Blancpain Lady B: una sfera da 19 mm con un calibro automatico dentro

La collezione Ladybird compie settant’anni proprio mentre gli orologi da donna di piccolo formato sono tornati al centro dell’attenzione del mercato. Blancpain sceglie questo momento per presentare il Lady B e per portare in tour, tra settembre e novembre, decine di pezzi storici dei suoi archivi: un contesto che rende la novità più leggibile di una semplice referenza in più a catalogo.

Dal Ladybird Bullet del 1956 al Lady B: cosa Blancpain ha tenuto e cosa ha cambiato

Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:

Il Blancpain Ladybird Lady B (ref. 0064 1142 in acciaio, 0064 3642 in oro rosso 18 carati) è un orologio da donna con cassa sferica di 19 mm di diametro per 14,9 mm di altezza, animato dal calibro automatico di manifattura 615 con 38 ore di riserva di carica. Costa 11.360 euro in acciaio e 17.350 euro in oro rosso, non è un’edizione limitata ed è in vendita dal 17 settembre 2026 con un cinturino in vitello a doppio giro intercambiabile, proposto in sei colori. Lo distinguono la costruzione senza anse, con il cinturino che attraversa direttamente la cassa, e l’assenza di pietre e madreperla.

Blancpain Ladybird Lady B

Blancpain presenta il Lady B, un orologio da donna con cassa sferica di 19 mm di diametro e un volume di 2,9 cm³, mosso dal calibro automatico di manifattura 615. Arriva in due versioni, acciaio a 11.360 euro e oro rosso 18 carati a 17.350 euro, entra in modo permanente nella collezione Ladybird ed è disponibile dal 17 settembre 2026 nelle boutique e presso i rivenditori autorizzati. Il settantesimo anniversario del Ladybird è l’occasione, non la notizia. La notizia è il formato: gli orologi piccoli sono tornati sui polsi e il mercato li affida quasi sempre al quarzo, mentre Blancpain sceglie di chiudere un movimento meccanico a carica automatica in un oggetto poco più grande di una nocciola.

Nome modello c
Referenza / Edizione 0064 1142 (acciaio) / 0064 3642 (oro rosso), più codice colore cinturino
Materiale cassa Acciaio oppure oro rosso 18 carati
Funzione o complicazione principale Ore e minuti, calibro automatico 615 in cassa sferica da 19 mm
Edizione / Disponibilità Collezione permanente, dal 17 settembre 2026
Prezzo 11.360 euro (acciaio) / 17.350 euro (oro rosso)

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Il modo più utile per leggere questo orologio è partire dalla parola che Blancpain usa al posto di “diametro”: volume. Un orologio tradizionale si descrive in larghezza; il Lady B è pensato come un solido, con un’altezza pari a quasi quattro quinti del diametro, e questo condiziona l’intero progetto, dal vetro al cinturino. Non è una riedizione del Ladybird Bullet del 1956, del quale non riprende le linee, ma la ripresa di un’idea nata allora: portare un movimento meccanico di manifattura in un oggetto che si indossa come un gioiello. La “B” del nome rimanda a Betty Fiechter, la donna che volle quel primo Ladybird, e il fatto che l’omaggio sia un modello di collezione, non un’edizione numerata, dice molto sul tono dell’operazione. A mio avviso il confronto più istruttivo non è con il modello storico, ma con il Ladybird Ultraplate che Blancpain ha già in catalogo: stesso calibro, architettura opposta. È lì che si capisce cosa la manifattura ha davvero costruito.

Una sfera progettata sul volume, non sul diametro

Blancpain Ladybird Lady B

La cassa è alta 14,9 mm secondo la scheda ufficiale sul sito Blancpain, un valore che su un orologio convenzionale farebbe pensare a un cronografo e che qui descrive invece una sfera quasi completa. Per accogliere il movimento la struttura è divisa in due metà, superiore e inferiore, con il fondello leggermente più stretto della lunetta in modo da sparire quando l’orologio è osservato dall’alto; la linea di giunzione viene nascosta dal gioco dei volumi e da una lucidatura continua, che su una superficie curva così ridotta è il passaggio produttivo più delicato. Non ci sono anse: il cinturino attraversa direttamente la cassa attraverso un passante ricavato nel metallo, un elemento monoblocco di 10 × 1,6 mm con cuscinetti a sfera all’interno, perché la pelle scorra senza attrito, e spigoli smussati a mano. Blancpain dichiara oltre trenta disegni tecnici per arrivare a questa forma, chiusa da un vetro zaffiro e impermeabile a 3 bar. Il dato sulla tenuta va letto per quello che è: adatto a pioggia e lavaggio delle mani, non al nuoto, e coerente con un oggetto nato come gioiello meccanico e non come strumento. La complessità di questo orologio sta tutta nell’involucro, non in ciò che indica.

