Steve Mcqueen Tag Heuer Monaco

Quasi mezzo secolo fa l’attore più bello e dannato decideva di fare un film sulla storica «Le Mans» Lui correva e vinceva. Con un Tag Heuer al polso.

Provate a guardare un film in uno schermo quadrato da 39 millimetri. Ma non solo il film, che è già un cult nel suo genere, ma il dietro le quinte, il mito del protagonista, l’epopea del mondo che si voleva raccontare.

Steve Mcqueen Tag Heuer Monaco Recensione

Nel 1969 ci fu il lancio dell’insolito modello, nel ‘71 il film che consacrò lo “Steve Mcqueen Tag Heuer Monaco“.

Voglio un orologio come Steve Mcqueen Tag Heuer Monaco

Sono passati già oltre 50 anni dal lancio del Tag Heuer Monaco nel 1969 — all’epoca Tag non faceva ancora parte del nome dell’azienda —, un modello che nulla aveva di convenzionale: cassa quadrata, quadrante blu metallizzato e lancette rosse e azzurre. Lo considerarono stravagante.

Che orologio portava Steve McQueen?

La sua storia è iniziata subito con momenti destinati a rimanere impressi nella memoria collettiva. Condivise le luci della ribalta con un giovane e irriverente Steve McQueen che, indossandolo nel film «La 24 Ore di Le Mans» del ‘71, lo rese un’icona del mondo dell’orologeria.

La pellicola è passata alla storia e rimane un ricordo indelebile nella mente di tutti gli appassionati di auto, corse e orologi. La sua fama lo ha seguito fino ad oggi: da sempre sinonimo di non convenzionale e di distinguibile, il Monaco ha camminato a braccetto con il mondo dei motori e in particolare con quello della Formula 1, con un seguito di tanti appassionati illustri e attori hollywoodiani, che ne hanno sposato la causa e il design.

Solo per citarne il più importante attualmente, Patrick Dempsey, attore e idolo di Hollywood, si è innamorato del modello tanto da diventare ambassador ufficiale del brand e, quindi, «erede» ufficioso di Steve McQueen; anche lui come il suo predecessore è amante delle corse e partecipa tutt’oggi a gare automobilistiche (ha già preso parte per due volte alla «24 ore di Le Mans», nel 2009 e 2013).

Quando si parla del Monaco non lo si ricorda solo per l’aspetto ma anche per i primati di avanguardia tecnologica che raggiunse all’epoca: infatti l’Heuer Monaco fu il primo orologio con la cassa quadrata impermeabile e il movimento cronografico automatico. Volevano creare un prodotto eccezionale e innovativo, all’avanguardia e crearono un qualcosa di speciale.

Fino ad allora, le casse quadrate venivano utilizzate solo per gli orologi eleganti, perché non era possibile renderle impermeabili. Portarono avanti questo design non convenzionale, ottenendo l’uso esclusivo di questa cassa rivoluzionaria per il cronografo da polso Monaco.

Viene celebrato in tutto il mondo e Tag Heuer ha presentato nel tempo edizioni sempre molto interessanti. Le 5 proposte nel 2019 sono a mio avviso le più interessanti, ciascuna dedicata ad un decennio stilistico attraversato dal Monaco: il modello Seventy, Eighty, quello dedicato agli anni Novanta, al 2000 e quello contemporaneo.

La manifattura svizzera ha anche presentato e pubblicato un libro che cattura la storia e lo spirito di questo segnatempo: Paradoxical Superstar, che documenta l’intera storia del Monaco con estratti d’archivio, immagini in anteprima e schizzi dei design e dei movimenti con le bozze originali. Per sottolineare il legame del segnatempo con l’omonima città, Sua Altezza il Principe Alberto II di Monaco ha scritto la prefazione del libro.

Che orologio portava Steve McQueen?

orologio vintage Tag Heuer Monaco Steve McQueen

Tag Heuer Monaco Steve McQueen

Era il Heuer Monaco Ref. 1133 indossato da Steve McQueen alla guida di una Porsche 917 nel film «Le Mans» (1971), e poi da lui regalato ad Haig Alltounian, suo meccanico di fiducia, che lo conservò per decenni.

Spigoloso, quadrato, automatico, impermeabile: il primo cronografo con quella forma e quella tecnologia. Uno stile che più anni 70 di così non si può, e che oggi (grazie anche alla valanga del modernariato) è di moda come non mai.

