Il ritorno di un cronografo subacqueo nato nel 1969 riaccende l’attenzione su una categoria di orologi-strumento che il mercato contemporaneo propone di rado. La decisione di Doxa di collocarlo nella collezione permanente, e non in una serie limitata, segna una direzione precisa nel segmento dei dive watch sotto la soglia dei quattromila euro.
Doxa riporta in collezione il cronografo subacqueo del 1969: otto referenze e un nuovo blu Caribbean
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:
Il Doxa SUB 200 T.Graph II è la nuova versione di un orologio subacqueo con cronografo presentato originariamente nel 1969. Entra nella collezione permanente del marchio con otto referenze (quattro quadranti, ognuno disponibile con bracciale in acciaio o cinturino in caucciù), cassa in acciaio inox 316L da 42 mm, impermeabilità fino a 200 metri e movimento automatico svizzero Sellita SW510. Prezzi a partire da 3.950 euro, con disponibilità prevista dalla fine di giugno 2026.
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Ci sono categorie di orologi che il mercato sembra aver lasciato indietro, e il cronografo subacqueo è una di queste: unire la cronometria di superficie alla logica di un vero strumento d’immersione resta un esercizio di equilibrio che pochi marchi affrontano con convinzione. È per questo che l’arrivo del nuovo SUB 200 T.Graph II (diverso dal Doxa SUB 200 C-Graph II) mi interessa parecchio. Doxa non lo presenta come un episodio isolato o come l’ennesima serie celebrativa a tiratura ridotta, ma lo inserisce stabilmente nella propria collezione permanente, declinandolo in otto referenze che coprono quattro varianti di quadrante, ciascuna disponibile con bracciale in acciaio o cinturino in caucciù. È una mossa che dice molto sull’intenzione del marchio: non un oggetto da teca, ma uno strumento da polso pensato per essere comprato e usato. La cassa arancione e leggermente generosa nello spessore non chiede permesso e non cerca di sedurre con finiture preziose; comunica subito la propria vocazione, quella di entrare in acqua e tenere il tempo mentre ci si è dentro. Prima di scendere nel dettaglio della prova e delle specifiche, vale la pena capire da dove arriva un orologio così, perché la sua identità affonda le radici in un’intuizione di quasi sessant’anni fa.
| Nome modello | Doxa SUB 200 T.Graph II |
| Referenza/Edizione | 8 referenze (4 quadranti × 2 allacciature) |
| Materiale cassa | Acciaio inox 316L |
| Complicazione principale | Cronografo (contatore 30 minuti) |
| Edizione (numero esemplari) | Collezione permanente (non limitata) |
| Prezzo | Da 3.950 € (caucciù) / 3.990 € (bracciale) |
1969 e l’intuizione di un cronografo che scende sott’acqua
Per capire il senso del modello che ho davanti bisogna tornare al 1969, anno in cui Doxa mise in commercio il primo SUB 200 T.Graph. All’epoca montare una complicazione cronografica su un orologio nato per scendere sott’acqua era una scelta tutt’altro che scontata: il segmento dei subacquei viaggiava su binari di pura essenzialità, e l’idea di affiancare alla lettura del tempo di immersione un meccanismo per cronometrare intervalli brevi suonava quasi controintuitiva. Va ricordato che la casa di Le Locle non era nuova a intuizioni di questo tipo. Già nel 1967 era stata la prima a portare al grande pubblico un orologio da sub con lunetta unidirezionale, lo strumento che ancora oggi permette di calcolare in modo sicuro la durata di una discesa: introdurre due anni dopo un cronografo dentro quella stessa piattaforma significava spingere ancora più in là la logica del “tool watch”. Quella combinazione, a guardarla con gli occhi di oggi, era in anticipo sui tempi. Il T.Graph proponeva un secondo registro di misurazione senza sacrificare ciò che contava davvero, cioè la leggibilità in condizioni proibitive. Non rivoluzionò il mercato al debutto, ma piantò un seme che negli anni avrebbe trasformato quell’oggetto di nicchia in un riferimento ricercato dagli appassionati. È da questa eredità che parte la nuova generazione, ed è interessante vedere come Doxa abbia scelto di rileggerla.