Blancpain Ladybird Lady B

Le finiture seguono una sequenza insolita: superfici lucide, satinate e microsabbiate vengono eseguite una dopo l’altra sull’orologio già assemblato, proteggendo ogni zona prima di lavorare la successiva, e le incisioni non sono affidate al solo laser ma a una fresatrice meccanica per ottenere profondità e nitidezza. Il quadrante è identico nelle due versioni: un beige opalino ottenuto con un intarsio dorato, senza pietre e senza madreperla, con due lancette essenziali e il logo Blancpain. Gli indici applicati sono in oro, rosso sulla versione in oro rosso e grigio su quella in acciaio, satinati sulla faccia superiore e sui fianchi, e misurano 1,82 × 0,39 mm: è la cifra che rende l’idea del livello di miniaturizzazione raggiunto anche nei componenti secondari. Il rehaut, lucidato a specchio, prolunga visivamente le curve della cassa verso l’interno, mentre la corona porta le iniziali “JB”, l’emblema storico della manifattura. In una collezione dove i Ladybird attuali affidano il loro fascino a lunette di diamanti e quadranti in madreperla, il Lady B fa la scelta opposta: sposta il valore dalla superficie alla costruzione e chiede a chi guarda di riconoscere le lavorazioni invece delle pietre.

Blancpain Ladybird Lady B

Il Ladybird Bullet del 1956, primo modello della collezione, aveva una caratteristica che lo distingueva da tutto il resto: il cinturino passava attraverso una fessura sul retro dell’orologio e si sostituiva in pochi secondi. È l’elemento che il Lady B eredita nel modo più letterale, tradotto nel passante integrato che libera la cassa da qualsiasi attacco visibile. Resta anche il principio di fondo, un movimento meccanico di dimensioni minime chiuso in un oggetto da portare come un ornamento, e resta la forma organica figlia degli anni Cinquanta, l’epoca in cui l’Atomium di Bruxelles e la Tulip Chair di Saarinen fecero della curva un linguaggio comune a design, architettura e moda. Cambia invece il modo in cui quel principio viene messo in pratica. L’orologio storico era a carica manuale ed esisteva anche in una variante con corona nascosta sul fondello, pensata per lasciare i fianchi della cassa liberi ai gioiellieri; il nuovo modello è automatico e, nelle immagini ufficiali, mostra una corona tradizionale a ore 3, la stessa impostazione del calibro con cui il Ladybird debuttò. Blancpain non ha ridisegnato il Bullet in scala: ha isolato le idee che lo rendevano diverso e le ha ricostruite attorno a un movimento contemporaneo.

Calibro 615: un movimento del 1995 in un’architettura nuova

Blancpain Ladybird Lady B

Il calibro di manifattura 615 misura 15,70 mm di diametro per 3,90 mm di spessore, riunisce 180 componenti e 29 rubini, oscilla a 3 Hz (21.600 alternanze all’ora) e garantisce 38 ore di riserva di carica. Ha una spirale in silicio, ponti decorati con Côtes de Genève e, sul sito ufficiale, la dicitura “movimento protetto”, riferita a un sistema che tutela il meccanismo durante la messa all’ora. Non è un motore nuovo: nasce nel 1995, ha ricevuto aggiornamenti progressivi nei trent’anni successivi ed è lo stesso che Blancpain monta già nel Ladybird Ultraplate, un orologio di 21,5 mm di diametro e 8,2 mm di spessore con fondello a vista. È proprio questo confronto interno a raccontare cosa è stato fatto: attorno allo stesso calibro, il Lady B toglie 2,5 mm alla larghezza e quasi raddoppia l’altezza, rinuncia al vetro sul retro e affida la massa oscillante a un fondello la cui geometria è stata disegnata sulla sua traiettoria. Questa autonomia va letta senza scorciatoie: copre una giornata e la notte successiva, non un fine settimana lasciato nel cassetto, e per un orologio indossato a giorni alterni significa rimettere l’ora con una certa frequenza. Trovo ragionevole la scelta di non sviluppare un calibro dedicato: un movimento collaudato da tre decenni è la base più sensata per un modello destinato a restare in collezione.

