50 anni di Citizen Eco-Drive: le interviste a Sakata e Yajima e il nuovo Photon con calibro E036, due referenze da 5.000 pezzi a 890 e 990 euro
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:
Il 5 ottobre 2026, alla Fondazione Bisazza di Montecchio Maggiore (Vicenza), Citizen Watch Italy ha celebrato il cinquantenario di Eco-Drive con una mostra di cinquanta orologi, dai primi prototipi ai modelli del 2026. RecensioniOrologi.it ha intervistato Shinnosuke Sakata, ingegnere del Watch Development Center, e Yoshihisa Yajima, Senior General Manager del Watch Business Center. Il modello dell’anniversario è l’Eco-Drive Photon, con cassa ottagonale in Super Titanium da 39,6 mm, quadrante metallico fessurato multistrato e nuovo calibro E036, per il quale Citizen dichiara 365 giorni di autonomia. Le referenze BJ6560-53W (890 euro) e BJ6569-59X (990 euro) sono limitate a 5.000 esemplari ciascuna.
Alla Fondazione Bisazza Citizen ha festeggiato mezzo secolo di orologi a luce. Ho intervistato l’ingegnere che sviluppa i movimenti e il manager che guida la divisione orologi. E poi c’è il Photon, il modello nato per l’anniversario: due referenze da 5.000 pezzi ciascuna, in arrivo in Italia a 890 e 990 euro.
Cinquant’anni dopo il primo orologio analogico a luce, in Citizen non ci si chiede più se un orologio possa funzionare con la luce. Ci si chiede quanta ne basti. La sfida di oggi è accontentarsi di sempre meno luce, consumare meno energia e ripartire più in fretta dopo un lungo periodo al buio.
Lo hanno spiegato, con parole diverse, i due ospiti giapponesi che ho intervistato il 5 ottobre alla Fondazione Bisazza di Montecchio Maggiore (Vicenza), dove Citizen Watch Italy ha celebrato l’anniversario di Eco-Drive: Shinnosuke Sakata, ingegnere del Watch Development Center, e Yoshihisa Yajima, Senior General Manager del Watch Business Center.
Nella stessa giornata Citizen ha mostrato l’Eco-Drive Photon. Ha un quadrante di metallo fessurato che lascia passare poca luce e un calibro nuovo, l’E036, per il quale la casa dichiara 365 giorni di autonomia da una carica completa. Le referenze sono due, 5.000 esemplari ciascuna, a 890 e 990 euro.
Cinquanta orologi alla Fondazione Bisazza
La Fondazione Bisazza occupa un edificio industriale di Montecchio Maggiore, nel Vicentino, che è stato convertito invece di essere demolito e ospita in permanenza opere di design e architettura fatte con tessere di vetro per mosaico. Citizen l’ha scelta per un’affinità di linguaggio: nel mosaico la luce entra nel vetro, rimbalza all’interno e il colore cambia con l’angolo da cui si guarda. Succede lo stesso in un quadrante Eco-Drive, dove la luce attraversa la superficie invece di fermarsi sopra.
L’iniziativa è partita dalla casa madre giapponese, che ha voluto festeggiare l’anniversario anche in Italia, un mercato che secondo Citizen ha avuto un ruolo importante nello sviluppo di Eco-Drive. Citizen Watch Italy ha riunito giornalisti, creator e rivenditori attorno a una mostra di cinquanta orologi, dai primi prototipi ai modelli del 2026.
Il percorso si apre con un pannello che ricostruisce l’albero genealogico di Eco-Drive, cioè le discendenze da un modello all’altro. Seguono le vetrine, dove gli orologi storici sono aperti nei loro componenti (celle solari, accumulatori, quadranti, disegni di progetto) con il commento di chi li ha disegnati e costruiti.
Nella Sala Pucci, su un tavolo di marmo lungo ventidue metri, i cinquanta orologi non seguono l’ordine cronologico: sono divisi in cinque gruppi, in base a ciò che ciascuno ha reso possibile a quelli venuti dopo. Sulla parete opposta, sette torrette presentano altrettante tecnologie di quadrante. Al centro della sala, smontato come i modelli storici, c’è il Photon, l’ultimo orologio del percorso.
Fra i cinquanta, precisa Citizen, ci sono anche modelli concettuali che non sono mai andati in vendita. «Un anniversario si può celebrare dichiarando dei risultati e chiedendo di crederci. Qui abbiamo scelto di portare cinquanta oggetti e di lasciare che siano loro a rispondere», ha detto Marcello Borsetti, Ceo di Citizen Watch Italy.
