Watches of Italy 7: 51 espositori, 17 debutti e due “italiani” che vendono Swiss Made

Milano, 14 e 15 novembre: 51 espositori, 17 debutti e il Punzone d’Italia

Autore: Carmine Di Donato | Fonte: Recensioniorologi.it | Pubblicato il:

La settima edizione del salone dell’orologeria indipendente si tiene sabato 14 e domenica 15 novembre 2026 al Superstudio Più di via Tortona 27, a Milano, dalle 10 alle 18, con ingresso gratuito e registrazione obbligatoria su Eventbrite. Gli espositori sono 51, 38 italiani e 13 stranieri da sei Paesi, e 17 partecipano per la prima volta. In programma tre talk: Gabriele Ribolini sugli strumenti dell’orologeria del passato, Alessandro Morelli sul calibro Venezianico V5000 e la presentazione del Punzone d’Italia, un sistema per rendere riconoscibile l’identità produttiva degli orologi.

Con un mese e mezzo di anticipo sull’apertura, Watches of Italy ha assegnato tutti gli spazi espositivi: la settima edizione porterà a Milano 51 espositori dell’orologeria indipendente, circa un quarto dei quali dall’estero. Il tutto esaurito riguarda gli stand, non l’ingresso del pubblico, e non è l’unica notizia: la domenica l’organizzazione presenterà il Punzone d’Italia, un sistema pensato per distinguere l’origine dichiarata di un orologio dalla sua reale identità produttiva.

L’appuntamento è per sabato 14 e domenica 15 novembre al Superstudio Più di via Tortona, con 17 marchi alla prima partecipazione, tre talk dedicati alla storia del mestiere, alla meccanica italiana e all’identità del prodotto, e ingresso gratuito previa registrazione online.

Una premessa doverosa: RecensioniOrologi.it è media partner ufficiale di questa edizione e sarò in fiera entrambi i giorni. Più che nel numero degli espositori, la novità sta nel ricambio, perché uno su tre è alla prima partecipazione, e in un tema, quello del Punzone, che riguarda da vicino buona parte dei marchi presenti. Il limite, per ora, è che le novità dei singoli brand non sono state comunicate e diversi debuttanti sono ancora in fase di lancio: è un appuntamento per chi vuole conoscere i fondatori e comprare direttamente da loro, meno per chi cerca anteprime già annunciate.

Chi espone, tra debutti e ritorni

Watches of Italy 2026

Secondo l’elenco diffuso dall’organizzazione, gli espositori italiani sono 38 e quelli stranieri 13, in arrivo da Francia, Svizzera, Finlandia, Emirati Arabi Uniti, Cina e Singapore. È il secondo anno di apertura internazionale: il salone ha accolto per la prima volta marchi esteri nell’edizione 2025, la prima a Milano, che aveva registrato 6.301 visitatori. La crescita va letta soprattutto nella composizione: accanto a un nucleo consolidato di marchi italiani arriva un gruppo di realtà che non avevano mai partecipato.

Tra i sette debuttanti italiani, il progetto più strutturato sulla carta è LMB Watches. La società bolognese indica Ferruccio Lamborghini come fondatore e responsabile della visione di prodotto, affida il design a Fulvio Locci e propone la collezione FRC con automatico Sellita SW200-1, a prezzi compresi tra 2.450 e 2.700 euro. Valmeria prende invece il nome da una valle alpina alle spalle di Mandello del Lario, paese d’origine del fondatore, il progettista meccanico Luca Tarelli, e arriva con il diver Bajau in bronzo o acciaio, ancora indicato come prototipo. HN Watches punta su orologi meccanici modulari in titanio e carbonio forgiato. La Scuola Orologiai di Torino porta in fiera la formazione, con radici in una società di mutuo soccorso fra orologiai fondata nel 1883. Completano il gruppo Adamas e Promarin, che online mostrano per ora solo anticipazioni, e AUSSI, che l’organizzazione colloca tra gli italiani ma che sul proprio sito si presenta come marchio Swiss Made.

