Conoscere il calibro che batte dentro un orologio è ciò che separa il possederlo dal capirlo davvero. Questi sette movimenti, alcuni prodotti in serie da milioni di esemplari e altri riservati alle grandi manifatture, restano i riferimenti tecnici a cui collezionisti e appassionati tornano di continuo quando si parla di meccanica.
Guida ai calibri che hanno fatto la storia dell’orologeria meccanica
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:
Questa guida raccoglie sette movimenti fondamentali per capire l’orologeria meccanica: l’ETA 2824-2 e il Valjoux 7750, spina dorsale industriale svizzera; il Rolex 3135 e lo Zenith El Primero, riferimenti di manifattura; il Lemania 5100, workhorse dei cronografi professionali; il Jaeger-LeCoultre 920 ultrapiatto che animò Royal Oak, Nautilus e 222; e il Grand Seiko Spring Drive 9R65, che regola una molla meccanica con un oscillatore al quarzo.
I 7 movimenti a confronto
Di seguito la mia selezione dei sette calibri che ogni appassionato dovrebbe conoscere, prima a confronto nella tabella e poi analizzati uno per uno.
| Movimento | Anno | Tipo | Ø | Frequenza | Riserva | Segno distintivo |
|---|---|---|---|---|---|---|
| ETA 2824-2 | 1982 | Automatico, data | 25,60 mm | 4 Hz | ~42h | Lo standard industriale svizzero |
| Rolex 3135 | 1988 | Manifattura, data | 28,50 mm | 4 Hz | ~48h | Bilanciere Microstella |
| ETA/Valjoux 7750 | 1973 | Cronografo integrato | 30 mm | 4 Hz | ~44h | Camme + pignone oscillante |
| Zenith El Primero | 1969 | Cronografo integrato | 29,3 mm | 5 Hz | ~50h | Alta frequenza, ruota a colonne |
| Lemania 5100 | 1974 | Cronografo integrato | 31 mm | 4 Hz | ~48h | Minuti crono al centro |
| Jaeger-LeCoultre 920 | 1967 | Automatico ultrapiatto | 28 mm | 2,75 Hz | ~40h | 2,45 mm, rotore periferico |
| Grand Seiko Spring Drive 9R65 | 2004 | Spring Drive automatico | 30 mm | quarzo 32 kHz | ~72h | Glide motion, Tri-Synchro Regulator |
ETA 2824-2: lo standard dell’orologeria automatica svizzera
L’ETA 2824-2 non è il movimento più raffinato, più sottile o più prestigioso della storia, ma è uno dei calibri che meglio permettono di comprendere l’orologeria svizzera moderna. Per decenni è stato utilizzato da marchi appartenenti a fasce di mercato molto differenti, diventando un punto di riferimento per affidabilità, facilità di manutenzione e possibilità di regolazione. Conoscere il 2824-2 significa capire perché un movimento prodotto su scala industriale possa comunque offrire prestazioni solide e accompagnare orologi anche molto diversi tra loro.
La versione 2824-2 fu introdotta nel 1982 come evoluzione del 2824 originale, apparso all’inizio degli anni Settanta, e del successivo 2824-1. La sua importanza non deriva quindi da una singola innovazione spettacolare, ma dalla capacità di riunire in un’architettura compatta tutto ciò che ci si aspetta da un buon movimento automatico: robustezza, dimensioni contenute, frequenza moderna e una costruzione sufficientemente standardizzata da consentire interventi e regolazioni relativamente semplici.
Come funziona e quali sono le sue caratteristiche
L’ETA 2824-2 è un movimento meccanico automatico con ore, minuti, secondi centrali e datario a regolazione rapida. Il sistema di carica automatica lavora in entrambe le direzioni di rotazione del rotore, mentre il fermo macchina arresta la lancetta dei secondi quando viene estratta la corona per regolare l’ora.
Il calibro misura 25,60 mm di diametro e 4,60 mm di spessore, utilizza 25 rubini e lavora a una frequenza di 28.800 alternanze l’ora, equivalenti a 4 Hz. La riserva di carica tipica dichiarata da ETA è di circa 42 ore, mentre la regolazione avviene attraverso il sistema ETACHRON.
La frequenza di 4 Hz consente al bilanciere di compiere otto alternanze al secondo e rappresenta un compromesso molto diffuso tra stabilità di marcia, consumo energetico e sollecitazioni meccaniche. Il movimento dispone inoltre della carica manuale, utile per riavviare rapidamente l’orologio dopo un periodo di inutilizzo.
Non tutti gli ETA 2824-2, però, sono identici. Il calibro è stato fornito in differenti livelli di finitura e regolazione, permettendo ai marchi di adottare versioni più semplici oppure esecuzioni maggiormente decorate e regolate con tolleranze più ristrette. Alcune aziende lo hanno utilizzato quasi nella configurazione originale, mentre altre hanno modificato componenti, regolazione, rotore o finiture, assegnandogli una propria denominazione.