C’è una distinzione che Doxa tiene a sottolineare e che, una volta colta, cambia il modo di guardare l’intero orologio: questo non è un cronografo subacqueo, ma un orologio subacqueo che ospita anche un cronografo. La sfumatura non è un gioco di parole da ufficio marketing, ma la chiave di lettura di tutta la progettazione. Sott’acqua lo strumento di riferimento resta uno solo, la lunetta unidirezionale: è lei a scandire il tempo trascorso in immersione, ed è una funzione che riguarda la sicurezza prima ancora della comodità. Il meccanismo cronografico, invece, entra in gioco quando si torna in superficie o nelle fasi che precedono e seguono la discesa. Penso agli intervalli tra un’immersione e l’altra, alla scansione delle soste di sicurezza, al conteggio dei minuti mentre si attende il compagno o si deriva in corrente. In altre parole, la complicazione lavora come un secondo livello di misurazione che si aggiunge senza mai mettersi in mezzo. Vale la pena ricordare, per chi non mastica la materia, perché la lettura del tempo subacqueo affidata alla ghiera sia preferibile a quella del cronografo: la lunetta resta intelligibile a colpo d’occhio anche con guanti spessi, scarsa visibilità e l’adrenalina di una situazione complicata, mentre la pressione dei pulsanti richiede un gesto fine e una concentrazione che in profondità non sempre ci si può permettere. È in questa gerarchia delle funzioni, e non nella semplice somma delle complicazioni, che si riconosce la mano di un marchio che gli orologi-strumento li progetta da decenni.
Proporzioni riviste, leggibilità intatta: cassa, quadrante e le quattro anime cromatiche
Il capitolo più interessante della nuova generazione, a mio avviso, riguarda le proporzioni, perché è lì che si gioca la differenza tra un orologio che si subisce al polso e uno che ci si dimentica di indossare. Doxa è intervenuta con misura: il diametro scende da 43 a 42 mm e lo spessore passa da 15,15 a 14,6 mm. Sulla carta sembrano ritocchi minimi, ma nel mondo dei segnatempo da polso anche pochi decimi spostano l’equilibrio percepito, soprattutto su una cassa a cuscino come questa, la silhouette che da sempre identifica il marchio. A completare il quadro dimensionale ci sono dati che spesso si trascurano e che invece determinano la vestibilità reale: lo sviluppo lungo la cassa arriva a 44,5 mm e la distanza tra le anse è fissata a 20 mm, un valore standard che apre alla sostituzione del cinturino senza acrobazie. La scelta dell’acciaio inox 316L per la cassa non è un dettaglio da poco, perché è la lega che meglio resiste alla corrosione salina, requisito non negoziabile per uno strumento destinato all’acqua. Quello che apprezzo è che il lavoro non si è limitato a limare numeri, ma ha agito sulla loro interazione: equilibrio dei volumi, stabilità sul polso, distribuzione delle masse. Il risultato dovrebbe essere un orologio che mantiene intatta la propria presenza scenica adattandosi a una platea più ampia di polsi, perché un dive watch che non poggia bene è, semplicemente, un dive watch che si finisce per non mettere.
Sotto il vetro zaffiro trattato antiriflesso, il quadrante racconta tutto ciò che serve sapere su questo strumento e nulla di più. La leggibilità è la vera ossessione progettuale, e la disposizione delle indicazioni lo dimostra: il contatore dei 30 minuti del cronografo siede a ore 3, quello dei 60 secondi a ore 9, mentre la finestrella della data trova posto a ore 6 senza spezzare la simmetria. È una geometria pulita, ordinata, dove ogni elemento occupa la posizione che gli compete e nessuno ruba spazio agli altri. Gli indici dipinti sono sottolineati dal trattamento luminescente Super-LumiNova, lo stesso che riveste le lancette, e qui vale la pena aprire una piccola parentesi tecnica: la luminescenza non è un vezzo estetico, ma una necessità operativa, perché sott’acqua la luce cala drasticamente già a pochi metri di profondità e un quadrante che continua a comunicare l’ora al buio fa la differenza tra leggere il tempo e tirare a indovinare. La minuteria esterna dipinta completa un impianto grafico che privilegia la chiarezza assoluta. Niente fronzoli, niente decori che distraggano: solo le informazioni di cui un subacqueo ha realmente bisogno, restituite con quella immediatezza che è da sempre la firma stilistica di Doxa.
