Sei orologi, sei ragioni diverse: cosa ho scelto ai Geneva Watch Days 2026

La settima edizione dei Geneva Watch Days si è chiusa il 6 settembre a Ginevra. Le novità presentate sono decine e nei prossimi mesi se ne parlerà a lungo: queste righe raccontano quali sono rimaste in mente a chi le ha viste di persona, appena rientrato.

Le sei novità di Ginevra selezionate al ritorno dalla manifestazione

Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:

Settima edizione dei Geneva Watch Days, in scena a Ginevra dal 2 al 6 settembre 2026 con 71 Maison. La selezione raccoglie sei modelli di sei marchi diversi — Bvlgari, Zenith, ALTO, Frederique Constant, Gallet e Oris — ciascuno scelto per una ragione che non vale per gli altri. Non è una graduatoria e non indica un modello migliore degli altri.

Ho seguito la manifestazione di persona e ho visto dal vivo tutti gli orologi citati in questo articolo. Le impressioni che riporto derivano dall’osservazione diretta e non da prove al polso o da test: dimensioni, movimenti, materiali e specifiche sono dati dichiarati dai produttori e verificati sulle rispettive fonti ufficiali.

I sei orologi al Geneva Watch Days 2026 che mi hanno sorpreso di più

sei orologi al Geneva Watch Days 2026

Sono rientrato da Ginevra da pochi giorni e la parte più complicata non è stata girare tra showroom, boutique e hotel per cinque giorni. È stata questa: decidere di quali orologi parlare per primi.

Di modelli interessanti ne ho visti molti più di sei. Bell & Ross, Tutima Glashütte, Girard-Perregaux e diversi altri marchi sono arrivati con novità che meritano tempo e spazio, e il fatto che non compaiano qui non significa che mi abbiano convinto meno. Semplicemente, questi sei continuano a tornarmi in mente ora che sono a casa.

Vale la pena chiarire subito una cosa: non è una classifica e non ho selezionato i “migliori” dell’evento. Ho scelto secondo criteri diversi tra loro. C’è un orologio che mi ha colpito per il contenuto tecnico, uno per quello che può significare commercialmente, uno per il design, uno per il rapporto tra ciò che offre e la cifra richiesta, uno perché ho assistito alla rinascita di un marchio con due secoli di storia, uno perché mi ha fatto sorridere. Questa varietà è, in fondo, il vero filo conduttore.

Cosa sono oggi i Geneva Watch Days

L’edizione 2026, la settima, si è svolta a Ginevra dal 2 al 6 settembre e ha riunito 71 Maison: mai così tante da quando la manifestazione esiste.

L’origine è nota agli addetti ai lavori. I Geneva Watch Days nascono nel 2020 su iniziativa di otto marchi — tra cui Breitling, Bvlgari, De Bethune, Girard-Perregaux e H. Moser — in un momento in cui il calendario fieristico era saltato. Da soluzione d’emergenza sono diventati un appuntamento stabile, con una formula che è rimasta volutamente diversa da quella di una fiera classica: niente padiglione unico che contiene tutto, ma marchi distribuiti tra il Pavillon della Rotonde du Mont-Blanc, showroom, boutique, hotel e spazi sparsi per la città. Si cammina parecchio, e questo cambia il modo in cui si guardano gli orologi.

Non credo abbia senso mettere i Geneva Watch Days in competizione con Watches and Wonders: sono due formati con logiche differenti. Mi ha colpito piuttosto un altro aspetto. Alcune delle novità presentate quest’anno non sono esercizi di stile per collezionisti, ma prodotti destinati a pesare sui bilanci. Che vengano annunciate qui, e non altrove, dice qualcosa sulla rilevanza raggiunta dall’evento.

Modello La novità Perché l’ho scelto
Bvlgari Octo Finissimo Dual Time × Vianney Halter Prima collaborazione dell’Octo Finissimo con un orologiaio indipendente Ingegneria
Zenith Chronomaster Solo Sport Primo tre lancette della famiglia Chronomaster Strategia di gamma
ALTO ART 02 Primo bracciale in metallo del marchio, disegnato attorno alla cassa Progetto formale
Frederique Constant Classics Moneta Handwinding La Moneta passa alla carica manuale meccanica, in serie numerata Contenuto nella fascia
Gallet Classics Tribute to Yachting Big Eye Rilancio del marchio nell’anno dei duecento anni Un nome che torna
Oris ProPilot X Gonzo Edition Terzo capitolo della serie dedicata ai Muppets Leggerezza

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Bvlgari Octo Finissimo Dual Time × Vianney Halter

Bvlgari Octo Finissimo Dual Time x Vianney Halter

Questo è l’orologio che mi ha impressionato per ragioni puramente tecniche, e non perché sia complicato: di complicazioni, a Ginevra, se ne vedono parecchie.