Dal brevetto del 1973 al Crystron del 1976
Per Citizen la storia comincia nel marzo 1973, quando l’azienda deposita la domanda di brevetto per un orologio da polso alimentato dalla luce. La crisi petrolifera arriva sette mesi dopo, quindi l’idea la precede. Il problema era più concreto: l’orologio al quarzo richiedeva di cambiare periodicamente la pila e di smaltire quelle esaurite, e in azienda si riteneva che la soluzione non sarebbe rimasta accettabile a lungo.
Il primo prototipo funzionante è del 1974: quattro minuti di sole diretto per un giorno di funzionamento, tre mesi a carica piena. Non viene messo in commercio, perché con la luce di una stanza, e con un orologio che passa gran parte della giornata sotto una manica, la ricarica avrebbe richiesto ore.
Il Crystron Solar Cell arriva nei negozi nel settembre 1976. Ha otto celle di silicio monocristallino al centro del quadrante, bastano dieci minuti di sole diretto per un giorno di funzionamento, la precisione dichiarata è di 15 secondi al mese e il prezzo era di 45.000 yen. Citizen lo indica come il primo orologio da polso analogico alimentato dalla luce. Non è ancora un Eco-Drive: il nome arriva nel 1994, e la scheda dei fatti distribuita da Citizen indica per il Crystron una batteria a ossido d’argento.
In mezzo secolo è cambiata soprattutto la quantità di luce che serve. All’inizio circa l’80% doveva attraversare il quadrante per alimentare il movimento; oggi alcuni modelli funzionano con una trasmissione inferiore al 15%. Citizen precisa che il confronto è tra i primi orologi a luce e i modelli attuali con la soluzione a minore trasmissione, e che non si tratta di una media dell’intera gamma.
Per chi disegna i quadranti la differenza è enorme. Madreperla, verniciature metalliche, carta washi giapponese (anche tinta a mano), stampa a getto d’inchiostro, colore strutturale: materiali poco trasparenti e in qualche caso fragili, diventati utilizzabili solo quando il movimento ha imparato a vivere con pochissima luce.
Le tappe principali
| Anno | Tappa |
|---|---|
| Anni Ottanta | Passaggio al silicio amorfo, che rende meglio con la luce degli interni |
| Metà anni Ottanta | L’autonomia sale da due a otto giorni, dopo dieci anni di lavoro su celle, accumulatori e consumi |
| 1994 | Debutta il nome Eco-Drive; con la serie di calibri 78 la cella solare può essere nascosta dietro il quadrante |
| 2009 | Citizen realizza quello che era allora il più piccolo movimento Eco-Drive al mondo |
| 2018 | Precisione di ±1 secondo all’anno con il calibro 0100 (movimento autonomo, in condizioni normali) |
| 2023 | Luna Program, primo orologio analogico a luce con fase lunare automatica |
| 2026 | Eco-Drive Photon con calibro E036, 365 giorni di autonomia dichiarata |
L’intervista a Sakata e Yajima
Ho incontrato Shinnosuke Sakata e Yoshihisa Yajima uno dopo l’altro, il pomeriggio del 5 ottobre, alla Fondazione Bisazza. Le risposte sono state tradotte dal giapponese da un interprete e leggermente adattate per la lettura. Le note in corsivo sono mie.
Shinnosuke Sakata è ingegnere nella New Product Engineering Section del Watch Development Center. È in Citizen dal 2011 e ha lavorato su movimenti meccanici, al quarzo, Eco-Drive radiocontrollati, GPS e Bluetooth, tra cui il GPS F900 e il meccanico 0950 della Series 8. Dal 2022 si occupa di valutazione e validazione dei nuovi calibri.
Yoshihisa Yajima è Executive Officer e Senior General Manager del Watch Business Center. In Citizen dal 1992, è Brand Manager di Citizen, Frederique Constant e Bulova e presidente di Citizen Watch Company of America.
Cinquant’anni fa l’energia solare in un orologio era una scommessa. Oggi che cosa rappresenta Eco-Drive per chi lo progetta?
Sakata: Negli ultimi cinquant’anni abbiamo continuato a investire moltissimo su Eco-Drive. È una tecnologia alla quale teniamo particolarmente e che continua ad avere un ruolo molto importante per Citizen.
Non riguarda soltanto la funzionalità dell’orologio. Eco-Drive rappresenta in qualche modo anche la sua essenza, la sua semplicità fondamentale: utilizzare l’energia disponibile nell’ambiente per continuare a indicare il tempo.