La miniaturizzazione, in casa Blancpain, non è un argomento recuperato per l’occasione. Il calibro R52/R55 che animava il primo Ladybird misurava 11,85 mm di diametro per 3,7 mm di spessore ed era, a detta della manifattura, il più piccolo movimento meccanico rotondo mai prodotto in serie, un primato che nessuno ha ancora tolto. Per arrivarci Villeret adottò due soluzioni non ovvie: una quinta ruota nel rouage, dove i movimenti convenzionali ne hanno quattro, per controllare la forza trasmessa allo scappamento e contenere l’ingombro, e un dispositivo antiurto per il bilanciere, che i micro-calibri dell’epoca in genere omettevano a scapito della robustezza. Il risultato contava 133 componenti lavorati con tolleranze di mezzo millesimo di millimetro e fu abbastanza convincente da essere adottato anche da Omega e Longines per le proprie creazioni. Vale una precisazione: il più piccolo movimento meccanico in assoluto resta il calibro 101 di Jaeger-LeCoultre, del 1929, ma è rettangolare, a carica manuale e riservato a pezzi di alta gioielleria; il primato Blancpain riguarda la forma rotonda e la produzione in serie. È questa storia, insieme alla regola di non aver mai prodotto un orologio al quarzo, nemmeno durante la crisi degli anni Settanta, a spiegare perché un Lady B meccanico non sia un’anomalia ma una conseguenza.

B come Betty: la storia dietro la lettera

Blancpain Ladybird Lady B

Betty Fiechter entrò in Blancpain nel 1912, a sedici anni, come apprendista a Villeret. Vent’anni dopo, alla morte improvvisa di Frédéric-Émile Blancpain, ultimo dirigente della settima generazione della famiglia fondatrice, nessun erede volle prendere in mano l’azienda: lei e il direttore commerciale André Léal si indebitarono con diversi finanziatori per riacquistarla. Poiché la legge svizzera non consentiva più di usare il solo nome Blancpain senza un membro della famiglia alla guida, la manifattura fu ribattezzata Rayville, anagramma fonetico di Villeret. Con la scomparsa di Léal nel 1939 restò sola al comando, tra la Depressione e la guerra, responsabile di oltre duecento collaboratori e di una produzione che forniva movimenti anche a grandi case americane; Blancpain la indica come la prima donna a dirigere una manifattura orologiera svizzera, in un Paese dove le donne avrebbero votato solo dal 1971. La sua convinzione più caratterizzante fu che l’orologio femminile meritasse la stessa integrità meccanica di qualsiasi altro, e ne fece una specialità identitaria dell’azienda. Nel 1950 affiancò a sé il nipote Jean-Jacques Fiechter, e da quella coppia nacquero nel giro di tre anni il Fifty Fathoms, nel 1953, e il Ladybird, nel 1956; si ritirò nel 1968. Letta così, la lettera nel nome dell’orologio smette di essere un vezzo: identifica la persona che per prima decise che un orologio da donna dovesse battere.

Referenze, cinturini, prezzo e disponibilità

Blancpain Ladybird Lady B

Le referenze sono due, 0064 1142 per l’acciaio e 0064 3642 per l’oro rosso, seguite da un codice che identifica il colore del cinturino: B24 blu, I07 beige, D01 bianco, M03 viola, E17 moka e C05 bordeaux. Sono i sei colori presenti oggi sul sito ufficiale; il comunicato ne annuncia un settimo, rosso corallo, che al momento non compare a catalogo. Il cinturino è in vitello a doppio giro, largo quanto il passante, chiuso da una fibbia ad ardiglione, e Blancpain lo classifica come intercambiabile, sostituibile senza attrezzi. È un dettaglio più importante di quanto sembri: in un orologio senza anse, il cinturino è l’unico elemento che ne cambia il carattere, e il doppio giro lo avvicina più a un bracciale che a un orologio nel senso classico. Chi ne compra uno, in pratica, compra la sfera e sceglie poi come vestirla.

Sul prezzo il quadro è chiaro nella lettura, meno nelle alternative. In acciaio il Lady B diventa la porta d’ingresso più bassa alla collezione Ladybird, i cui Ultraplate sono proposti in oro con lunetta di diamanti a listini sensibilmente superiori; in oro rosso la distanza da quei modelli si riduce fino quasi ad annullarsi, stando ai listini pubblicati dai rivenditori, e la scelta diventa di stile più che di budget. Il differenziale tra le due versioni del Lady B, circa 6.000 euro, è il costo del metallo prezioso in un oggetto dove il metallo è quasi tutto ciò che si vede. Fuori da Blancpain il confronto più diretto per dimensioni è il Cartier Baignoire Mini, largo 18,7 mm, che monta un movimento al quarzo, come al quarzo sono i Serpenti Tubogas di Bulgari e gran parte delle proposte da gioielleria di questo formato: un automatico di manifattura sotto i 20 mm, oggi, non ha praticamente rivali dirette. Il Lady B guadagna terreno proprio lì, e su un prezzo d’ingresso che lo colloca nella parte bassa del listino Blancpain. Lo perde su ciò che non offre: nessun secondo, nessuna data, una tenuta all’acqua limitata, un’autonomia da rinnovare spesso e un fondello che nasconde il calibro. Sono limiti da conoscere prima, non difetti nascosti: il progetto li accetta in cambio delle dimensioni.