Il capitolo cromatico è quello in cui la tradizione Doxa parla più forte, e con la nuova generazione il ventaglio si allarga a quattro tonalità di quadrante. Tre sono nomi che gli appassionati conoscono a memoria: l’arancione Professional, vera bandiera del marchio e tinta che ha reso il SUB riconoscibile a colpo d’occhio nella storia dell’orologeria; il nero Sharkhunter, dalla vocazione più sobria e mimetica; e l’argento Searambler con finitura soleil, che cattura la luce con un effetto raggiato. La novità che attira lo sguardo è però il blu Caribbean, un blu scuro e profondo, quasi navy, che non è affatto un colore inedito nell’universo del marchio. Questa tonalità accompagna la linea SUB fin dalla fine degli anni Sessanta, ed è qui che mi interessa sottolineare un punto: vederla approdare sul T.Graph non è un’operazione di mero restyling, ma il recupero di un codice cromatico storico applicato a un modello che finora ne era rimasto privo. Il Caribbean non stravolge la lettura del quadrante, la arricchisce di una sfumatura, regalando una variazione che alla luce rivela una certa profondità invece di appiattirsi in un blu uniforme. Per chi cerca un dive watch dal carattere meno squillante dell’arancione ma più espressivo del nero, è probabilmente la scelta che mette tutti d’accordo.
Un motore onesto e otto modi di portarlo al polso
Sotto il fondello a vite batte un Sellita SW510, un automatico svizzero costruito sull’architettura del celebre Valjoux 7750, una delle basi cronografiche più collaudate e diffuse di sempre. Le cifre tecniche parlano chiaro: oscilla a 28.800 alternanze/ora, ovvero 4 Hz, e garantisce una riserva di carica di circa 56 ore, quasi due giorni e mezzo di autonomia che permettono di posare l’orologio nel weekend e ritrovarlo carico. Doxa lo personalizza con le proprie decorazioni, ma non lo presenta come un calibro di manifattura, e questa è una scelta che condivido pienamente. Qui mi preme spiegare perché: un orologio concepito come strumento di lavoro non ha bisogno di un movimento esibito dietro un fondello trasparente, ha bisogno di un cuore meccanico che parta sempre, regga gli urti e si faccia riparare ovunque nel mondo senza pellegrinaggi presso la casa madre. Affidarsi a un calibro robusto, onesto e ampiamente conosciuto dagli orologiai significa privilegiare la sostanza sulla scena. Sarebbe stato un errore stravolgere questa filosofia inseguendo la moda della manifattura a tutti i costi: il valore di un dive watch come questo si misura sull’affidabilità, non sulla rarità del motore che lo anima.
Sul fronte degli accoppiamenti, Doxa applica la stessa logica pragmatica che ne guida l’intera filosofia, e qui i numeri raccontano una storia più ricca di quanto sembri. Ogni quadrante è disponibile in due configurazioni: il bracciale in acciaio “grain de riz”, motivo a chicco di riso che riprende l’estetica storica della collezione, oppure il cinturino in caucciù, pensato per un uso più diretto e una tenuta affidabile nelle condizioni più varie. Da questa doppia scelta nasce una gamma di otto referenze complessive, quattro colori moltiplicati per due tipologie di allacciatura. Vale la pena notare come Doxa abbia curato l’abbinamento cromatico del caucciù: la versione Professional arriva con cinturino arancione in tinta, la Caribbean con un caucciù blu navy coordinato, mentre Sharkhunter e Searambler adottano la gomma nera. È un dettaglio che trasforma le varianti su strap colorato da semplici orologi in oggetti dall’aspetto compiuto e armonioso. Entrambe le soluzioni montano una fibbia déployante firmata, dotata di estensione per muta, l’accessorio che consente di allargare la chiusura quando si indossa una tuta spessa. Mettere l’utente nelle condizioni di scegliere, con un divario di prezzo contenuto tra le due versioni, è a mio avviso la risposta più sensata: c’è chi non vuole avere a che fare con un bracciale e chi non concepisce un sub senza maglie d’acciaio, e accontentare entrambi senza forzature è esattamente ciò che ci si aspetta da un marchio che fa dello strumento la propria ragione d’essere.
