Il cronografo quadrato di TAG Heuer è stato per ventisette anni il pilastro più riconoscibile e insieme il più conservativo del catalogo. Con la generazione presentata a Watches & Wonders 2026 la Maison chiude quel divario tecnico e ritira l’acciaio dalla collezione, una decisione che ridefinisce il posizionamento del modello e il suo pubblico di riferimento.
Monaco Chronograph 2026: cassa in titanio grado 5, calibro di manifattura e nuovo listino
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:
TAG Heuer rinnova il Monaco Chronograph con tre referenze: CDW2181.FC8360 con quadrante blu opalin, CDW2180.FC8360 con quadrante verde sunray e CDW2150.FC8360 con lunetta in oro rosa 18K 5N. La cassa passa interamente al titanio grado 5 e misura 39 mm di lato per 13,9 mm di spessore, con 22,5 mm fra le anse e 100 metri di impermeabilità. Il movimento è il calibro di manifattura TH20-11, automatico, a 4 Hz, con 80 ore di riserva di carica, cronografo al quarto di secondo e contatore dei 30 minuti. Prezzi: 9.300 euro per le due versioni in titanio integrale, 13.000 euro per il bicolore. Disponibilità da aprile 2026, collezione permanente, garanzia cinque anni.

Indice dei contenuti
- 1 Monaco Chronograph 2026: cassa in titanio grado 5, calibro di manifattura e nuovo listino
- 2 Cosa cambia davvero rispetto alla generazione precedente
- 3 Il quadrante blu Steve McQueen, riorganizzato
- 4 Calibro TH20-11: cosa porta davvero il movimento di manifattura
- 5 Al polso: comfort, cinturino e uso quotidiano
- 6 Prezzo, referenze e alternative
- 7 Pro e contro
- 8 Verdetto: per chi ha senso e per chi no
- 9 Scheda tecnica e dati principali
- 10 FAQ – Domande frequenti
Ci sono aggiornamenti che spostano un dettaglio e altri che chiudono un capitolo: questo appartiene alla seconda categoria. Con la referenza CDW2181.FC8360 il cronografo quadrato di La Chaux-de-Fonds abbandona l’acciaio — oggi assente dalla collezione — per una cassa interamente in titanio grado 5, e sostituisce la costruzione modulare che lo accompagnava da decenni con il calibro di manifattura TH20-11. Sono due decisioni che agiscono su piani diversi ma convergono sullo stesso obiettivo: rendere finalmente indossabile e tecnicamente coerente un orologio che per anni ha chiesto al proprietario di accettare qualche compromesso in cambio del suo profilo inconfondibile. Il prezzo di 9.300 euro colloca il modello su un gradino più alto rispetto al passato, e la domanda che mi interessa davvero non è se il quadrante blu sia ancora bello — lo è — ma se il pacchetto valga quella differenza. La mia risposta breve: sì, a patto di sapere che il titanio porta con sé un carattere diverso al polso, più leggero e meno “solido”, che non tutti gli affezionati alla vecchia versione accoglieranno allo stesso modo.
| Nome modello | TAG Heuer Monaco Chronograph |
| Referenza / Edizione | CDW2181.FC8360, quadrante blu opalin |
| Materiale cassa | Titanio grado 5, satinato, lucido e sabbiato |
| Complicazione principale | Cronografo bicompax al quarto di secondo, contatore 30 minuti |
| Edizione (numero esemplari) | Non limitata, collezione permanente |
| Prezzo | 9.300 € (Europa) |
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Cosa cambia davvero rispetto alla generazione precedente
Il punto meno visibile è quello che pesa di più. Fino a ieri il cronografo quadrato di TAG Heuer era rimasto l’unico pilastro della Maison costruito su un’architettura modulare: un movimento base di terze parti al quale veniva sovrapposto un modulo cronografico separato. È una soluzione legittima e diffusa, che porta però conseguenze concrete — spessore complessivo maggiore, pulsanti dalla corsa meno definita, catena di assistenza divisa fra due fornitori. Il TH20-11 ribalta l’impostazione: qui il cronografo nasce insieme al movimento, non gli viene aggiunto sopra. Deriva dal TH20-00 che la manifattura utilizza già su altri segnatempo della collezione, ed è stato riconfigurato appositamente per questo modello dopo diversi anni di sviluppo interno. Il nome stesso è una dichiarazione d’intenti, perché quel “11” finale rimanda al calibro che nel 1969 rese possibile l’orologio. Detto senza giri di parole: per la prima volta dal ritorno del modello in catalogo nel 1997, il contenuto tecnico è all’altezza del contenitore.