Questo è Tag Heuer Monaco. E ciò che batte dentro, al debutto, era ancor più rivoluzionario: il celebre Chronomatic «Calibre 11» a carica automatica dotato di microrotore.

Talmente preciso da poter sfidare gli standard degli strumenti professionali di oggi. Lanciato nel ‘69, più volte riproposto, in edizioni originali, replica o numerate, è stato in gran parte ridisegnato nel 2003.

Quanto costa il TAG Heuer Monaco?

Steve McQueen Monaco Tag Heuer

Tag Heuer è un brand fondato nel 1860 da Edouard Heuer. Oggi opera in quattro siti produttivi che coprono l’intero processo di produzione dell’orologio ed è attiva in diversi Paesi sparsi in tutti i continenti, attraverso 4.500 punti vendita, tra cui 170 boutique esclusive.

La collezione Monaco presenta meno di 10 modelli. Un solo tempo da 37mm con prezzo di 2,050 euro e gli altri modelli con cassa da 39mm Automatici e Cronografi automatici con pezzi a partire da 6.000 fino a 6.400 euro. A mio avviso i modelli principali del Tag Heuer Steve McQueen Monaco sono: 

1. TAG Heuer Monaco Gulf Calibre 11 Steve McQueen Special Edition

 

TAG Heuer Monaco Gulf Calibre 11

Scopri offerta su Amazon

La riedizione dello storico Carrera con i colori della scuderia Gulf. Si tratta di un cronografo con movimento a carica automatica.

2. TAG Heuer Monaco Calibre 11

TAG Heuer Monaco Calibre 11

Scopri offerta su Amazon

Il cronografo automatico TAG Heuer Monaco Calibre 11 rende omaggio al modello originale 1133B. Soprannominato il “McQueen Monaco”.

La dimensione della cassa da 39 mm. La corona ribelle a sinistra. L’accattivante quadrante blu petrolio con due contatori bianchi. Gli indici delle ore orizzontali diamantati. La finestra della data a ore 6. È tutto lì. Anche il logo vintage Heuer appare sotto le 12.

All’interno si trova il movimento cronografo automatico Calibre 11 con data. Discendente diretto dell’originale. Tranne che ora è basato sul Sellita SW-300. Tuttavia, utilizza ancora un modulo cronografo Dubois-Depraz. Preciso al secondo. Il movimento a carica automatica oscilla a 4 Hz e offre una riserva di carica di 40 ore. L’impermeabilità è di 100 metri.

Prezzo di vendita all’asta Tag Heuer Monaco Steve McQueen 

Tag Heuer Monaco che Steve McQueen indossava in Le 24 ore di Le Mans

Tag Heuer Monaco che Steve McQueen indossava in Le 24 ore di Le Mans

Aggiudicazione senza precedenti durante l’asta di New York Racing Pulse, per l’Heuer Monaco ref. 1133 indossato da Steve McQueen sul set del film Le Mans, nel 1970. Dopo essere stato protagonista al polso dell’attore alla guida della Porsche 917, il celebre cronografo disegnato da Jack Heuer – che nel 1969 era stato uno dei primissimi cronografi automatici grazie al suo celebre movimento Calibro 11 – fu donato da McQueen al capo meccanico del film e suo meccanico personale, Haig Alltounian.

È stato lo stesso Haig Alltounian a raccontare, nel corso di un recente incontro organizzato da TAG Heuer alla presenza dei principali rappresentanti del brand, il momento esatto in cui, alla fine del film, Steve McQueen gli regalò il suo Heuer Monaco: l’attore consegnò l’orologio nelle mani del suo meccanico dicendo «Grazie per avermi mantenuto vivo in tutti questi mesi», e all’iniziale rifiuto di quest’ultimo, che suggeriva all’attore di farne dono ai suoi familiari, McQueen rispose che era troppo tardi, mostrandogli la dedica incisa sul fondello «To Haig Le Mans 1970».

Con una quotazione di 2.208.000 dollari, oltre 1,8 milioni di euro, l’orologio ha stabilito il record assoluto per ogni Heuer venduto all’asta.