Per questo continuiamo quotidianamente a sviluppare questi prodotti e questa tecnologia. Pensiamo che l’energia solare sia al centro della tecnologia Citizen.
Lei ha lavorato sul «bilancio energetico» dei calibri. In parole semplici: quanta luce serve a un Eco-Drive che passa molte ore sotto la manica?
Sakata: Dipende naturalmente dal modello, ma anche all’interno di una stanza possono bastare alcune ore di esposizione alla luce per fornire all’orologio l’energia necessaria al funzionamento.
Poi bisogna considerare l’utilizzo reale. L’orologio viene indossato al polso e può essere coperto dalla manica. Le condizioni cambiano inoltre molto durante l’anno: in estate l’esposizione alla luce è diversa rispetto all’inverno e cambiano anche il modo di vestirsi e le abitudini di chi indossa l’orologio.
Il nostro obiettivo è quindi progettare un orologio che possa adattarsi il più possibile all’ambiente e alle differenti condizioni di utilizzo nel mondo. Vogliamo riuscire a farlo funzionare con quantità di luce sempre inferiori e, contemporaneamente, ridurre il più possibile il tempo necessario per accumulare energia.
Nota: Citizen precisa che Eco-Drive sfrutta sia la luce solare sia quella degli interni, e che le prestazioni di ricarica e di funzionamento variano con l’intensità della luce.
Quanto dura davvero la batteria ricaricabile di un Eco-Drive? E cosa succede se l’orologio rimane molto tempo al buio?
Sakata: Se un Eco-Drive viene lasciato per un periodo molto lungo in un luogo completamente buio, naturalmente può arrivare a fermarsi.
La cura richiesta all’utilizzatore rimane però minima.
Esistono modelli dotati di una modalità di risparmio energetico, la Power Save, nella quale possiamo dire che l’orologio «va a dormire»: viene ridotto il consumo di energia e, quando si vuole utilizzare nuovamente l’orologio, basta riportarlo alla luce perché ricominci a funzionare.
Quindi il consiglio è semplicemente quello di non lasciare l’orologio completamente al buio per periodi estremamente lunghi.
Nota: nella risposta non compare una cifra sulla durata dell’accumulatore, e la cartella stampa di Citizen rimanda per questo al servizio assistenza o al rivenditore. I manuali di alcuni calibri Eco-Drive descrivono una cella ricaricabile che non richiede sostituzione periodica; dopo un uso molto prolungato i consumi possono aumentare per il deterioramento, e in quel caso la sostituzione spetta a un centro assistenza autorizzato. Nei modelli con Power Save, quando il movimento non produce più energia le lancette si fermano per ridurre i consumi e ripartono con la luce.
I nuovi calibri, come l’E036 del Photon, arrivano a un anno di autonomia. Che cosa è cambiato rispetto al passato?
Sakata: Generalmente i nostri Eco-Drive potevano raggiungere circa sei mesi di autonomia. Con il nuovo calibro siamo riusciti sostanzialmente a raddoppiare questo valore, portandolo da circa sei mesi fino a un anno.
È il risultato del lavoro che viene fatto continuamente sull’efficienza energetica e sulla progettazione del movimento.
Nota: Sakata si riferisce al calibro E036 del Photon, per cui Citizen dichiara 365 giorni di funzionamento da una carica completa, senza ulteriore esposizione alla luce. L’azienda dichiara che l’autonomia di circa un anno è attribuita all’E036 e ai calibri di pari specifica. L’E036 è stato progettato per questo modello: il quadrante fessurato lascia arrivare alla cella molta meno luce del normale, e secondo Citizen è il basso consumo del movimento a rendere possibile quel quadrante.
Quando un Eco-Drive completamente fermo torna alla luce, quanto deve aspettare il proprietario?
Sakata: Uno degli impegni che abbiamo preso nella progettazione è proprio quello di fare in modo che, appena l’orologio viene esposto nuovamente alla luce, possa ricominciare a muoversi in pochissimo tempo.
Stiamo cercando di accorciare sempre di più questo tempo di reazione. È uno degli aspetti della nostra tecnologia di cui siamo particolarmente orgogliosi.
Nota: Sakata parla del tempo necessario a far ripartire un movimento fermo, non a ricaricare completamente l’accumulatore, che può richiedere molto di più. Diversi calibri Eco-Drive hanno una funzione Quick Start, descritta nei manuali: con l’orologio esposto alla luce la lancetta dei secondi riprende a muoversi, in un tempo che dipende dalla luminosità.