Archeologia progettuale: il ritorno alla referenza 1133
La cassa, invece, racconta un lavoro di archeologia progettuale. Il percorso è iniziato con il Monaco Split-Seconds Chronograph del 2024, quando in fabbrica hanno deciso di smettere di rielaborare la reinterpretazione del 1997 — che dell’originale conservava poco più della forma quadra — e di tornare direttamente alla referenza 1133. Da lì arrivano gli spigoli più netti, il cristallo zaffiro che si avvicina al quadrato perfetto invece di restare vagamente rettangolare, e soprattutto i fianchi che non scendono più a piombo ma si allargano con una curvatura leggera. Il fondello segue la stessa logica: la sezione centrale è più piccola e digrada verso i bordi, riprendendo una soluzione della prima serie che aveva una ragione ergonomica prima ancora che estetica. I numeri fotografano il risultato: 39 mm di lato, 13,9 mm di spessore, 22,5 mm fra le anse. Quest’ultima misura è la più interessante e la meno citata, perché su un quadrato l’ingombro reale non dipende dal diametro nominale ma da quanto la cassa si appoggia lungo il braccio — e 22,5 mm sono un valore contenuto, che spiega perché l’orologio resti sorprendentemente centrato anche su polsi di taglia media.
Titanio grado 5: cosa si guadagna e cosa si paga
Resta il materiale, ed è la scelta che divide di più. Il titanio grado 5 pesa all’incirca il 40% in meno dell’acciaio a parità di volume, e su una geometria quadrata questo conta doppio: gli angoli sono i punti in cui la cassa fa leva sul polso quando il braccio si muove, e togliere massa periferica riduce quell’oscillazione che sul modello precedente si avvertiva eccome. La lavorazione alterna satinatura, lucidatura e sabbiatura, un trattamento a tre finiture che serve anche a compensare il difetto estetico tipico della lega, cioè quella tonalità leggermente più cupa e opaca rispetto all’acciaio. Il rovescio della medaglia va detto con chiarezza: il grado 5 è più duro dell’acciaio ma la sua superficie segna in modo diverso, con micrograffi che sulle ampie campiture piatte di questa cassa si notano più che su un profilo tondo, e il ripristino di una finitura mista è meno banale di una semplice risatinatura. Chi arriva da un orologio in titanio sa già cosa aspettarsi; chi passa dall’acciaio dovrebbe considerarlo parte del prezzo del comfort guadagnato.
Il quadrante blu Steve McQueen, riorganizzato
Chi conosce a memoria il modello se ne accorge in due secondi: i contatori si sono scambiati di posto. Il totalizzatore dei 30 minuti sta ora a ore 3 e i secondi continui a ore 9, l’inverso di quanto accadeva sulla generazione uscente. Non è una scelta grafica ma la conseguenza diretta dell’architettura del nuovo calibro, che riprende la disposizione del progenitore del 1969 anche nella collocazione dei quadranti ausiliari. La finestrella della data resta a ore 6, inclinata per seguire l’asse dei sottoquadranti invece di tagliarlo perpendicolarmente — un dettaglio che sembra minuscolo e che invece è l’unico modo per non spezzare la simmetria di un quadrante bicompax dentro una cornice quadrata. I contatori guadagnano profondità e un bordo smussato che ne definisce il perimetro: sotto luce radente si leggono come due riquadri incassati, non come due dischi stampati. È il tipo di intervento che nelle immagini di lancio passa inosservato e che al polso cambia la percezione complessiva.
Blu opalin, lacca rossa e i limiti del lume
Sul piano cromatico il blu opalin resta il riferimento identitario della referenza indossata da Steve McQueen in Le Mans, con i due riquadri silver opalin a fare da contrasto e le lancette dei contatori laccate in nero. Gli indici applicati sono rodiati, sfaccettati, satinati e lucidati, quindi cambiano lettura a seconda dell’inclinazione del polso — una scelta più costosa della stampa e che qui ha senso, perché su un fondo scuro uniforme il rilievo è ciò che dà tridimensionalità. Il Super-LumiNova bianco copre lancette e indici; i riferimenti orari sulla scala dei minuti sono invece laccati in rosso, così come la lancetta centrale del cronografo. Da qui una nota pratica che conviene conoscere prima dell’acquisto: la laccatura rossa non è luminescente, quindi al buio si perdono i riferimenti sulla scala esterna e resta leggibile solo l’ora. Per un cronografo dall’anima corsaiola è una scelta più estetica che funzionale, coerente con l’originale ma da mettere in conto se si cerca leggibilità notturna assoluta.