Oltre cinquant’anni fa Tag Heuer Monaco Steve Mcqueen diventerà una leggenda

C’è tutto questo sotto lo «schermo» di cristallo del Monaco, uno degli orologi sportivi più amati. Si sa che ognuno vede, sul quadrante che sceglie di portare, quello che vuole. Ma qui, tra design, simboli espliciti e subliminali, ci sono gli ingredienti di una grande storia. Non importa che ora sia, che anno sia.

Steve Mcqueen sul set del film Le Mans

Le lancette tornano al 1969. Un «duro» di Hollywood, decide di fare il più grande film sulle corse. Un Ben-Hur a motore. Lo vuole perché lui, di tutta Hollywood, è quello che ne sa di più. Corre, vince, si considera uno del giro. Ha quasi lasciato il cinema per la pista. Il film lo pensa, lo scrive, lo produce, lo interpreta e finirà — in pratica — per dirigerlo da solo.

Questo era Steve McQueen, cinquant’anni fa in questi giorni. Questa è l’epopea di Le Mans, la corsa più famosa del mondo, che diventa il set del colossal. E tutto, ieri come oggi, stretto a un cinturino di pelle. L’originale che era al polso del divo — venduto all’asta per 2.208.000 di dollari — il nuovo clone, forse, ancora più bello.

Nell’era del virtuale che sorpassa il reale — ma che proprio per questo sta smettendo di stupirci — è difficile immaginare il circo che fu la produzione di «Le Mans». Si cominciò a filmare l’edizione ‘69 per fare esperienza, con venti macchine da presa (cosa mai vista) che — è bene ricordarlo — facevano fuori un caricatore da 800 euro di pellicola ogni 10 minuti.

Bob Relyea, produttore esecutivo, raccontava che in pochi giorni il regista ufficiale (John Sturges) e quello ombra (McQueen) furono sommersi da chilometri di girato. Ma per McQueen le prove non bastavano mai. Nel ‘70 si riprese tutto da capo, con una Porsche 907 che correva veramente, con due cineprese montate davanti e dietro.

Era nato il «camera-car» a 300 all’ora. Tutto più vero del vero, all’estremo dei rischi e delle possibilità. Tutto per compiacere McQueen, che non ammetteva trucchi e stava, evidentemente, girando il film della sua vita. L’autodromo della Sarthe fu affittato per due mesi e quando la corsa finì e il pubblico andò via, i piloti rimasero, pagati per recitare se stessi. Insieme al cast e a un esercito di tecnici-acrobati, che scommisero più volte la vita, per portare a casa l’inquadratura. A un certo punto Sturges, che aveva plasmato McQueen ne «I magnifici sette» e «La grande fuga» ebbe una crisi di nervi e abbandonò la produzione.

Il divo aveva superato i limiti. Quella che doveva essere una storia d’amore con le auto sullo sfondo era diventata, per Sturges, un monumento inconcepibile, un rito feticista con vaghe comparse. L’attore-autore-produttore si divise ancor più ai due lati della cinepresa, e chiamò un più consenziente Lee Katzin a firmare la regia.

Il rigore e le intemperanze di McQueen coinvolsero anche Tag Heuer, di cui l’attore aveva pur scelto di indossare il marchio sulla tuta e, di conseguenza, un cronografo. Sedotto, come al solito, dall’idea di essere identico in tutto ai piloti veri. Racconta il patron Jack Heuer, nelle sue memorie, che l’invio dei sistemi di cronometraggio fu richiesto dalla produzione del film all’ultimo momento.

Per risparmiare tempo e aggirare le pratiche doganali, si mandò dalla Svizzera un camion semi-clandestino, con la preghiera di far sparire l’attrezzatura (compresi alcuni cronografi Monaco) alla fine delle riprese. Fu così che gli orologi finirono regalati alla troupe e alle comparse e da questo l’ira di McQueen, che interpretò i fatti come l’inizio di un gemellaggio segreto, partito senza il suo consenso. Al momento si sbagliava. Mezzo secolo dopo la storia gli ha dato ragione.

Dettagli
Steve McQueen TAG Heuer Monaco
Nome Articolo
Steve McQueen TAG Heuer Monaco
Descrizione
Ci sono diversi orologi TAG Heuer Monaco, ma la Steve McQueen Edition è uno di quegli orologi di cui i collezionisti non possono smettere di parlare.
Autore
RecensioniOrologi.it
Recensioniorologi.it
Logo

Nessun commento ancora.

Cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Attiva notifiche per non perdere le nostre recensioni    OK No Grazie