Dalla cava ghiacciata al listino: comportamento reale e collocazione di mercato
Quando si parla di un orologio destinato a finire sott’acqua, le specifiche di tenuta non sono un dettaglio da relegare in fondo alla scheda, ma il cuore della sua credibilità. L’impermeabilità è garantita fino a 200 metri, pari a 20 atmosfere e a circa 656 piedi, una soglia ampiamente sufficiente per coprire l’intero spettro dell’immersione ricreativa con un margine di sicurezza confortante. A presidiare questa tenuta lavorano la corona e il fondello, entrambi a vite: avvitare questi elementi significa sigillare meccanicamente i punti più vulnerabili della cassa, quelli da cui l’acqua tenterebbe altrimenti di insinuarsi. La lunetta, come da tradizione del marchio, è in acciaio inox e ruota in un’unica direzione. Qui mi preme spiegare il senso di questa unidirezionalità a chi non frequenta il mondo subacqueo: la ghiera può girare solo in senso antiorario proprio per ragioni di sicurezza, così che un eventuale spostamento accidentale possa unicamente accorciare il tempo di immersione calcolato, mai allungarlo, evitando che il subacqueo creda di avere più autonomia di quanta ne abbia realmente. Dalla mia esperienza con le lunette Doxa, il movimento è quello giusto: scatti netti e decisi, nessun gioco fastidioso, nessun tintinnio che tradisca una costruzione approssimativa. Fa il suo lavoro, lo fa bene, e da uno strumento di questo tipo non si chiede altro.
La parte più rivelatrice di qualunque dive watch è il comportamento nel suo ambiente naturale, e qui posso ragionare sulla prova condotta con la variante Sharkhunter in una cava sommersa del Wisconsin, con acqua a circa 4 °C. Sono condizioni che mettono alla prova non solo l’orologio ma anche le scelte di vestibilità, perché una temperatura così bassa impone l’uso di una muta stagna, e il braccio ingombrante che ne deriva costringe a fissare il segnatempo con un cinturino in nylon lungo e regolabile per adattarlo alla circonferenza maggiorata. Sul nylon nero il quadrante Sharkhunter trova la sua dimensione, mimetizzandosi al punto da sembrare un altro tassello dell’equipaggiamento subacqueo più che un accessorio da esibire. È un’osservazione che dice molto sull’indole di questo modello: in profondità non cerca attenzione, resta in disparte finché non serve, e basta un’occhiata rapida per leggere da quanto tempo si è scesi. Il dato che conta davvero è la leggibilità, rimasta impeccabile anche con visibilità ridotta, esattamente la situazione in cui un quadrante mal concepito ti abbandona. La resistenza alle temperature prossime allo zero, poi, non ha dato alcun segno di cedimento. Tutto questo conferma sul campo ciò che la scheda tecnica promette sulla carta, ed è la prova più convincente che le scelte progettuali di Doxa non restano teoria.
Veniamo al capitolo che inevitabilmente orienta molte decisioni d’acquisto, quello del prezzo. La versione con cinturino in caucciù è proposta a 3.950 euro, mentre quella con bracciale in acciaio sale a 3.990 euro, con un divario di appena quaranta euro tra le due configurazioni. Per chi ragiona su altri listini, i riferimenti ufficiali parlano di 3.650 e 3.690 franchi svizzeri, oppure 4.250 e 4.290 dollari. È un posizionamento che colloca il T.Graph II in una fascia decisamente competitiva, ed è qui che conviene fare una riflessione sul valore reale. A queste cifre il mercato offre diversi cronografi subacquei, alcuni dei quali eccellenti, e sarebbe ingenuo sostenere il contrario. Quello che pochi possono mettere sul piatto, però, è un patrimonio di esperienza nel settore dei subacquei che affonda le radici nel 1969, una palette cromatica che pesca direttamente dalla storia del marchio e un nome che chi si immerge per mestiere ha imparato a conoscere da generazioni. La domanda che mi pongo, e che giro a chi sta valutando l’acquisto, è semplice: si compra solo la somma delle specifiche tecniche, o anche la coerenza di un progetto che porta avanti un’idea precisa da quasi sessant’anni? La risposta, naturalmente, dipende da cosa si cerca in un orologio. Ma a questo prezzo, l’eredità che il T.Graph II mette sul tavolo non è un dettaglio trascurabile.