La corona a ore 9, da vincolo tecnico a firma
Poi c’è la corona a ore 9, il tratto che più di ogni altro rende questo segnatempo riconoscibile a distanza. Nel 1969 non fu una decisione stilistica ma un vincolo: l’accoppiata fra base a micro-rotore e modulo cronografico obbligava a spostare l’organo di regolazione sul fianco sinistro, e la Maison trasformò quel limite in un messaggio — un orologio automatico non ha bisogno di essere caricato ogni mattina, quindi la corona può stare dove non dà fastidio. Se la storia del micro-rotore e dei calibri che lo adottano vi interessa, quella vicenda ne è probabilmente il capitolo più celebre. Il paradosso è che oggi quel vincolo non esiste più: il movimento integrato avrebbe permesso qualsiasi collocazione, e la posizione a sinistra è stata ingegnerizzata di proposito. Sul polso destro la differenza si sente, perché nulla preme contro il dorso della mano quando si piega il braccio. I pulsanti a ore 2 e 4 sono stati ridisegnati con un profilo sagomato che li integra meglio nel fianco, e sono in titanio come il resto della cassa: la corsa risulta più pulita rispetto a prima, ma su questo aspetto il merito va cercato sotto il quadrante più che nella forma dei pulsanti.
Calibro TH20-11: cosa porta davvero il movimento di manifattura
Le specifiche fissano il perimetro: automatico, 4 Hz di frequenza (28.800 alternanze/ora), 80 ore di riserva di carica, cronografo con precisione al quarto di secondo e totalizzatore dei 30 minuti. Il dato che cambia la vita quotidiana è l’autonomia, perché supera abbondantemente il fine settimana: chi ruota due o tre orologi non si ritrova più con la data da riportare indietro ogni lunedì. La frequenza a 4 Hz è lo standard moderno per un cronografo e consente appunto la lettura al quarto di secondo, ma il vero salto rispetto alla generazione modulare riguarda la struttura. Un movimento integrato progettato attorno alla funzione cronografica permette di controllare l’intera catena di trasmissione invece di innestare un meccanismo su un motore pensato per altro. In pratica si traduce in un innesto della lancetta centrale più netto alla pressione del pulsante, in una minore dispersione di energia quando il cronografo è in funzione e in un’assistenza che passa da un unico interlocutore. La garanzia di cinque anni, che accompagna il calibro, è la conferma commerciale di questa fiducia interna: non è un dettaglio da poco su un orologio di questa fascia.
C’è poi una dimensione che si apprezza solo negli anni. Un movimento proprietario significa ricambi gestiti direttamente dalla manifattura per l’intero ciclo di vita del prodotto, senza dipendere dalle politiche di fornitura di terzi: un aspetto che pesa sul costo e sui tempi di una revisione tra dieci o quindici anni, quando il modello sarà uscito di produzione. Sul mercato dell’usato la distinzione conta già oggi, perché fra due esemplari esteticamente simili il compratore informato sa riconoscere quale monta un calibro integrato. La scelta si inserisce del resto in una direzione che TAG Heuer persegue da tempo, dallo sviluppo della famiglia TH20 fino a soluzioni più sperimentali come la spirale in carbonio TH-Carbonspring. Il fondello in zaffiro, avvitato su una ghiera in titanio grado 5, lascia osservare il risultato: la finitura del calibro è curata con decorazione a strisce e massa oscillante scheletrata, un livello di presentazione che sulla generazione precedente sarebbe stato difficile giustificare. Non siamo dalle parti dell’alta orologeria e nessuno lo pretende, ma il rapporto fra quello che si vede e quello che si paga è finalmente allineato.