Il punto è un altro. Vianney Halter porta con sé un linguaggio riconoscibile — quadranti multipli, aperture che ricordano oblò, quell’estetica retrofuturista che chi conosce l’Antiqua identifica al primo sguardo — e quel linguaggio richiede spazio. Bvlgari ha dovuto ospitarlo dentro una collezione che da anni ha come unico dogma la sottigliezza. Il calibro BVF 200 nasce sul BVL 138 a micro-rotore e aggiunge moduli per GMT, data, indicazione giorno/notte e piccoli secondi: passa così da 2,23 a 5,49 mm di spessore. Più del doppio. Nonostante questo, la cassa resta a 40,5 mm per 9,70 mm, con oltre cinquanta componenti.

È qui che si misura il lavoro di ingegneria. Guardandolo da vicino, con le quattro indicazioni distribuite su quadranti opalini e le lancette blu che si stagliano contro il fondo chiaro, l’orologio dichiara apertamente la firma di Halter — il micro-rotore in platino ne porta l’incisione, visibile dal fondello. Al polso, però, la sagoma è ancora quella dell’Octo Finissimo. Mantenere quella coerenza mentre si raddoppia lo spessore del movimento mi sembra la parte più difficile dell’intero progetto.

La versione in titanio è limitata a trenta esemplari, quella in oro rosa a una tiratura ancora più ristretta.

Zenith Chronomaster Solo Sport

Zenith Chronomaster Solo Sport

Se il Bvlgari mi ha interessato per come è costruito, questo mi interessa per quello che potrebbe significare.

Zenith lo ha presentato il 2 settembre, giorno di apertura, ed è il primo tre lancette della famiglia Chronomaster. Detto così sembra un dettaglio di nomenclatura, ma non lo è: Chronomaster ed El Primero sono nomi che da oltre cinquant’anni viaggiano insieme al cronografo. Portarli su un orologio senza contatori significa dire che l’identità di quel calibro non sta nella funzione, ma nella cadenza — i 5 Hz, le 36.000 alternanze all’ora. Il 3620 deriva dal 3600 e conserva scappamento in silicio, stop-secondi e sessanta ore di autonomia. Il quadrante in ceramica, percorso da un motivo a Z inclinato di 45 gradi, prova a rendere visibile quella frequenza; funziona meglio di quanto mi aspettassi, perché la superficie cambia parecchio a seconda della luce.

Il resto della costruzione dice chiaramente a chi si rivolge: acciaio da 40 mm, lunetta girevole in ceramica, corona a vite protetta, venti atmosfere, bracciale a tre maglie con la chiusura ZENCLASP e la microregolazione senza attrezzi. È l’identikit dello sportivo meccanico da usare tutti i giorni, cioè uno dei territori più affollati e più redditizi del mercato. Zenith finora ci entrava di sbieco; qui ci entra dalla porta principale, con quattro varianti tra cui una nera senza data.

Se funzionerà lo diranno i numeri, non io. Mi limito a osservare che una novità di questo peso avrebbe avuto ampia visibilità anche ad aprile, a Watches and Wonders. Il fatto che Zenith abbia scelto Ginevra a settembre dice quanto sia cresciuto questo appuntamento.

ALTO ART 02

ALTO ART 02

Questa è stata la sorpresa. ALTO è un nome che il grande pubblico non conosce, e ammetto di essermi avvicinato alla scrivania senza particolari aspettative: mi sono poi fermato a guardarlo molto più a lungo di quanto avessi previsto.