La Svizzera è rappresentata da Belchengruppe, marchio di Basilea fondato da Christoph e Simone Schnee, con orologi assemblati a La Chaux-de-Fonds: è l’unico tra i debuttanti ad annunciare la partecipazione sul proprio sito, come primo appuntamento in Italia. Più difficile da inquadrare Monichs, che online si limita per ora a promettere uno Swiss Made. La Francia porta Elgè, marchio nato ad Annecy alla fine degli anni Quaranta e oggi rilanciato con il Chamonix da 38 mm e automatico France Ébauche, e Jean Rousseau, l’atelier parigino di cinturini su misura attivo dal 1954. Dalla Finlandia arriva invece la Finnish School of Watchmaking, fondata a Lahti nel 1944 e oggi con sede a Espoo. Con la scuola torinese e il produttore di cinturini, il salone allarga così il perimetro dall’orologio finito alla filiera che gli sta intorno, dalla formazione agli accessori.

Il gruppo più numeroso tra i debuttanti stranieri viene dagli Emirati Arabi Uniti. De Marquée, marchio di Dubai, lavora su quadranti in pietra naturale come malachite, lapislazzuli e occhio di tigre. Montero ha debuttato con un GMT su base Seiko NH34, proposto anche in un’edizione con scritte e numeri in arabo. Inanlou, fondato nel 2017, ha collezioni ispirate al viaggio come Seafarer e Silk Road. Dall’Asia arrivano Eniton, marchio cinese di orologi meccanici con movimenti di grande serie, e Vario, nato a Singapore nel 2016, che equipaggia i propri modelli con movimenti giapponesi o svizzeri, meccanici e al quarzo. Per stile e posizionamento sono proposte lontane dal microbrand italiano tipico, ed è proprio il confronto diretto, a pochi metri di distanza, a dare senso all’apertura internazionale.

Accanto ai nuovi arrivi torna il nucleo che ha costruito l’identità del salone. Tra gli stranieri si rivedono i francesi HGP, March LA.B e Wolbrook, già presenti nel 2025. Tra gli italiani tornano 31 marchi: Allemano, ALP Watches, Chronovenice, Clockface, CMC, Cuoierie Meccaniche Brelli, echo/neutra, Envision, Fathers, Frank Carrera, GAW, HTD Watches, Ichnos Watches, Importime Group, Kala Nea, Lonard, MilleMetri, Naga Time Co, Novecento Meccanografiche, Officine Tecniche, Orologi Calamai, Out of Order, Sante Castignani, Seacult, Thema Italy, Trematic, Varini Mario, Venezianico, Veriwatch, Vertigo Watches e Vespucci Orologi Firenze. L’elenco restituisce bene la varietà del microbrand italiano, dai nomi ormai riconoscibili come Venezianico, echo/neutra e Out of Order fino ai progetti più piccoli e artigianali, che trovano qui una delle poche occasioni per farsi conoscere dal pubblico.

Dal tornio manuale al calibro V5000

Watches of Italy 6

Il programma dei talk si apre sabato mattina, dalle 11 alle 12.30, con Gabriele Ribolini, che l’organizzazione presenta come decano dell’orologeria italiana e autore del primo tourbillon interamente realizzato a mano in Italia. Il suo intervento guarda a prima del CNC e della progettazione digitale, quando costruire un orologio dipendeva da materiali, esperienza e padronanza del gesto. Torni manuali, trapani ad archetto, utensili da taglio e strumenti di misura verranno ripercorsi nella loro evoluzione, fino alla nascita della micromeccanica di precisione. In un salone dove buona parte dei marchi lavora con movimenti e componenti prodotti in grande serie, è il talk che misura la distanza tra assemblare un orologio e costruirlo, e ricorda quanto di quel sapere manuale resti alla base della cultura tecnica di oggi.