Al polso: comfort, cinturino e uso quotidiano
Il malinteso più comune riguarda le dimensioni. Un quadrato di 39 mm di lato non si indossa come un tondo di pari diametro: la superficie del quadrante è sensibilmente maggiore, perché mancano i quattro settori circolari che un cerchio taglia via, e l’impatto visivo si avvicina più a quello di un rotondo da 42 mm. È la ragione per cui questo orologio sembra sempre più grande di quanto dicano le specifiche. A bilanciare il conto interviene però la distanza contenuta fra le anse, che tiene la cassa raccolta al centro del polso invece di farla debordare, e soprattutto la leggerezza della lega. Anche lo spessore, ridotto rispetto al passato, aiuta a far scivolare il tutto sotto un polsino senza acrobazie — non è un orologio sottile, e sarebbe assurdo aspettarselo da un cronografo automatico, ma il profilo curvo dei fianchi ne maschera bene una parte. Il consiglio pratico resta lo stesso di sempre per le casse quadre: sotto i 16 centimetri di circonferenza conviene provarlo, perché la geometria perdona meno di un tondo e la differenza fra “deciso” ed “eccessivo” si gioca su pochi millimetri.
Il cinturino segue la tradizione racing del modello: vitello nero traforato, con i fori tondi che negli anni Sessanta servivano a far respirare il polso sotto i guanti da pilota e oggi restano una firma estetica. La chiusura è una fibbia déployante in titanio grado 5 con doppi pulsanti di sicurezza, satinata e lucidata come la cassa, ridisegnata per questa generazione. È un elemento che apprezzo più di quanto la scheda tecnica lasci intuire: su un orologio quadrato la déployante mantiene costante il diametro di chiusura e impedisce alla cassa di ruotare sul polso, cosa che con un ardiglione tradizionale accade con una certa facilità. Sul fronte della resistenza all’acqua siamo a 100 metri, un valore che per un cronografo di questo tipo copre senza problemi pioggia, doccia dimenticata e una nuotata occasionale, ma che va inteso nei limiti fisiologici di un cinturino in pelle: chi frequenta l’acqua con regolarità farà bene a mettere in conto una cinghia alternativa in caucciù o in tessuto. Nell’uso di tutti i giorni il carattere è quello di un orologio sportivo con vocazione urbana, più a suo agio sotto una giacca destrutturata che in contesti formali, dove la forma quadra e il rosso a contrasto restano una dichiarazione difficile da attenuare.
Prezzo, referenze e alternative
La cifra richiesta è la parte più discussa di questo lancio. Il posizionamento sale rispetto alla versione in acciaio uscita di listino, e chi guardava il modello come porta d’ingresso alle icone svizzere se ne accorgerà. Il conto però va fatto per intero: cambia il materiale della cassa, cambia l’intera architettura del movimento, cambia la copertura in garanzia. Un cronografo automatico con calibro integrato di manifattura, ruota dentata di comando visibile attraverso il fondello e cassa in titanio grado 5 raramente si trova sotto i diecimila euro, e nella maggior parte dei casi arriva da marchi con una riconoscibilità sul mercato dell’usato inferiore. Il vero termine di paragone non è il vecchio listino ma quello che oggi si porta a casa con la stessa somma. Le versioni in titanio integrale — blu e verde — condividono lo stesso prezzo, mentre il bicolore con oro rosa si colloca su un piano diverso, più vicino al gioiello meccanico che allo strumento sportivo.
Referenze e prezzi
| Referenza | Quadrante | Cassa e lunetta | Europa | Svizzera | USA | Regno Unito |
|---|---|---|---|---|---|---|
| CDW2181.FC8360 | Blu opalin | Titanio grado 5 | 9.300 € | 8.800 CHF | 9.350 USD | 7.900 GBP |
| CDW2180.FC8360 | Verde sunray laccato | Titanio grado 5 | 9.300 € | 8.800 CHF | 9.350 USD | 7.900 GBP |
| CDW2150.FC8360 | Nero opalin | Titanio grado 5 con lunetta in oro rosa 18K 5N | 13.000 € | 12.300 CHF | 13.050 USD | 11.000 GBP |
Tutte e tre fanno parte della collezione permanente, disponibili da aprile 2026.