Il merito è tutto del progetto formale. La cassa in titanio grado 5 misura 42,3 per 36 millimetri con uno spessore di 10,2, proporzioni che sulla carta dicono poco e dal vivo funzionano parecchio, perché la geometria sfaccettata gioca con la luce in modo continuo. Il quadrante è incorniciato da un rehaut integrato direttamente nella cassa, e le lancette scheletrate — inclusa quella dei secondi, che ruota in senso antiorario — sono state assottigliate fino al limite della leggibilità senza superarlo. La coerenza materica è totale: titanio per la cassa, per il bracciale e persino per la platina del calibro A02.

È il bracciale, però, l’elemento che rende ART 02 quello che è. È il primo in metallo realizzato da ALTO, disegnato attorno all’orologio anziché aggiunto in un secondo momento, con maglie a Y composte da superfici satinate spazzolate in direzioni diverse e nessuna parte lucida. Il risultato è un gioco di riflessi che cambia a ogni movimento, ottenuto senza ricorrere alla lucidatura. Dietro ci sono due anni di sviluppo, e si vede. In una manifestazione dove i nomi noti non mancano, questo è l’orologio davanti al quale mi sono fermato più a lungo.

Frederique Constant Classics Moneta Handwinding

Frederique Constant Classics Moneta Handwinding

Qui il criterio cambia ancora: non tecnica pura, non design d’avanguardia, ma quantità di orologio offerta rispetto a quanto viene chiesto.

La Moneta esisteva già, e finora era rimasta legata al quarzo. Con questa referenza passa alla meccanica, e lo fa con un calibro a carica manuale su base La Joux-Perret che dichiara sessantatré ore di autonomia: una scelta coerente, perché su un orologio classico da 38,5 millimetri la carica manuale è parte del carattere, non un compromesso. Il nome della collezione viene dal rehaut scanalato che richiama il bordo di una moneta, e la posizione è intelligente — la lavorazione sta sotto il vetro zaffiro, protetta, e il profilo esterno della cassa resta pulito. Il quadrante granulato sfuma dal salmone verso un perimetro scuro che fa risaltare gli indici applicati e le lancette dauphine; i piccoli secondi restano a ore sei, come nel resto della famiglia. La serie è chiusa a 999 esemplari, ciascuno inciso sul fondello.

C’è poi un riscontro esterno che non arriva da me. L’orologio è tra i nominati al GPHG 2026 nella categoria Challenge, quella riservata ai modelli sotto una soglia di prezzo definita: un premio che nasce proprio per misurare il contenuto orologiero nella fascia d’ingresso, e una nomination che vale come conferma indipendente di ciò che avevo pensato guardandolo. Non parlo di rapporto qualità-prezzo come formula: parlo di un movimento svizzero a carica manuale con quell’autonomia, una finitura del quadrante lavorata e una serie numerata, in un segmento dove tutto questo insieme non è la norma.

Gallet Classics Tribute to Yachting Big Eye

Gallet Classics Tribute to Yachting Big Eye

Ho assistito alla presentazione del nuovo Gallet, ed è stato uno dei momenti più interessanti di questi giorni per ragioni che vanno oltre il singolo orologio.

Il marchio nasce nel 1826, ha costruito la propria reputazione nel Novecento sui cronografi da aviazione e da competizione, poi si è spento come tanti altri. Breitling lo ha acquisito e lo ha riportato in vita adesso, nell’anno esatto dei duecento anni, come terzo pilastro della House of Brands accanto a Universal Genève. La logica del progetto è dichiarata: un marchio con una storia vera, riproposto con un posizionamento accessibile. Assistere al lancio di un nome del genere, con l’intera gamma svelata in una volta sola, è un’esperienza diversa dal vedere la singola novità di una collezione già avviata.

Tra le quattro linee presentate, quella che mi ha convinto di più è Gallet Classics, ed è anche la più ambiziosa. Il Tribute to Yachting Big Eye riprende un cronografo da regata degli anni Sessanta, costruito attorno al conto alla rovescia dei minuti che precedono la partenza: il grande contatore che dà il nome al modello serviva esattamente a quello. Oggi la cassa in acciaio misura 38 millimetri, resiste a cento metri e ospita il calibro manifattura Breitling B09 a carica manuale, con circa settanta ore di autonomia e cronografo al quarto di secondo. Un cronografo manuale di manifattura, dentro un omaggio dichiarato a un modello storico, in un marchio che riparte da zero: è una scelta più coraggiosa di quanto ci si aspetterebbe da un rilancio.

