Gli ottant’anni dei Nastri d’Argento hanno avuto anche un risvolto orologiero: l’unico premio della serata firmato da una casa di orologi, l’Hamilton Behind the Camera, è andato ad Andrea De Sica. Vale la pena leggere il riconoscimento dal punto di vista meno raccontato dalla stampa generalista, quello dell’orologeria che da quasi un secolo abita i set del cinema.
Andrea De Sica premiato da Hamilton: il riconoscimento del cinema ai Nastri d’Argento
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:
Il 24 giugno 2026, al Teatro Argentina di Roma, nella serata per gli ottant’anni dei Nastri d’Argento, Hamilton ha assegnato la dodicesima edizione italiana del Behind the Camera Award ad Andrea De Sica, premiato per il film Gli occhi degli altri. Soprannominato “orologio da regista”, il marchio è legato al grande schermo da oltre novant’anni e da più di cinquecento film.
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Il 24 giugno, sul palco del Teatro Argentina di Roma, durante la serata che ha celebrato gli ottant’anni dei Nastri d’Argento, è stato assegnato l’Hamilton Behind the Camera Award, arrivato alla sua dodicesima edizione italiana. È un premio dedicato a chi lavora dietro la macchina da presa, e a consegnarlo non è una casa di produzione né un festival, ma un marchio di orologi. Quest’anno il riconoscimento è andato a un autore del nostro cinema, e proprio attorno a quel premio vale la pena fermarsi: dietro c’è un rapporto lungo quasi un secolo tra Hamilton e il grande schermo, che a un appassionato dice molto più di quanto sembri.
| Premio | Hamilton Behind the Camera – Nastri d’Argento |
| Vincitore 2026 | Andrea De Sica (Gli occhi degli altri) |
| Edizione | 12ª (italiana, dal 2013) |
| Dove | Teatro Argentina, Roma |
| Quando | 24 giugno 2026 |
| Cornice | 80ª edizione dei Nastri d’Argento |
| Oggetto-premio | Orologio Hamilton personalizzato |
Il premio va ad Andrea De Sica per “Gli occhi degli altri”
Il nome uscito dalla busta è quello di Andrea De Sica, premiato per Gli occhi degli altri, thriller dalle marcate sfumature psicologiche di cui ha curato non solo la regia ma anche soggetto e sceneggiatura. La motivazione riconosce uno sguardo capace di tenere lo spettatore in tensione costante, in sintonia con il mood del racconto. Per il regista si è trattato di una doppia presenza alla serata degli ottant’anni: il suo film figurava anche nella cinquina per la Migliore regia, in un’edizione poi dominata da La grazia di Paolo Sorrentino.
Ecco il video della serata:
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L’orologio consegnato: il Khaki Field Murph, lo stesso di Interstellar
C’è un risvolto che chiude il cerchio meglio di qualsiasi discorso: il segnatempo finito al polso del regista è il Khaki Field Murph Auto (referenza H70605731), cioè la riedizione fedele dell’orologio che compare in Interstellar. Premiare un autore con il modello-simbolo del legame tra la maison e il grande schermo è una scelta tutt’altro che neutra, e dice quanto il marchio tenga a quella narrazione. Sul piano tecnico parliamo di un automatico in acciaio da 42 mm, spesso 11 mm, animato dal calibro H-10 con 80 ore di riserva di carica, vetro zaffiro, fondello a vista e tenuta stagna fino a 100 metri. Il particolare che lo rende riconoscibile a colpo d’occhio non è nei numeri ma in un vezzo cinematografico: lungo la lancetta dei secondi corre la parola «Eureka» scritta in codice Morse, citazione diretta della scoperta di Murph nel film. A listino il prezzo si aggira sui 1.095 euro, una cifra che lo tiene tra gli automatici dall’identità forte ma ancora accessibili.
Un premio che illumina chi resta fuori campo
Il meccanismo del riconoscimento è interessante perché va nella direzione opposta a quella del tappeto rosso. Mentre la serata accende i riflettori sui volti noti, questo premio sceglie di illuminare chi resta fuori campo: sceneggiatori, costumisti, montatori, direttori della fotografia, registi. È un’idea nata negli Stati Uniti, dove negli anni il marchio ha celebrato figure come direttori della fotografia e autori che raramente finiscono sotto i flash, e che in Italia ha trovato casa a partire dal 2013, quando Hamilton ha legato il proprio nome a quello dei Giornalisti Cinematografici. Da allora il premio viene consegnato ogni anno a una personalità del nostro cinema che si è distinta nei dodici mesi precedenti.