Le due varianti sorelle meritano più di una nota a margine, perché non sono semplici cambi di colore. Il verde sunray laccato della CDW2180 ribalta il gioco dei contrasti: i contatori diventano neri opalin con lancette rodiate e indicazioni bianche, e la laccatura rossa sparisce del tutto, sostituita da una lancetta cronografica satinata e da una flangia con scala stampata in bianco. È la versione meno vincolata all’immaginario delle corse, quella che riesce a passare sotto un polsino senza annunciarsi, e a mio avviso la scelta più interessante per chi vuole la forma senza la citazione cinematografica. La CDW2150 gioca invece un’altra partita: quadrante nero opalin, cassa in titanio satinato e lucido, ma lunetta, corona, pulsanti, indici e lancette in oro rosa 18K 5N. Non è una placcatura sul solo profilo esterno, è oro massiccio sugli elementi a vista, e la differenza di listino trova lì la sua spiegazione. Il fondello resta in titanio grado 5 su tutte e tre, così come il cinturino traforato e la chiusura déployante. Chi cerca il contrasto caldo su fondo scuro troverà nel bicolore l’interpretazione più elegante della collezione; chi ragiona in termini di coerenza materica tenderà a preferire il titanio integrale, dove nulla stona con la vocazione sportiva del progetto.
Nella stessa fascia le alternative non mancano, ma nessuna offre lo stesso pacchetto. Restando in casa, il Carrera Chronograph monta un calibro della medesima famiglia con un posizionamento di listino più contenuto, e per molti resta la scelta più razionale: cassa tonda, leggibilità superiore, versatilità che il quadrato non può eguagliare. Chi punta invece sul contenuto tecnico puro trova nello Zenith Chronomaster in titanio una frequenza di 5 Hz e una lettura al decimo di secondo, con una tradizione di cronografi integrati che precede di poco quella di questo modello. L’Omega Speedmaster Professional gioca su tutt’altro registro, manuale e senza data, ma occupa la stessa casella mentale del cronografo iconico da comprare una volta sola. Il punto è che nessuno di questi tre è riconoscibile a tre metri di distanza come lo è un quadrato blu con la corona a sinistra. Chi arriva qui non sta cercando il cronografo più efficiente della fascia — se fosse quello il criterio, la scelta cadrebbe altrove — ma un oggetto con una fisionomia propria, sostenuta oggi da una meccanica che finalmente non chiede scuse. Se vuoi allargare il confronto, il quadro completo è nella nostra selezione dei migliori cronografi.
Pro e contro
Punti di forza
- Calibro integrato di manifattura al posto della costruzione modulare: innesto più netto, assistenza da un unico interlocutore, garanzia estesa a cinque anni.
- Autonomia di 80 ore, sufficiente a coprire una pausa di due giorni senza rimettere data e ora.
- Titanio grado 5 su una geometria quadrata: riduce l’oscillazione agli angoli, il punto debole storico del modello.
- Cassa ridisegnata a partire dalla referenza 1133, con fianchi curvi, distanza fra le anse contenuta e spessore ridotto rispetto alla generazione uscente.
- Riconoscibilità immediata che nessun concorrente della fascia può eguagliare.
- Fondello in zaffiro su un movimento finalmente degno di essere mostrato.
Limiti da mettere in conto
- Prezzo in crescita rispetto alla versione in acciaio uscita di listino.
- L’acciaio non è più disponibile in collezione: chi lo preferiva al titanio, per resa cromatica o per sensazione di solidità, oggi non ha alternative a catalogo.
- Superficie del quadrante percepita come quella di un tondo da 42 mm: su polsi sotto i 16 centimetri la prova è obbligatoria.
- Riferimenti orari e lancetta cronografica in lacca rossa non luminescenti: al buio resta leggibile solo l’ora.
- Le ampie campiture piatte in titanio evidenziano i micrograffi più di un profilo tondo, e il ripristino della finitura mista è meno immediato.
- Cinturino in pelle su 100 metri di impermeabilità: per un uso in acqua regolare serve una cinghia alternativa.
Verdetto: per chi ha senso e per chi no
Per ventisette anni questo modello ha chiesto un atto di fede: si comprava per la forma, accettando che sotto il quadrante ci fosse una soluzione di compromesso e sul polso un ingombro difficile da ignorare. Quel patto è finito. Oggi la coerenza fra ciò che l’orologio dichiara e ciò che contiene è la ragione principale per sceglierlo, e il ritorno alle proporzioni della referenza originale ha corretto proprio i punti che generavano più ripensamenti in fase d’acquisto. Non è diventato un orologio per tutti — la forma quadra resta una presa di posizione, il rosso a contrasto pure — e chi cerca versatilità assoluta troverà risposte migliori altrove. È l’acquisto giusto per chi ha già rinviato più volte questo modello proprio per i suoi limiti tecnici e dimensionali, per chi vuole un cronografo automatico riconoscibile senza scendere sul terreno affollato dei tondi, e per chi mette il contenuto meccanico davanti al risparmio di qualche centinaio di euro. Lo sconsiglio a chi ha polsi sotto i 16 centimetri e non ha modo di provarlo, a chi cerca leggibilità notturna completa, e a chi dall’acciaio non intende separarsi: in quel caso il mercato dell’usato della generazione precedente resta l’unica strada, almeno finché la collezione manterrà l’assetto attuale.