Oris ProPilot X Gonzo Edition

Oris ProPilot X Gonzo Edition

Dopo cinque giorni di calibri ultrasottili, alte frequenze e omaggi storici, questo è l’orologio che mi ha fatto ridere. E lo intendo come un merito.

L’idea di partenza sembrerebbe semplice: la terza collaborazione di Oris con i Muppets di Disney, dopo Kermit e Miss Piggy, questa volta dedicata a Gonzo. Quello che la rende interessante è che il personaggio non è stato appiccicato sul quadrante. È entrato nella meccanica. Il Calibre 115 è un manuale scheletrato con dieci giorni di autonomia, e la molla del bariletto resta visibile: caricando la corona la molla si tende e il volto di Gonzo emerge progressivamente da lì. Non è una stampa, è il funzionamento stesso dell’orologio a rivelarlo. Anche la lancetta dell’indicatore di riserva di carica, che su questo calibro ha una scala non lineare, prende la forma di un peperoncino rosso.

Il resto è ProPilot X, cioè una cassa in titanio da 44 millimetri con bracciale integrato dello stesso materiale, dieci bar e un quadrante scheletrato attraversato da sfumature blu, rosse e gialle, con un anello laserato che cambia tonalità a seconda della luce. Non è un orologio colorato con una licenza sopra: è un calibro manuale a lunga riserva usato come palcoscenico. Trovo che dopo tanta serietà orologiera anche questo modo di ragionare abbia perfettamente senso, e sospetto che divertirsi con questa precisione sia più difficile che fare un orologio serio.


Tornando alla difficoltà da cui sono partito, il problema non era trovare sei orologi validi ma decidere quali lasciare fuori, e la scelta è stata tutt’altro che ovvia. Quello che tiene insieme questi sei non è un livello, è il fatto che ognuno mi ha convinto per un motivo che non vale per gli altri: Bvlgari per l’ingegneria necessaria a far convivere due linguaggi in nove millimetri e mezzo, Zenith per un’operazione di gamma che potrebbe pesare, ALTO per un progetto formale che non mi aspettavo da un marchio così giovane, Frederique Constant per quello che riesce a mettere insieme nella sua fascia, Gallet per il ritorno di un nome che sembrava archiviato, Oris per la capacità di far sorridere senza rinunciare alla meccanica.

È esattamente questa distanza tra le proposte a rendere interessante il momento che sta vivendo l’orologeria. Nella stessa città, negli stessi cinque giorni, si passa da un micro-rotore firmato da un indipendente a un cronografo da regata riportato in vita dopo decenni, e nessuna delle due cose sembra fuori posto.

Sui singoli modelli tornerò con approfondimenti dedicati, perché ciascuno merita più spazio di qualche paragrafo. Intanto mi interessa sapere come l’avete vista voi: quale novità dei Geneva Watch Days 2026 vi ha convinto di più?

FAQ – Domande frequenti

Quando si sono svolti i Geneva Watch Days 2026?

Dal 2 al 6 settembre 2026, a Ginevra. Si è trattato della settima edizione e ha riunito 71 Maison, il numero più alto da quando la manifestazione è nata.

In cosa i Geneva Watch Days sono diversi da una fiera tradizionale?

Non esiste un unico padiglione che ospita tutti gli espositori. I marchi si distribuiscono tra il Pavillon della Rotonde du Mont-Blanc, showroom, boutique e hotel della città, e ci si sposta a piedi da una presentazione all’altra.

Con quale criterio sono stati scelti questi sei orologi?

Ogni modello risponde a un criterio diverso: contenuto tecnico, strategia commerciale, design, contenuto offerto nella propria fascia, rinascita di un marchio storico e capacità di divertire. Non c’è quindi un ordine di merito e nessuno dei sei è indicato come superiore agli altri.

Gli orologi dell’articolo sono stati provati al polso?

No. Li ho visti dal vivo durante la manifestazione, ma non si tratta di prove al polso né di test. Dimensioni, movimenti e specifiche riportate provengono dalle fonti ufficiali dei produttori.

Quali di questi modelli sono a tiratura limitata?

Il Bvlgari Octo Finissimo Dual Time × Vianney Halter è limitato a trenta esemplari nella versione in titanio, con una tiratura ancora più contenuta per quella in oro rosa. Il Frederique Constant Classics Moneta Handwinding è una serie di 999 pezzi numerati sul fondello.

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