Alcuni orologi equipaggiati con l’ETA 2824-2
- Tudor Heritage Black Bay ref. 79220B
Le prime generazioni del Black Bay, comprese le referenze 79220R, 79220B e 79220N, montavano un ETA 2824-2 in configurazione sostanzialmente standard, senza una vera rielaborazione di manifattura. Nel 2016 questa soluzione fu sostituita dal calibro Tudor MT5602. - Breitling Superocean Heritage 46 ref. A17320
Questa generazione del Superocean Heritage era animata dal Breitling 17, movimento automatico certificato cronometro COSC costruito sulla base dell’ETA 2824-2. Breitling interveniva sulla regolazione e sulla personalizzazione del calibro, che non deve quindi essere considerato un 2824-2 completamente standard. - Longines HydroConquest ref. L3.642.4.56.6
La prima generazione dell’HydroConquest automatico da 41 mm utilizzava il calibro Longines L633.5, derivato dall’ETA 2824-2. È un esempio significativo di come la piattaforma ETA sia stata adottata e rinominata da un marchio dello Swatch Group per una delle proprie collezioni sportive.
Il 2824-2 conquista un posto tra i calibri da conoscere non perché rappresenti l’alta orologeria nel senso tradizionale del termine, ma perché è stato uno dei grandi motori industriali dell’orologeria meccanica svizzera. La sua architettura ha equipaggiato migliaia di orologi, è stata modificata da numerosi marchi e ha costituito il riferimento tecnico per movimenti successivi come il Sellita SW200-1.
Rolex 3135: il calibro che ha definito il Rolex moderno
Più di molti altri calibri, il Rolex 3135 incarna la filosofia tecnica della Maison: costruzione robusta, precisione, affidabilità e continuità produttiva. Presentato nel 1988 come successore del calibro 3035, è rimasto in servizio per oltre trent’anni, equipaggiando diverse generazioni di Datejust e alcuni dei più importanti modelli professionali Rolex con datario.
Non è corretto definirlo il movimento presente in “quasi ogni Rolex”, ma è stato certamente il principale calibro automatico con data del marchio tra la fine degli anni Ottanta e l’arrivo della famiglia 32xx.
La sua importanza non dipende da una complicazione particolare o da una ricerca esasperata della sottigliezza. Il 3135 è diventato un riferimento perché Rolex ha sviluppato un’architettura pensata per lavorare a lungo, mantenere una buona stabilità di marcia ed essere sottoposta a manutenzione senza ricorrere a soluzioni inutilmente complesse.
La stessa impostazione tecnica ha inoltre dato origine a un’intera famiglia di movimenti Rolex, adattata nel tempo a funzioni come il giorno della settimana o il secondo fuso orario.
Come funziona il Rolex 3135 e quali sono le sue caratteristiche
Il Rolex 3135 è un movimento meccanico automatico di manifattura con ore, minuti, secondi centrali e datario istantaneo. Dispone della correzione rapida della data, della carica manuale e del fermo macchina, che arresta la lancetta dei secondi quando viene estratta la corona per consentire una regolazione più precisa dell’ora.
Il calibro misura 28,50 mm di diametro e circa 6 mm di spessore, utilizza 31 rubini e lavora alla frequenza di 28.800 alternanze l’ora, equivalenti a 4 Hz. La riserva di carica è di circa 48 ore, mentre il sistema automatico carica la molla motrice in entrambe le direzioni di rotazione del rotore.
Uno degli elementi tecnici più caratteristici è il bilanciere a inerzia variabile. Il 3135 non utilizza una normale racchetta per modificare la lunghezza attiva della spirale: la regolazione viene effettuata agendo sulle quattro masse Microstella collocate all’interno del bilanciere.
Stringendo o allentando questi piccoli dadi si modifica il momento d’inerzia del bilanciere e, di conseguenza, la velocità di marcia del movimento. Rolex introdusse il sistema Microstella nel 1957, perfezionandone successivamente la costruzione.
Il bilanciere è sostenuto da un ponte completo fissato su entrambi i lati, una soluzione che offre maggiore stabilità rispetto a un ponte sospeso da un solo lato. La spirale presenta inoltre una curva terminale di tipo Breguet, studiata per favorire uno sviluppo più concentrico durante le oscillazioni.
Nel corso della lunga produzione il 3135 è stato progressivamente aggiornato. Gli esemplari più recenti hanno ricevuto anche la spirale paramagnetica blu Parachrom. Non bisogna però attribuire automaticamente questa caratteristica a ogni 3135 prodotto dal 1988, perché la tecnologia Parachrom fu introdotta da Rolex soltanto a partire dagli anni Duemila.
Il movimento utilizza un rotore montato su un asse tradizionale e non su un cuscinetto a sfere. Si tratta di una differenza importante rispetto al successivo 3235, nel quale Rolex ha adottato un rotore monoblocco installato su un cuscinetto.
