in ceramica. La versione bianca è stata osservata dal vivo ma non indossata, e il cinturino in caucciù in dotazione non è stato provato. Tutte le misure riportate — dimensioni della cassa, spessore del calibro, altezza della gabbia, frequenza, riserva di carica, resistenza agli urti e impermeabilità — sono dati dichiarati da Bianchet e non rilevati strumentalmente in redazione. Il peso di circa 8 grammi del calibro UT01, citato da diverse testate internazionali, non compare nella documentazione ufficiale della Maison e va considerato indicativo. Il prezzo di 72.500 franchi svizzeri è al netto delle imposte: il listino per il mercato italiano non è stato pubblicato e va richiesto al rivenditore.








