La collezione Autochron 2026 di Nivada Grenchen si allarga e, accanto alle versioni al quarzo, arriva la variante che affida il cronometraggio a un movimento automatico. Il ritorno del Valjoux 7750 su un cronografo di ispirazione racing riaccende il dibattito, sempre attuale nella fascia accessibile, tra cuore meccanico e affidabilità del quarzo.
Nivada Grenchen porta il Valjoux 7750 nella collezione Autochron 2026
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:
Il Nivada Grenchen Autochron Orange Automatic è l’unica versione a movimento meccanico della collezione Autochron 2026. Cassa in acciaio 316L da 38 mm, quadrante nero opaco con gradiente arancione, calibro automatico ETA/Valjoux 7750 a 4 Hz con 48 ore di riserva, impermeabilità 200 metri. Disponibile su cinturino in pelle, gomma FKM Tropic arancione o bracciale in acciaio, con prezzi da 2.395 a 2.595 euro.

Tra le riletture vintage firmate Nivada Grenchen, l’Autochron Orange Automatic è quella che mi incuriosisce di più, perché è l’unica della collezione 2026 a battere con un vero movimento meccanico. Le altre declinazioni restano su base MecaQuartz e partono da 550 euro; questa ribalta l’impostazione, porta il cronografo automatico al centro del progetto e arriva a un prezzo d’ingresso di 2.395 euro. Il resto è dichiaratamente Seventies: cassa compatta, quadrante nero con accenti arancioni e un piglio da sportivo che il marchio recupera da un prototipo mai entrato in produzione. La questione interessante non è la fedeltà all’estetica dell’epoca, che c’è tutta, ma se quel salto di prezzo rispetto alle sorelle al quarzo trovi una giustificazione concreta nel meccanismo nascosto sotto il fondello.
| Nome modello | Nivada Grenchen Autochron Orange Automatic |
|---|---|
| Referenza / Edizione | 77004A10 · 77004A27 · 77004A45 (tre configurazioni) |
| Materiale cassa | Acciaio inossidabile 316L |
| Complicazione principale | Cronografo automatico con datario |
| Edizione (numero esemplari) | Collezione Autochron 2026 · produzione non limitata |
| Prezzo | Da 2.395 € (pelle/gomma) · 2.595 € (bracciale) |
Se stai confrontando più segnatempo prima di scegliere, possono tornarti utili la nostra guida ai migliori cronografi e il confronto con le migliori alternative all’Omega Speedmaster Moonwatch.
Da esperimento di scarto a cronografo di collezione
Il marchio di Grenchen ha costruito buona parte della sua rinascita ripescando modelli amati dagli appassionati, ma il capitolo Autochron nasce da un impulso diverso: recuperare un esperimento marginale, un cronografo sportivo rimasto allo stadio di prototipo alla fine degli anni Settanta e mai arrivato sul mercato. La prima riedizione moderna girava sotto il nome di Chronosport un paio di stagioni fa, poi è passata attraverso una declinazione dal quadrante blu. Con il 2026 quel segnatempo cambia battesimo e diventa Autochron, chiudendo di fatto la fase sperimentale del nome e adottando un’identità più definita.
Il salto all’arancione non è un vezzo cromatico isolato: si inserisce in una sensibilità che il brand coltiva da tempo, la stessa che ritrovo per esempio nel Nivada Grenchen Depthmaster Orange, dove il colore diventa firma riconoscibile più che semplice accento. Nel caso di questo cronografo l’arancio dialoga con l’immaginario delle corse in modo quasi didascalico, e ha senso: un segnatempo pensato per evocare la pista guadagna leggibilità e carattere proprio dai contrasti forti. È la traduzione visiva di un progetto che, dietro il richiamo vintage, punta a farsi notare al polso.
Anni Settanta scolpiti nell’acciaio
Sotto l’apparenza massiccia, l’Autochron gioca con numeri più gentili di quanto la fotografia lasci intuire. La cassa misura 38 mm di diametro e si ferma a 12,7 mm di spessore senza contare il vetro, che con la sua cupola porta il totale a 15,20 mm. È proprio quest’ultima quota, non il diametro, a decidere la resa reale: un profilo che sul polso si avverte, per quanto contenuto nelle circonferenze. A riequilibrare tutto interviene il lug-to-lug di 44,3 mm, una misura corta che mantiene l’ingombro raccolto e rende il segnatempo gestibile anche su polsi di taglia media o sotto la media. L’acciaio 316L è lavorato con satinatura verticale sulle superfici principali e smussi lucidi a raccogliere la luce sugli spigoli, un contrasto di finiture che dà tridimensionalità senza scivolare nell’ostentazione. Il vetro zaffiro a doppia bombatura completa il richiamo d’epoca, e l’impermeabilità dichiarata di 200 metri è un margine più che sufficiente per un cronografo che nasce per la strada, non per gli abissi.