Nel pomeriggio, dalle 15 alle 16.30, la scena passa a Venezianico. Alessandro Morelli, cofondatore e COO del marchio, ripercorrerà la nascita del calibro V5000. È il movimento a carica manuale progettato in Italia e realizzato da OISA, presentato nel 2025 con il Redentore Utopia: 25.200 alternanze l’ora e 60 ore di riserva di carica. Lo stesso calibro anima oggi il Redentore Levius, l’orologio elegante uscito a settembre con cassa in titanio Grado 5 e quadrante guilloché inciso a mano dal laboratorio Renzetti, in vendita a 4.750 euro. A moderare sarà Stefano Carazzali, direttore responsabile de La Clessidra 1945 e Sky Sport Watch Editor. È il talk che riporta il discorso al presente e anticipa in modo concreto la domanda della domenica. Come abbiamo raccontato nel nostro approfondimento sul V5000, anche un calibro nato in Italia monta un bilanciere fornito dalla svizzera Atokalpa: un dettaglio che mostra quanto sia sottile il confine che il Punzone vuole tracciare.

Quanto è italiano un orologio italiano

Domenica, dalle 15 alle 16.30, è in programma il talk che dà il tema all’edizione. Fabrizio Dellachà, fondatore e CEO del salone, presenterà ufficialmente il Punzone d’Italia, con la moderazione della co-organizzatrice Silvia Bonfanti. Il punto di partenza è una domanda semplice solo in apparenza: quanto è davvero italiano un orologio che si presenta come Made in Italy, in un settore dove progettazione, componenti e assemblaggio passano spesso da Paesi diversi? Secondo l’organizzazione, il Punzone è un sistema proprietario e depositato che sposta l’attenzione dall’origine commerciale alla provenienza delle lavorazioni, alla filiera e alle competenze manifatturiere coinvolte. Non si sa ancora come funzionerà in pratica: quali criteri verranno adottati, chi effettuerà le verifiche e quali marchi hanno già scelto di aderire. Sono le domande che porteremo in sala.

Il confronto con la Svizzera aiuta a capire perché il tema esiste. Lì la dicitura Swiss Made è regolata da un’ordinanza federale dedicata agli orologi. Servono un movimento svizzero, l’incassatura e il controllo finale nel Paese, lo sviluppo tecnico svolto in Svizzera e almeno il 60% dei costi di fabbricazione sostenuto sul territorio. In Italia una norma specifica per gli orologi non esiste. L’origine segue le regole doganali europee, che la attribuiscono al Paese dell’ultima trasformazione sostanziale. La dicitura «100% Made in Italy», introdotta nel 2009, è invece riservata ai prodotti disegnati, progettati, lavorati e confezionati interamente in Italia: una soglia difficile da raggiungere per la gran parte degli orologi prodotti nel nostro Paese, dove movimenti e componenti arrivano spesso dall’estero. In mezzo resta un territorio ampio, ed è lì che si gioca il racconto di molti microbrand italiani. Un sistema privato come il Punzone può portare chiarezza, ma la sua credibilità dipenderà da due condizioni: criteri pubblici e verificabili, e controlli indipendenti.

Orari, ingresso e cosa guardare

Le porte sono aperte dalle 10 alle 18 in entrambe le giornate, al civico 27 di via Tortona, a pochi passi dalla fermata Porta Genova della M2 e vicino alle linee del tram 2, 9 e 14. La registrazione si fa su Eventbrite e va completata prima della visita. All’interno il formato resta quello della mostra-mercato: si possono vedere e provare gli orologi, parlare con i fondatori e acquistare direttamente dagli espositori. Per il settimo anno consecutivo il salone sostiene anche Gli Amici del Sorriso O.D.V., l’associazione che organizza attività ricreative per i bambini ricoverati nei reparti di oncoematologia e chirurgia pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia; i visitatori potranno lasciare una donazione volontaria.

Tre aspetti, più degli altri, diranno se questa edizione segna davvero un passo avanti. Il primo è il Punzone: se domenica arriveranno criteri chiari e un metodo di verifica credibile, il salone avrà messo sul tavolo uno strumento utile a tutto il settore, non solo ai propri espositori; se resterà un’etichetta, sarà un’occasione persa. Il secondo sono i debuttanti: tra stand e prove al polso si capirà chi ha già un prodotto maturo e chi è ancora alla ricerca di una propria identità. Il terzo è il Levius, da vedere da vicino per capire cosa significhi oggi un calibro italiano su un orologio da poco meno di cinquemila euro. Le risposte arriveranno nel resoconto che pubblicheremo dopo il weekend milanese.

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