C’è un dettaglio che, da appassionato, trovo tutt’altro che secondario: a chi vince non spetta una targa o una statuetta, ma un orologio Hamilton personalizzato. La scelta dell’oggetto-premio non è casuale e racconta una piccola coerenza interna. Un segnatempo è esso stesso una misura del tempo e del mestiere, e regalarne uno a chi costruisce film — un lavoro fatto di precisione, attese e sincronie — chiude un cerchio che lega il gesto artigianale dell’orologeria a quello, altrettanto invisibile, di chi sta dietro la macchina da presa.
Nelle sue prime undici edizioni il riconoscimento ha attraversato registi, attori e musicisti, a conferma di quanto il concetto di “talento dietro le quinte” venga interpretato in senso ampio. Tra i nomi premiati negli anni:
- Alessandro Gassmann
- Pierfrancesco Diliberto (Pif)
- Luca Zingaretti
- Gabriele Mainetti
- Gabriele Muccino
- Luciano Ligabue
- Stefano Sollima
- Edoardo Leo
- Colapesce e Dimartino
- Brando De Sica
- Paolo Genovese
Dalle ferrovie al set: la credibilità che fa la differenza
Per capire come un marchio sia diventato una presenza così naturale sul set conviene partire da dove tutto è cominciato, e non dallo schermo. Hamilton nasce a Lancaster, in Pennsylvania, nel 1892, e si costruisce una reputazione lontano dai riflettori: i suoi strumenti scandiscono gli orari delle prime ferrovie americane, accompagnano i pionieri dell’aviazione e finiscono al polso dei soldati. È un’identità fatta di affidabilità prima che di estetica, e in questo dettaglio c’è già la chiave di tutto. Un oggetto progettato per funzionare davvero, in contesti dove un errore di lettura ha conseguenze concrete, porta con sé una credibilità che un semplice accessorio decorativo non può imitare.
È proprio questa autenticità ad averlo reso prezioso per chi i film li costruisce. Quando un regista deve rendere verosimile un aviatore, un militare o un esploratore, un segnatempo con una storia tecnica reale alle spalle fa il lavoro al posto di mille battute di dialogo: comunica chi è il personaggio senza bisogno di spiegarlo. Da qui il soprannome con cui il marchio è conosciuto negli ambienti del settore, gli “orologi da regista”, e una presenza che nel tempo ha superato i cinquecento tra film e serie televisive.
Il rapporto col grande schermo, peraltro, non ha mai messo in ombra la vena sperimentale dell’azienda, che resta uno dei tratti più sottovalutati della sua identità. Hamilton firma il primo orologio elettrico al mondo nel 1957 e il primo modello digitale a LED nel 1970, due passaggi che la collocano tra i marchi più audaci del Novecento orologiero, ed è stata la prima casa ad apparire con un proprio segnatempo all’interno di un videogioco. Oggi parte di Swatch Group, continua a muoversi su quel doppio binario di spirito americano e produzione svizzera che ne ha sempre definito il carattere.
Da Shanghai Express a Dune: i ruoli da protagonista
Ridurre questo legame a una manciata di comparse sarebbe ingeneroso, perché in diversi casi l’orologio non è un dettaglio di sfondo ma un elemento che entra nella storia. Ho raccolto le apparizioni che meglio raccontano questo percorso, segnalando il modello quando è stato un protagonista riconoscibile:
- Shanghai Express (1932) — il debutto assoluto sul grande schermo, con due modelli da tasca dell’epoca, il Flintridge e il Piping Rock, accanto a Marlene Dietrich. È l’atto di nascita di tutto il resto.
- Le rane del mare / The Frogmen (1951) — per raccontare un gruppo di sommozzatori della Marina americana, la produzione scelse segnatempo del marchio proprio in nome dell’accuratezza storica.
- Blue Hawaii (1961) — qui entra in scena il Ventura, con la sua inconfondibile cassa asimmetrica a scudo, voluto personalmente da Elvis Presley. Un caso raro di orologio diventato firma di un divo.
- 2001: Odissea nello spazio (anni ’60) — Stanley Kubrick non si accontentò del catalogo e commissionò un segnatempo e un orologio da tavolo su misura per la sua visione del futuro.
- Men in Black — la saga ha riportato sotto i riflettori il Ventura, questa volta con quadrante luminoso, trasformandolo in un dettaglio quasi fumettistico perfetto per il tono dei film.
- Interstellar (2014) — qui l’orologio diventa snodo narrativo: il modello poi entrato in collezione come Murph è lo strumento attraverso cui passa la svolta della trama.
- The Martian (2015) — al polso di Mark Watney c’è un BeLOWZERO, scelta che sottolinea il piglio pratico e da sopravvissuto del personaggio.
L’elenco prosegue ben oltre questi titoli, con presenze in produzioni come Pearl Harbor, Independence Day, Ocean’s Eleven, Predators, A Beautiful Mind, Die Hard, Tenet, Indiana Jones e il Quadrante del Destino, Oppenheimer e Dune – Parte Due. Una filmografia che spiega meglio di qualsiasi slogan perché il marchio sia entrato nel linguaggio del set.