Qual è l’errore più comune che fanno i possessori di un Eco-Drive?
Yajima: Eco-Drive è un orologio che funziona grazie alla luce. Per noi che lavoriamo su questa tecnologia vedere un Eco-Drive conservato sempre in un luogo completamente buio fa quasi «piangere il cuore».
L’orologio riesce a utilizzare anche quantità molto piccole di luce. Per questo, quando non lo indossate, è meglio evitare di lasciarlo per lunghissimi periodi completamente al buio. Potete tranquillamente tenerlo esposto in casa, dove possa ricevere almeno un po’ di luce.
In questo modo potete utilizzarlo per moltissimo tempo senza dovervi preoccupare continuamente della carica.
Nota: in pratica, un Eco-Drive non ha bisogno di sole ogni giorno, ma non conviene chiuderlo per mesi in un cassetto al buio.
Che cosa rappresenta Eco-Drive per l’identità di Citizen dopo 50 anni?
Yajima: Eco-Drive è diventato uno degli elementi iconici di Citizen. Non si tratta solamente della sua funzionalità. È qualcosa che rappresenta l’essenza stessa di ciò che vogliamo fare attraverso un orologio.
Per questo, anche dopo cinquant’anni, continuiamo a investire nella tecnologia e a svilupparla. La luce rimane uno degli elementi fondamentali della nostra ricerca e vogliamo continuare a migliorare Eco-Drive proprio partendo da questa idea.
Cosa resta da migliorare
Dalle due conversazioni porto via un cambio di domanda. Nel 1976 il problema era ricavare dalla luce l’energia per far andare un orologio. Oggi, nelle parole di Sakata, si lavora per farlo funzionare con quantità di luce sempre inferiori, ridurre il tempo che serve ad accumulare energia e accorciare quello di ripartenza dopo un lungo periodo al buio.
Il Photon mostra dove porta questo lavoro: un quadrante di metallo che lascia passare poca luce, reso possibile da un calibro che ne chiede pochissima. Yajima, dal canto suo, non considera chiusa la ricerca: la luce resta uno degli elementi fondamentali e Citizen vuole continuare a migliorare Eco-Drive partendo da lì.
Resta il capitolo ambientale. Citizen ricorda che Eco-Drive nasce anche per evitare la sostituzione periodica della pila e lo smaltimento di quelle esaurite. Sui dati, la linea Citizen L pubblica le emissioni di CO₂ lungo il ciclo di vita del prodotto, mentre per il policarbonato dei quadranti di alcuni modelli, interamente da materiale riciclato, l’azienda comunica l’origine e la diffusione: nell’esercizio 2025 è usato su metà dei nuovi modelli Eco-Drive lanciati in Giappone e all’estero.
Eco-Drive Photon: un quadrante che lascia passare poca luce
Il Photon è il modello con cui Citizen celebra il cinquantenario. Nasce da un concorso interno: il reparto pianificazione ha chiesto ai designer, di ogni anzianità, un orologio che fosse il simbolo di Eco-Drive, sul tema di una forma verso cui conduce la luce. Ha vinto il progetto di Shota Mimura, costruito sull’idea di ricavare il disegno dalle caratteristiche stesse della tecnologia, senza contenerla né nasconderla.
Il nome e la costruzione vengono dalla fisica. In azienda il progetto si chiama Double Slit Concept, dall’esperimento con cui Thomas Young, a inizio Ottocento, divise un raggio in due e lo lasciò ricomporre: sullo schermo comparvero bande chiare e scure alternate, la firma di un’onda. Il fotone è invece il quanto di luce: studiando l’effetto fotoelettrico, Einstein mostrò che la luce si comporta anche come una particella.
Il quadrante è fatto di due lamine metalliche fessurate sovrapposte, con una copertura anch’essa fessurata. Le fenditure della prima richiamano le increspature concentriche dell’acqua; la seconda, ruotata, ripete lo stesso disegno, e la sovrapposizione produce una figura vicina a una frangia d’interferenza. È il primo quadrante multistrato a fenditure realizzato da Citizen. Tra le lamine e la cella solare c’è una pellicola a colore strutturale: il colore nasce dalla riflessione e dall’interferenza della luce su strutture microscopiche, non da pigmenti, e per questo cambia con l’angolo da cui si guarda.
