Classic Fusion Tributo: Hublot riporta in oro il suo primo orologio del 1980, 38 mm, calibro HUB1711 su base Zenith Elite, 30.200 euro
Notizia | Autore: Carmine Di Donato | Fonte: Hublot | Pubblicato il:
Presentate il 15 ottobre 2026, le referenze 262.VX.1130.RX.MDM in oro giallo con quadrante laccato nero opaco e 262.WX.6870.RX.MDM in oro bianco con quadrante in onice nero riprendono la lunetta a dodici viti dell’orologio lanciato da Carlo Crocco nel 1980, con cassa da 38 mm per 9,5 mm e impermeabilità fino a 100 metri. Il calibro automatico HUB1711, che Hublot dichiara costruito sull’architettura Zenith Elite, lavora a 4 Hz, conta 185 componenti e offre circa 50 ore di riserva di carica. Il prezzo è di 30.200 euro per entrambe le versioni, senza tiratura limitata, e Hublot devolve 100.000 franchi svizzeri alla Fondazione Main Dans la Main di Crocco.

Il 15 ottobre Hublot ha presentato da Milano il Classic Fusion Tributo, due versioni in oro che riportano in collezione il primo orologio della casa, quello lanciato da Carlo Crocco nel 1980 con la lunetta fissata da dodici viti. La cassa guarda indietro di quarantasei anni, la meccanica no: il calibro, che il comunicato italiano presenta soltanto come movimento di manifattura, è costruito sull’architettura Elite di Zenith, come la stessa Hublot dichiara nelle pagine dedicate al modello. È questo il punto che conta più delle viti ritrovate, perché dice quanto del Tributo appartiene al 1980 e quanto alla Hublot di oggi.
Le referenze sono due, la 262.VX.1130.RX.MDM in oro giallo con quadrante laccato nero opaco e la 262.WX.6870.RX.MDM in oro bianco con quadrante in onice nero, entrambe con cassa da 38 mm di diametro e 9,5 mm di spessore, calibro automatico HUB1711, impermeabilità fino a 100 metri e un prezzo di 30.200 euro, identico per le due versioni e senza tiratura limitata.
Mi convince la disciplina del progetto: proporzioni rimaste vicine all’originale, una cassa che resta sottile e, rispetto al Classic Fusion Original, più tenuta all’acqua e una meccanica di livello superiore. Mi convince meno il modo in cui viene raccontato, con la base Zenith lasciata fuori dal comunicato e un listino che sale parecchio rispetto a quel modello. È un orologio per chi ama la Hublot discreta di prima del Big Bang e cerca l’oro sul caucciù in una misura contenuta, non per chi vuole il miglior rapporto fra prezzo e dotazione dentro la collezione.
Il ritorno all’orologio di Crocco
Crocco veniva dall’azienda di famiglia, il gruppo Binda, attivo nella distribuzione di orologi in Italia, e con il marchio MDM Genève portò alla Fiera di Basilea un modello che chiamò Hublot, oblò in francese, per la forma della lunetta avvitata. Era un orologio al quarzo con cassa da 36 mm e un cinturino in caucciù naturale montato su una cassa d’oro, abbinamento che Hublot rivendica come il primo nella storia dell’orologeria. Il nome del modello finì poi per diventare quello dell’azienda. Leggo in quell’orologio soprattutto un esercizio di sottrazione, ed è questo il vincolo più severo per chi lo vuole rifare: ogni elemento aggiunto rischia di tradirlo più di qualunque cambio di misura.
Il ritorno passa prima di tutto dalla lunetta. Le viti in titanio a forma di H, che Hublot descrive leggermente bombate, tornano a fare da indici delle ore su un quadrante che non ne ha altri, con la data a ore 3 nella stessa posizione dell’originale. Il Classic Fusion Original del 2023, che pure si richiamava al modello di Crocco, si fermava a sei viti, troppo poche per segnare le ore: è questa la differenza fra citare il 1980 e ricostruirlo. Lo stesso criterio guida il cinturino in caucciù foderato, montato fra anse a vista e privo del sistema One Click che Hublot usa su molti suoi modelli. Il comunicato presenta la rinuncia come una scelta per restare fedeli all’originale, e il prezzo pratico è chiaro: si perde la possibilità di cambiare cinturino senza attrezzi.
Le due versioni condividono architettura e meccanica, ma non hanno lo stesso rapporto con l’originale. Quella in oro giallo è la riedizione vera e propria, e Hublot stessa la indica come la più vicina al primo modello: cassa e lunetta alternano superfici lucide e satinate, il quadrante, laccato in nero opaco, ha un leggero effetto antracite, la sigla MDM è tampografata in oro a ore 6 e anche la massa oscillante è in oro giallo, a 22 carati secondo le schede tecniche diffuse al lancio. L’oro bianco prende un’altra strada. La cassa è lucida, la lunetta alterna superfici lucide e satinate, le viti in titanio sono placcate nere e la pietra lucidata del quadrante prende il posto della lacca, mentre sul retro la massa oscillante passa al tungsteno nero. Hublot la descrive ispirata all’eleganza sartoriale italiana. Io la leggo più semplicemente come la versione per chi vuole quel disegno senza il richiamo diretto all’originale, perché rinuncia proprio al contrasto fra oro giallo e nero da cui tutto era partito.