Cosa significa per chi colleziona
Si potrebbe pensare che un premio cinematografico riguardi solo gli addetti ai lavori, ma chi segue l’orologeria ha più di un motivo per prestarci attenzione. Quando un segnatempo attraversa decenni di pellicole e finisce per definire personaggi che restano nell’immaginario collettivo, smette di essere un semplice oggetto al polso e diventa parte di una memoria condivisa. È il motivo per cui certi modelli del marchio vengono cercati e collezionati non solo per le loro qualità meccaniche, ma per ciò che hanno rappresentato sullo schermo.
Questo riconoscimento, in fondo, certifica ogni anno la stessa cosa: che il valore di un orologio non si esaurisce nella scheda tecnica. C’è una dimensione narrativa, fatta di storie e di volti, che incide sul desiderio di possederlo quanto il calibro che batte all’interno. Per un appassionato è un buon promemoria del fatto che, a volte, si compra un modello anche per la vita che ha vissuto prima di arrivare al nostro polso. E se uno di questi nomi vi ha incuriositi, vale la pena andarli a riscoprire da vicino, partendo proprio dalle icone che il cinema ha contribuito a rendere leggendarie.
Hamilton Behind the Camera e il legame con il cinema: i dati in sintesi
| Il premio | |
|---|---|
| Riconoscimento | Hamilton Behind the Camera – Nastri d’Argento |
| Vincitore 2026 | Andrea De Sica (Gli occhi degli altri) |
| Edizione italiana | 12ª (dal 2013) |
| Oggetto-premio | Orologio Hamilton personalizzato |
| La cerimonia | |
| Evento | 80ª edizione dei Nastri d’Argento |
| Data e luogo | 24 giugno 2026, Teatro Argentina (Roma) |
| Promotore | Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) |
| Hamilton in breve | |
| Fondazione | Lancaster, Pennsylvania, 1892 |
| Gruppo | Swatch Group |
| Primati | Primo orologio elettrico (1957) e primo LED (1970) |
| Hamilton e il cinema | |
| Presenze sullo schermo | Oltre 500 tra film e serie tv |
| Debutto | Shanghai Express (1932) |
| Modelli-icona | Ventura, Murph (Interstellar), BeLOWZERO (The Martian) |
FAQ – Domande frequenti
Chi ha vinto l’Hamilton Behind the Camera 2026?
Il premio è stato assegnato ad Andrea De Sica per il film Gli occhi degli altri, di cui ha firmato regia, soggetto e sceneggiatura. La consegna è avvenuta durante la serata dei Nastri d’Argento al Teatro Argentina di Roma.
Cos’è l’Hamilton Behind the Camera Award?
È un premio che Hamilton dedica alle figure che lavorano dietro la macchina da presa — registi, sceneggiatori, costumisti, montatori, direttori della fotografia — anziché ai volti più esposti. Nato negli Stati Uniti, dal 2013 ha una sua declinazione italiana legata ai Nastri d’Argento, assegnata ogni anno a una personalità del nostro cinema.
Quando e dove si è tenuta la cerimonia dei Nastri d’Argento 2026?
La premiazione si è svolta il 24 giugno al Teatro Argentina di Roma, nell’edizione che ha celebrato gli ottant’anni del premio assegnato dai Giornalisti Cinematografici Italiani.
Quale orologio riceve il vincitore?
Il riconoscimento non consiste in una targa ma in un orologio Hamilton personalizzato. Il modello specifico non viene comunicato in anticipo e cambia di edizione in edizione.
Perché Hamilton è così legata al cinema?
Per la sua storia di strumenti affidabili nati per ferrovie, aviazione ed esercito, il marchio ha portato sul set una credibilità tecnica reale, utile a rendere autentici i personaggi. Da qui il soprannome di “orologi da regista” e una presenza in oltre cinquecento tra film e serie televisive.
Quali sono i film più famosi con un orologio Hamilton?
Tra i titoli più noti ci sono Shanghai Express, che segnò il debutto nel 1932, 2001: Odissea nello spazio, la saga di Men in Black con il Ventura, Interstellar con il modello poi diventato il Murph e The Martian. L’elenco completo comprende decine di altre produzioni di primo piano.
Hamilton è un marchio svizzero o americano?
Hamilton nasce a Lancaster, in Pennsylvania, nel 1892. Oggi fa parte di Swatch Group e unisce lo spirito americano delle origini alla produzione orologiera svizzera.
L’orologio del premio è in vendita?
No: si tratta di un esemplare personalizzato consegnato al vincitore e non destinato alla vendita. Il prezzo non viene comunicato perché non è un pezzo di listino.