La lunetta è il dettaglio che più tradisce l’anima funzionale del progetto. Realizzata in alluminio con diametro di 37 mm, ruota in un solo senso scandendo 120 scatti su un giro completo e porta una doppia scala bianca che stacca netta sul nero. Allo zero, a ore 12, un indice luminescente beige riprende la tonalità calda dei contatori e cuce insieme quadrante e ghiera in un’unica coerenza cromatica. Sul fianco destro la corona zigrinata resta affiancata dai due pulsanti a pompa di scuola classica, la soluzione più fedele allo spirito dei cronografi vintage e, a mio avviso, anche la più onesta: niente scorciatoie estetiche, solo la meccanica del comando lasciata a vista.
Il quadrante è dove il progetto dichiara apertamente la sua vocazione. La base nera opaca sfuma verso un gradiente arancione acceso, una transizione che l’ufficio stile ufficiale descrive come cuore cromatico del modello e che sul crono racing funziona meglio di un semplice fondo piatto: crea profondità e guida l’occhio verso il centro. I due contatori incassati con finitura a chiocciola in beige caldo rompono la simmetria secondo la migliore tradizione Seventies, con quel layout sbilanciato che oggi si legge come cifra stilistica più che come limite tecnico. Gli indici applicati sono trattati con Super-LumiNova nella referenza 1345C, mentre la lancetta centrale dei secondi del cronografo è laccata in arancione per staccare al primo colpo d’occhio quando è in funzione: un accorgimento pratico prima ancora che estetico, perché su un cronometraggio ciò che conta è distinguere subito la lancetta attiva da quelle del tempo corrente. Il perimetro ospita una scala tachimetrica che completa il registro automobilistico, dettaglio da confermare sulla versione definitiva ma coerente con l’impianto del quadrante.
Il 7750 che giustifica tutto
Sotto il fondello cieco in acciaio color argento lavora il calibro che dà senso all’intera operazione: l’ETA/Valjoux 7750, cronografo automatico a carica automatica con comando a camme. La scelta è tutt’altro che casuale su un segnatempo di ispirazione racing, perché il 7750 è storicamente il cavallo di battaglia del cronografo sportivo meccanico, robusto e collaudato su decenni di produzione. Il comando a camme, alternativa alla più raffinata ruota a colonne, privilegia solidità e costanza d’azionamento rispetto alla morbidezza del pulsante: una filosofia costruttiva che si sposa bene con l’idea di uno strumento pensato per essere usato, non contemplato. Batte a 28.800 alternanze/ora, ovvero 4 Hz, e offre 48 ore di autonomia, un margine che copre senza problemi lo stop del fine settimana. Oltre alle ore, ai minuti e ai piccoli secondi, il quadrante gestisce il cronografo con conteggio fino a 60 secondi, i contatori dei 30 minuti e delle 12 ore e la data in finestrella a ore 3. Chi volesse capire come dialogano questi registri durante un cronometraggio trova una guida dedicata su come funziona un cronografo.
Tre configurazioni, un solo dubbio
Nivada Grenchen propone l’Autochron in tre configurazioni, con referenze distinte e un unico scarto di prezzo tra le opzioni. La versione su cinturino in pelle nera Black Racing, traforato secondo lo stilema dei guanti da pista, porta la referenza 77004A10 ed è fissata a 2.395 euro. Stessa cifra per il cinturino in gomma FKM arancione in stile Tropic (referenza 77004A27), la scelta più coerente con l’anima cromatica del modello e la più pratica per l’uso estivo o a contatto con l’acqua. Sale invece a 2.595 euro il bracciale in acciaio a maglie con chiusura deployante (referenza 77004A45), che trasforma il carattere del segnatempo virandolo verso un registro più integrato e meno dichiaratamente sportivo. Le anse da 20×16 mm lasciano comunque margine per sostituzioni aftermarket, un dettaglio che apprezzo perché un crono così caratterizzato invoglia a cambiargli abito a seconda dell’occasione. Chi ha già deciso quale versione fa per sé trova disponibilità e configurazioni aggiornate direttamente sul catalogo Nivada Grenchen.