Il legame con il fondatore è parte del progetto quanto l’oro. Crocco, che nel 2004 aveva affidato la guida dell’azienda a Jean-Claude Biver e nel 2008 l’ha ceduta a LVMH, nel comunicato ammette quanto gli sia costato affidarla ad altri e racconta di aver ritrovato, tornando a Nyon, una forte continuità: «Osservando l’evoluzione di Hublot, mi rendo conto che è stata la decisione migliore che abbia mai preso». La sigla MDM sul quadrante lavora su due piani. Richiama la firma MDM Genève del primo orologio e coincide con l’acronimo della Fondazione Main Dans la Main, che Crocco ha costituito nel 1998 per sostenere progetti umanitari ed educativi a favore dei bambini vulnerabili e alla quale Hublot devolverà 100.000 franchi svizzeri in suo omaggio. Nelle operazioni nostalgiche il fondatore rischia di diventare una figurina da esibire; qui la sua presenza ha almeno un contenuto concreto, e sta in quella donazione più che nelle dichiarazioni.
La base Zenith e cosa cambia
Nel comunicato l’orologio risulta ideato, sviluppato e assemblato a Nyon, dove Hublot ha la sua manifattura, ed è in questa chiave che va letta la definizione di calibro di manifattura: la base è l’Elite, la famiglia di automatici sottili che Zenith produce a Le Locle dalla metà degli anni Novanta. Il movimento lavora a 4 Hz, cioè 28.800 alternanze l’ora, conta 185 componenti e si mostra dal fondello in zaffiro con una massa oscillante scheletrata che riprende la H del marchio. Non considero la provenienza un limite. L’Elite ha alle spalle oltre trent’anni di produzione e un’architettura nata per le casse sottili, quindi coerente con un orologio che deve mantenere un profilo basso.
Hublot dichiara una riserva di carica di circa 50 ore, ottenuta ottimizzando il ruotismo, anche se il testo descrittivo della pagina del modello parla di 60: finché la casa non chiarisce, conviene tenere per buono il dato più prudente. Sul confronto con il Classic Fusion Original conviene però essere prudenti: il suo HUB1110, che le prove pubblicate al lancio indicavano costruito su base Sellita, compare con autonomie diverse a seconda della fonte, e l’unica conclusione onesta è che la differenza in ore non è un motivo per scegliere l’uno o l’altro. Il salto vero è altrove. La corona ora è avvitata e l’impermeabilità raddoppia rispetto ai 50 metri dell’Original, un margine che rende l’orologio più tranquillo nell’uso estivo senza trasformarlo in un subacqueo. Completa il quadro la garanzia 5+5 introdotta da Hublot quest’anno, che porta la copertura fino a dieci anni.
Per capire perché proprio Zenith basta guardare chi guida oggi Hublot. Julien Tornare è amministratore delegato dal settembre 2024, dopo sei anni alla guida di Zenith e una breve parentesi in TAG Heuer, e da allora il marchio ha cominciato a guardarsi indietro con una certa sistematicità: nel 2025 i vent’anni del Big Bang sono stati celebrati con edizioni che riprendevano il disegno del 2005, e ora si risale ancora più indietro, fino all’orologio di Crocco. Nel comunicato Tornare riassume l’idea così: «Rispettare Hublot significa onorarne le origini, non congelandola nel tempo, ma mantenendola in costante movimento». Leggo il Tributo come la mossa più esplicita di questa linea. Per molto tempo l’identità del marchio è coincisa con il Big Bang, con le sue casse voluminose e i materiali sperimentali; qui Hublot rimette al centro un tre sfere in oro di misura contenuta e gli affida una meccanica che arriva da dentro il gruppo, cioè dal mondo da cui proviene il suo amministratore delegato.
Quanto vale tornare alle origini
Il confronto più utile resta quello con l’Original in oro giallo da 38 mm, lanciato nel 2023 a 21.400 euro, 20.500 dollari negli Stati Uniti, contro i 30.200 euro e i 30.900 dollari che Hublot chiede oggi per il nuovo modello. La differenza è di circa il 41 per cento in euro, supera il 50 in dollari e dipende da più fattori insieme: la lunetta completa, la base Elite, la maggiore tenuta all’acqua, il quadrante in pietra della versione in oro bianco e un prezzo dell’oro che dal 2023 è salito in modo marcato. Sulla scelta pesa anche un dato di catalogo. Sul sito Hublot, nelle versioni italiana, svizzera e statunitense consultate a metà ottobre, l’Original compare ormai solo in titanio e in ceramica nera da 42 mm, e la versione in oro giallo non è più elencata. Per chi vuole un Classic Fusion in oro giallo con quadrante nero, l’alternativa interna più economica di fatto non c’è più, se non sul mercato dell’usato o fra le giacenze dei rivenditori.