Confronto rapido con le alternative citate

Blancpain Lady B Blancpain Ladybird Ultraplate Cartier Baignoire Mini
Cassa 19 × 14,9 mm, sferica, senza anse, fondello chiuso 21,5 × 8,2 mm, rotonda, fondello in zaffiro 18,7 × 24,6 × 7,2 mm, ovale
Movimento Automatico, calibro 615 Automatico, calibro 615 Quarzo
Materiali Acciaio o oro rosso, senza pietre Oro, lunetta di diamanti, quadrante in madreperla Oro, con o senza diamanti secondo la versione
Prezzo 11.360 € / 17.350 € Non verificato su listino ufficiale Non verificato su listino ufficiale
Differenza principale Meccanica automatica sotto i 20 mm Profilo sottile e movimento a vista Forma storica Cartier, nessuna meccanica

Blancpain accompagna il lancio con una mostra itinerante che riunisce per la prima volta quasi trenta creazioni storiche del Ladybird conservate in archivio, dagli orologi-bracciale ai pendenti e agli anelli con movimento: dopo New York, la rassegna tocca Shanghai fino al 27 settembre, poi Parigi dal 15 al 24 ottobre, Tokyo dal 17 al 25 ottobre e Seul dall’11 al 15 novembre, con altre tappe annunciate per il 2027. È il contesto in cui va letto il Lady B: non un singolo omaggio, ma l’apertura di quello che la manifattura chiama un nuovo capitolo della collezione. Una formula del genere, per un modello permanente e così essenziale, lascia pensare a varianti future sulla stessa architettura, incastonate o in altri materiali; è una mia deduzione, non un annuncio. Quel che è già certo è la direzione: dopo anni in cui il Ladybird ha parlato soprattutto la lingua della gioielleria, Blancpain torna a fargli parlare quella della meccanica, che è la lingua in cui la collezione era nata.

Scheda tecnica e dati principali

Modello / referenze Blancpain Ladybird Lady B, ref. 0064 1142 (acciaio) e 0064 3642 (oro rosso 18K)
Cassa Sferica, in due parti, senza anse, passante cinturino integrato
Diametro 19,00 mm
Spessore 14,90 mm (sito ufficiale); il comunicato stampa indica 13,20 mm
Volume 2,9 cm³
Vetro / fondello Zaffiro / fondello chiuso
Impermeabilità 3 bar
Quadrante Opalino beige, indici a bastone applicati in oro (rosso o grigio), lancette ore e minuti
Movimento Calibro Manifattura 615, automatico, 15,70 × 3,90 mm
Componenti / rubini 180 / 29
Frequenza 3 Hz (21.600 alternanze/ora)
Riserva di carica 38 ore
Spirale / decorazione Silicio / Côtes de Genève
Cinturino Vitello doppio giro da 10 mm, fibbia ad ardiglione, intercambiabile, sei colori a catalogo (rosso corallo annunciato)
Edizione / disponibilità Collezione permanente, dal 17 settembre 2026 in boutique e rivenditori autorizzati
Prezzo 11.360 euro (acciaio) / 17.350 euro (oro rosso)

FAQ – Domande frequenti

Quanto costa il Blancpain Lady B in Italia?

Il listino ufficiale italiano indica 11.360 euro per la versione in acciaio (ref. 0064 1142) e 17.350 euro per quella in oro rosso 18 carati (ref. 0064 3642). Il sito Blancpain avverte che il prezzo può variare in base al tipo di chiusura del cinturino scelto.

Il Lady B è un’edizione limitata?

No. Fa parte della collezione permanente Ladybird ed è in vendita dal 17 settembre 2026 nelle boutique Blancpain e presso i rivenditori autorizzati, senza numerazione né tiratura prefissata.

Che differenze ci sono tra la versione in acciaio e quella in oro rosso?

Movimento, dimensioni, quadrante e cinturini sono gli stessi. Cambiano il metallo della cassa e il colore dell’oro degli indici, grigio sull’acciaio e rosso sull’oro rosso, con una differenza di prezzo di circa 6.000 euro.

Si può cambiare il cinturino da soli?

Sì. Blancpain classifica il cinturino come intercambiabile senza attrezzi, con sei colori a catalogo: blu, beige, bianco, viola, moka e bordeaux. Per l’acquisto di cinturini aggiuntivi il marchio rimanda alle proprie boutique.

È adatto all’uso quotidiano e al contatto con l’acqua?

L’impermeabilità dichiarata è di 3 bar: sufficiente per pioggia e schizzi, non per il nuoto. Il calibro automatico ha 38 ore di riserva di carica, quindi dopo circa un giorno e mezzo fermo va rimesso all’ora; indica solo ore e minuti, senza secondi né data.

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