Scheda tecnica e dati principali
| Materiale cassa | Titanio grado 5, finitura satinata, lucida e sabbiata |
| Misure | 39 mm di lato, 13,9 mm di spessore |
| Distanza fra le anse | 22,5 mm |
| Lunetta, corona e pulsanti | Lunetta fissa in titanio; corona in titanio a ore 9; pulsanti sagomati a ore 2 e 4 |
| Vetro e fondello | Zaffiro bombato e smussato; fondello in zaffiro avvitato su titanio grado 5 |
| Impermeabilità | 100 metri |
| Quadrante | Blu opalin con scala 60 secondi/minuti |
| Contatori e data | Silver opalin: minuti cronografici a ore 3, secondi continui a ore 9; data inclinata a ore 6 |
| Indici e lancette | Applicati, sfaccettati e rodiati con Super-LumiNova bianco; lancetta cronografica laccata in rosso |
| Calibro | TH20-11 di manifattura, automatico, cronografo integrato |
| Frequenza | 28.800 alternanze/ora (4 Hz) |
| Riserva di carica | 80 ore |
| Funzioni | Ore, minuti, secondi, cronografo al quarto di secondo, contatore 30 minuti, data |
| Cinturino e fibbia | Vitello nero traforato; fibbia déployante in titanio grado 5 con doppi pulsanti di sicurezza |
| Disponibilità e garanzia | Da aprile 2026, collezione permanente; garanzia cinque anni |
| Prezzo | 9.300 € (CDW2181.FC8360) |
FAQ – Domande frequenti
Quanto costa il TAG Heuer Monaco Chronograph con quadrante blu?
La referenza CDW2181.FC8360 con quadrante blu opalin e cassa in titanio grado 5 ha un listino europeo di 9.300 euro. La versione con quadrante verde sunray costa la stessa cifra, mentre il modello bicolore con lunetta in oro rosa 18K 5N sale a 13.000 euro.
Che differenza c’è rispetto al Monaco della generazione precedente?
Tre differenze sostanziali: la cassa passa dall’acciaio al titanio grado 5, il movimento abbandona la costruzione modulare per il calibro integrato di manifattura TH20-11, e le proporzioni sono state ridisegnate a partire dalla referenza originale del 1969, con fianchi curvi e spessore ridotto. Cambia anche la disposizione del quadrante: il totalizzatore dei minuti si sposta a ore 3 e i secondi continui a ore 9.
Quanta autonomia ha il calibro TH20-11?
La riserva di carica dichiarata è di 80 ore. In pratica l’orologio può restare fermo dal venerdì sera al lunedì mattina e riprendere a funzionare senza bisogno di reimpostare ora e data.
È adatto a un polso piccolo?
Va valutato con attenzione. La cassa misura 39 mm di lato, ma una geometria quadrata presenta una superficie del quadrante superiore a quella di un orologio tondo di pari diametro, con un impatto visivo paragonabile a un rotondo da 42 mm. A favore giocano la distanza contenuta fra le anse, pari a 22,5 mm, e la leggerezza del titanio. Sotto i 16 centimetri di circonferenza consiglio comunque una prova diretta.
Si può usare in acqua?
L’impermeabilità dichiarata è di 100 metri, sufficiente per pioggia, doccia e nuotate occasionali. Il limite reale è il cinturino in pelle traforata: chi frequenta l’acqua con regolarità dovrebbe prevedere una cinghia alternativa in caucciù o tessuto.
È un’edizione limitata?
No. Tutte e tre le referenze appartengono alla collezione permanente e sono disponibili da aprile 2026.
Esiste ancora una versione in acciaio?
No. Con questa generazione la collezione passa interamente al titanio grado 5, con la variante bicolore che aggiunge oro rosa 18K 5N su lunetta, corona, pulsanti e indici. Chi cerca l’acciaio deve rivolgersi al mercato dell’usato.