Il tutto, dal mio punto di vista, ruota tutto attorno a una domanda: quanto vale il passaggio dalla batteria al bilanciere. Le declinazioni al quarzo della stessa collezione partono da un quinto di questa cifra, e per molti resteranno la scelta più razionale. L’Automatic si rivolge a chi non accetta compromessi sul cuore meccanico e vuole un cronografo racing vintage con un vero 7750 sotto il fondello, dimensioni oneste e una personalità che non passa inosservata. Il limite più concreto è l’ingombro verticale, che la cupola del vetro accentua e che su polsi minuti va valutato, insieme a un’autonomia semplicemente in linea con lo standard della categoria, senza primati. Se cerchi un automatico dal taglio anni Settanta capace di funzionare sia con la tuta da corsa sia con una camicia, questo Autochron centra il bersaglio; se invece il quarzo non ti disturba, la versione MecaQuartz offre lo stesso look spendendo molto meno.
Scheda tecnica e dati principali
| Cassa | |
|---|---|
| Diametro | 38 mm |
| Spessore | 12,7 mm (15,20 mm con il vetro) |
| Ansa-ansa (lug-to-lug) | 44,3 mm |
| Materiale e finiture | Acciaio 316L, satinatura verticale e smussi lucidi |
| Vetro | Zaffiro a doppia bombatura |
| Impermeabilità | 200 m (20 ATM) |
| Quadrante | |
| Quadrante e contatori | Nero opaco con gradiente arancione, contatori beige a chiocciola |
| Indici e luminescenza | Indici applicati, Super-LumiNova 1345C |
| Movimento | |
| Calibro | ETA/Valjoux 7750 automatico, comando a camme |
| Frequenza | 28.800 alt/ora (4 Hz) |
| Riserva di carica | 48 ore |
| Complicazioni ed esterni | |
| Funzioni | Cronografo 60 s, contatori 30 min e 12 h, data a ore 3 |
| Lunetta | Alluminio 37 mm, unidirezionale, 120 scatti |
| Cinturini e anse | Pelle Black Racing, gomma FKM Tropic o bracciale acciaio; anse 20×16 mm |
| Referenze e prezzo | |
| Prezzo | 77004A10/A27 a 2.395 € · 77004A45 (bracciale) a 2.595 € |
FAQ – Domande frequenti
Quanto costa il Nivada Grenchen Autochron Orange Automatic?
Il prezzo parte da 2.395 euro con il cinturino in pelle Black Racing o in gomma FKM Tropic arancione, e sale a 2.595 euro con il bracciale in acciaio.
Che movimento monta?
Monta il cronografo automatico ETA/Valjoux 7750 a comando a camme, con frequenza di 4 Hz (28.800 alternanze/ora). È l’unica versione meccanica della collezione Autochron 2026.
Qual è la riserva di carica reale?
La scheda ufficiale Nivada Grenchen indica 48 ore di autonomia. Alcune fonti riportano 42 ore, valore tipico delle versioni storiche del 7750: il dato corretto per questo modello resta quello dichiarato dal marchio.
È un’edizione limitata?
No. Fa parte della collezione Autochron 2026 come produzione non limitata, disponibile in tre configurazioni di cinturino con referenze distinte.
Le dimensioni vanno bene per polsi piccoli?
I 38 mm di diametro e i 44,3 mm ansa-ansa rendono l’ingombro raccolto e adatto anche a polsi medio-piccoli. Su polsi molto minuti va però considerato lo spessore, che con la cupola del vetro raggiunge i 15,20 mm.
Che differenza c’è con le versioni MecaQuartz della collezione?
Le versioni MecaQuartz partono da 550 euro e uniscono un modulo cronografico meccanico a una base al quarzo. Questa è invece l’unica automatica a carica meccanica integrale. Chi vuole approfondire il marchio può leggere anche la nostra recensione del Nivada Grenchen F77.
È impermeabile abbastanza per l’uso quotidiano?
Sì. I 200 metri (20 ATM) coprono senza problemi l’uso quotidiano, il nuoto e il contatto con l’acqua, pur non trattandosi di un subacqueo tecnico da immersione.