Il metallo non lascia passare la luce, e le fenditure ne portano alla cella molto meno del solito. Secondo Citizen la costruzione è possibile grazie al basso fabbisogno energetico del calibro E036, sviluppato apposta per questo modello: 365 giorni di funzionamento da una carica completa, senza ulteriore esposizione alla luce. La scheda del prodotto dice che la difficoltà è stata introdotta di proposito: il quadrante non risolve un problema tecnico, ne accetta uno.
La cassa è ottagonale con gli angoli arrotondati, in Super Titanium, e misura 39,6 mm di diametro. Il bracciale è integrato e filo con cassa e lunetta. Per trovare l’equilibrio tra ingombro al polso e comodità, i progettisti hanno costruito prototipi a passi di un decimo di millimetro. Sul fondello sono incisi il logo del cinquantenario e il numero progressivo dell’esemplare.
Le due referenze e i prezzi
| Calibro | E036, Eco-Drive, nuovo e sviluppato per il Photon |
| Autonomia dichiarata | 365 giorni da una carica completa, senza ulteriore esposizione alla luce |
| Cassa | Super Titanium, ottagonale con angoli arrotondati, 39,6 mm |
| Bracciale | Integrato, filo con cassa e lunetta |
| Tiratura | 5.000 pezzi per referenza, nel mondo |
| BJ6560-53W | Argento, blu strutturale sotto le fenditure, lancetta dei secondi gialla. 890 euro |
| BJ6569-59X | Nero e oro, trattamenti Duratect DLC e Duratect giallo ambra, lancetta dei secondi viola. 990 euro |
| Disponibilità in Italia | In arrivo nei prossimi giorni |
La versione nera e oro costa 100 euro in più. Come per ogni Eco-Drive, Citizen precisa che le prestazioni di ricarica e di funzionamento variano con l’intensità della luce.
Gli altri modelli del cinquantenario
Il Photon non è l’unico orologio che Citizen ha dedicato all’anniversario nel 2026. The Citizen AQ4091-56W è un’edizione limitata a 650 pezzi, con quadrante in carta washi tinta a mano, precisione annua di ±5 secondi e cassa e bracciale in Super Titanium. La collezione Light in Black riunisce cinque orologi in edizione limitata sul tema del nero, con dettagli color oro.
Domande frequenti sul Citizen Eco-Drive
Quanto costa il Citizen Eco-Drive Photon?
In Italia il BJ6560-53W, argento, costa 890 euro e il BJ6569-59X, nero e oro, 990 euro. Ogni referenza è limitata a 5.000 esemplari nel mondo.
Quanto dura la carica del Photon?
Citizen dichiara 365 giorni di funzionamento da una carica completa, senza ulteriore esposizione alla luce, grazie al nuovo calibro E036. Come per ogni Eco-Drive, i tempi reali di ricarica e di funzionamento variano con l’intensità della luce.
Quanta luce serve a un Eco-Drive?
Secondo Sakata dipende dal modello, ma anche in una stanza possono bastare alcune ore di esposizione per fornire l’energia necessaria. Contano la stagione e il fatto che la manica copra o meno il quadrante.
Cosa succede se un Eco-Drive resta al buio?
Se resta per un periodo molto lungo in un luogo completamente buio può fermarsi. Alcuni modelli hanno la funzione Power Save, che riduce i consumi finché l’orologio non torna alla luce. Yajima consiglia di tenerlo in casa, dove riceva almeno un po’ di luce, invece di chiuderlo in un cassetto.
Quanto ci mette un Eco-Drive a ripartire?
Sakata spiega che Citizen lavora per accorciare questo tempo. Diversi calibri hanno la funzione Quick Start, il cui tempo dipende dalla luminosità; la ricarica completa dell’accumulatore richiede molto di più.
La batteria di un Eco-Drive si cambia?
Non periodicamente: l’orologio usa una cella ricaricabile. Dopo molti anni può servire sostituirla, e l’intervento spetta a un centro assistenza autorizzato. Citizen non indica una durata dell’accumulatore e rimanda per questo al servizio assistenza o al rivenditore.
Il Crystron del 1976 era già un Eco-Drive?
No. Citizen lo indica come il primo orologio da polso analogico alimentato dalla luce, ma il nome Eco-Drive arriva solo nel 1994.
Fonti: cartella stampa e scheda di prodotto di Citizen Watch Italy, 5 ottobre 2026; interviste dell’autore a Shinnosuke Sakata e Yoshihisa Yajima, Fondazione Bisazza, 5 ottobre 2026. Prezzi per l’Italia comunicati da Citizen Watch Italy.
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