Tirando le somme, il SUB 200 T.Graph II mi pare uno di quegli orologi che sanno esattamente cosa vogliono essere e non si disperdono nel tentativo di accontentare tutti. È pensato per chi vive l’acqua, che si tratti di immersioni vere o semplicemente di una vita trascorsa accanto al mare, e a chi si riconosce in questo profilo merita senza dubbio uno sguardo attento. Doxa non lo confina in una serie limitata destinata a sparire dai listini, ma lo accoglie nella propria collezione permanente, scelta che ne rafforza la natura di strumento da usare piuttosto che da custodire. La disponibilità è fissata per la fine di giugno 2026, secondo la formula “see now, buy now” che permette di passare dall’annuncio all’acquisto senza attese, attraverso la rete dei rivenditori ufficiali del marchio e la boutique online doxawatches.com. È il modo più coerente di chiudere il cerchio per un orologio che, fin dalla sua prima incarnazione, è sempre stato concepito per essere indossato e portato dove conta davvero, cioè sott’acqua.
Scheda tecnica e dati principali
| Cassa | |
| Diametro | 42 mm (sviluppo 44,5 mm; anse 20 mm) |
| Spessore | 14,6 mm |
| Materiale | Acciaio inox 316L |
| Vetro | Zaffiro con trattamento antiriflesso |
| Corona e fondello | Avvitati |
| Quadrante | |
| Colori | Arancione Professional, nero Sharkhunter, argento soleil Searambler, blu Caribbean |
| Contatori e data | 30 min a ore 3, 60 sec a ore 9, data a ore 6 |
| Luminescenza | Super-LumiNova su indici e lancette |
| Movimento | |
| Calibro | Sellita SW510 automatico (base Valjoux 7750) |
| Frequenza | 28.800 alt/ora (4 Hz) |
| Riserva di carica | Circa 56 ore |
| Dettagli esterni | |
| Lunetta | Acciaio inox, rotazione unidirezionale |
| Impermeabilità | 200 m / 20 ATM (circa 656 piedi) |
| Bracciale/cinturino | Acciaio “grain de riz” o caucciù, fibbia déployante con estensione muta |
| Edizione e prezzo | |
| Referenze e disponibilità | 8 referenze, collezione permanente, dalla fine di giugno 2026 |
| Prezzo | 3.950 € caucciù / 3.990 € bracciale (CHF 3.650/3.690 – USD 4.250/4.290) |
FAQ – Domande frequenti
Quanto costa il Doxa SUB 200 T.Graph II?
Il listino parte da 3.950 euro per la versione con cinturino in caucciù e sale a 3.990 euro per quella con bracciale in acciaio. I riferimenti internazionali sono CHF 3.650/3.690 e USD 4.250/4.290.
È un’edizione limitata?
No. A differenza di quanto lascerebbero intendere alcune fonti meno precise, il T.Graph II entra nella collezione permanente di Doxa e non in una serie a tiratura limitata.
Quante referenze e colori sono disponibili?
Le referenze totali sono otto: quattro colori di quadrante (arancione Professional, nero Sharkhunter, argento soleil Searambler, blu Caribbean), ciascuno proposto con bracciale in acciaio o cinturino in caucciù.
Quale movimento monta?
Il calibro è il Sellita SW510, un automatico svizzero basato sull’architettura del Valjoux 7750. Oscilla a 28.800 alternanze/ora (4 Hz) e offre circa 56 ore di riserva di carica.
È un cronografo subacqueo?
Secondo Doxa è più corretto definirlo un orologio subacqueo dotato di cronografo. Sott’acqua lo strumento primario resta la lunetta unidirezionale, mentre il cronografo serve per la misurazione dei tempi in superficie.
Qual è l’impermeabilità e che dimensioni ha la cassa?
La tenuta è garantita fino a 200 metri (20 ATM). La cassa in acciaio 316L misura 42 mm di diametro, 44,5 mm di sviluppo e 14,6 mm di spessore, con anse da 20 mm.
Quando sarà disponibile?
La commercializzazione è prevista dalla fine di giugno 2026, con formula “see now, buy now”, presso i rivenditori ufficiali Doxa e sulla boutique online doxawatches.com.