| Original oro giallo 38 mm (2023) | Tributo oro giallo (2026) | |
|---|---|---|
| Viti in lunetta | Sei | Dodici, con funzione di indici |
| Calibro | HUB1110, base Sellita secondo le prove del 2023 | HUB1711, architettura Zenith Elite |
| Impermeabilità | 50 m | 100 m, corona avvitata |
| Prezzo di listino | 21.400 euro (20.500 dollari) al lancio | 30.200 euro (30.900 dollari) |
| Catalogo sul sito Hublot | Non più elencato in oro giallo | In vendita |
| Ha senso per | Chi accetta usato o giacenze pur di spendere meno | Chi vuole il disegno del 1980 con una meccanica aggiornata |
Restando nel listino Hublot, il confronto con il Big Bang dice ancora di più. Le edizioni limitate del Big Bang Reloaded dedicate a Mbappé e a Usain Bolt, cronografi flyback con calibro Unico in 200 esemplari ciascuna, costano 29.400 euro, cioè meno di un tre sfere con data prodotto senza limiti di serie. Qui il prezzo lo fanno l’oro massiccio e la storia, non la complicazione né la rarità. Hublot finora non ha annunciato versioni in titanio o in acciaio, che sarebbero la porta d’ingresso naturale per chi ama questo disegno ma non vuole pagare il metallo prezioso. Chi compra oggi paga materiale e significato. Chi ragiona sul rapporto fra prezzo e dotazione ha buone ragioni per aspettare di vedere se quel disegno arriverà anche su metalli meno costosi.
Alla fine il valore di questo orologio si misurerà fuori dall’orologio stesso. Se la lunetta completa e la base Elite resteranno confinate a due referenze in oro, il Tributo sarà un omaggio riuscito per pochi e poco altro. Se invece diventeranno lo standard del Classic Fusion, oggi ancora legato a sei viti e a una meccanica di altra provenienza, Hublot avrà usato il suo primo orologio per correggere la collezione che ne porta il nome. Per ora è solo una possibilità, ma è il motivo per cui considero questo lancio più importante di quanto dica il suo prezzo: conta meno per quello che costa che per quello che potrebbe cambiare.
Scheda tecnica
| Referenze | 262.VX.1130.RX.MDM (oro giallo); 262.WX.6870.RX.MDM (oro bianco) |
| Cassa | Oro giallo 18 carati lucido e satinato; oro bianco 18 carati lucido |
| Diametro e spessore | 38 mm; 9,5 mm |
| Lunetta | Oro 18 carati con 12 viti in titanio a forma di H, lucide sull’oro giallo e placcate nere sull’oro bianco |
| Fondello | Oro 18 carati satinato con zaffiro |
| Quadrante | Nero opaco laccato con effetto antracite (oro giallo); onice nero lucido (oro bianco) |
| Calibro | HUB1711 di manifattura a carica automatica, su architettura Zenith Elite |
| Frequenza e componenti | 4 Hz (28.800 alternanze/ora); 185 componenti |
| Riserva di carica | Circa 50 ore secondo la scheda tecnica (60 nel testo della pagina Hublot) |
| Massa oscillante | Scheletrata a forma di H; oro giallo 22 carati sulla versione in oro giallo, tungsteno nero su quella in oro bianco |
| Funzioni | Ore, minuti, secondi, data a ore 3 |
| Impermeabilità | 100 m (10 ATM), corona avvitata |
| Cinturino e chiusura | Caucciù foderato nero; chiusura in oro 18 carati e acciaio placcato nero con fibbia deployante in titanio placcato nero |
| Prezzo e disponibilità | 30.200 euro per entrambe le versioni; non limitato; punti vendita Hublot selezionati e hublot.com; garanzia 5+5 |
Immagini: Hublot.
Domande frequenti
Come funziona la garanzia 5+5 di Hublot?
Per gli orologi idonei acquistati dal 1° gennaio 2026 Hublot prevede una garanzia di base di cinque anni. Altri cinque anni si aggiungono in via opzionale con il programma Hublotista, per una copertura complessiva fino a dieci anni.
Dove si acquista e quanto costa in Italia?
Hublot lo vende nei propri punti vendita selezionati e online su hublot.com. Il prezzo in Italia è di 30.200 euro, uguale per la versione in oro giallo e per quella in oro bianco.
A quale polso si adatta una cassa da 38 mm come questa?
Hublot dichiara 38 mm di diametro e 9,5 mm di spessore, ma non comunica la distanza fra le anse, il dato che più condiziona la vestibilità. Con anse a vista e cinturino in caucciù conviene provarlo in boutique prima di decidere.
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