Il sistema del 3135 richiede una corretta lubrificazione dell’asse del rotore, ma è generalmente apprezzato dagli orologiai per la sua costruzione robusta, riparabile e relativamente accessibile durante gli interventi di manutenzione.
Alcuni orologi equipaggiati con il Rolex 3135
- Rolex Submariner Date ref. 16610
È una delle applicazioni più rappresentative del calibro 3135. La referenza 16610 ha accompagnato il Submariner Date dalla fine degli anni Ottanta fino al 2010, abbinando il movimento alla classica cassa da 40 mm, al vetro zaffiro e alla lunetta con inserto in alluminio. - Rolex Sea-Dweller ref. 16600
Prodotto per circa vent’anni, il Sea-Dweller 16600 utilizzava il calibro 3135. L’assenza della lente Cyclope non modifica il funzionamento del movimento: il datario è presente e visibile attraverso il normale vetro zaffiro. - Rolex Datejust 36 ref. 16234
La referenza 16234, riconoscibile per la cassa in acciaio e la lunetta scanalata in oro bianco, è uno degli esempi più classici dell’impiego del 3135 al di fuori dei modelli professionali. Dimostra come la stessa architettura potesse essere utilizzata sia in un orologio subacqueo sia in un modello più elegante. - Rolex Yacht-Master 40 ref. 116622
Anche lo Yacht-Master 116622, presentato nel 2012 con cassa in acciaio e lunetta in platino, era animato dal 3135. È una delle applicazioni più tarde del movimento e dimostra come Rolex abbia continuato a utilizzare questa architettura anche dopo la comparsa dei primi calibri appartenenti alla famiglia 32xx.
Del 3135 va ricordata non la sofisticazione, che non è mai stata il suo obiettivo, ma la longevità: uno dei calibri più versatili e collaudati mai prodotti dalla Maison. Ha attraversato più generazioni di Submariner, Sea-Dweller, Yacht-Master e Datejust, diventando il riferimento tecnico con cui confrontare il successivo calibro 3235.
ETA/Valjoux 7750: il calibro che ha reso il cronografo automatico uno standard
Pochi calibri hanno segnato il cronografo automatico moderno quanto l’ETA/Valjoux 7750, tra i più diffusi e influenti in circolazione. La sua importanza non deriva da una costruzione particolarmente raffinata, ma dalla capacità di offrire un meccanismo robusto, affidabile e adatto alla produzione industriale.
Presentato nel 1973, fu sviluppato da un gruppo di tecnici guidato dall’orologiaio Edmond Capt, partendo dall’architettura del cronografo manuale Valjoux 7733. Arrivò sul mercato durante la crisi del quarzo e la produzione venne sospesa pochi anni dopo, quando la richiesta di movimenti meccanici subì un forte rallentamento.
I progetti e gli strumenti necessari alla costruzione furono però conservati, permettendo di riprendere la produzione negli anni Ottanta. Da quel momento il 7750 divenne una delle piattaforme cronografiche più utilizzate dall’industria svizzera, sia nella configurazione originale sia attraverso versioni modificate e rinominate dai singoli marchi.
Come funziona l’ETA/Valjoux 7750 e quali sono le sue caratteristiche
Il Valjoux 7750 è un movimento cronografico automatico integrato. Il meccanismo del cronografo fa quindi parte della struttura principale del calibro e non viene aggiunto tramite un modulo separato montato sopra un movimento di base.
Il comando del cronografo utilizza un sistema di camme e leve al posto della tradizionale ruota a colonne. L’avvio, l’arresto e l’azzeramento vengono gestiti da una camma che coordina i diversi componenti, mentre la trasmissione dell’energia al cronografo avviene attraverso un pignone oscillante.
Questa soluzione è meno complessa e costosa da produrre rispetto a una costruzione con ruota a colonne, ma garantisce un funzionamento robusto e affidabile. È proprio questa impostazione industriale ad aver favorito la grande diffusione del movimento.
Nella configurazione moderna, il calibro misura 30 mm di diametro e 7,90 mm di spessore. Utilizza 25 rubini, lavora alla frequenza di 28.800 alternanze l’ora, equivalenti a 4 Hz, e offre una riserva di carica tipica di circa 44 ore, che nelle esecuzioni più recenti può salire fino a circa 48 ore.
Le prime versioni storiche e alcune varianti prodotte nel corso degli anni possono presentare caratteristiche differenti, soprattutto per quanto riguarda il numero dei rubini e l’autonomia. Il movimento dispone inoltre della carica manuale, del fermo macchina e della correzione rapida di giorno e data.
La configurazione più conosciuta presenta i piccoli secondi a ore 9, il contatore dei 30 minuti a ore 12 e quello delle 12 ore a ore 6, con giorno e data a ore 3. Questa disposizione verticale dei contatori è diventata uno dei segni più facilmente riconoscibili del 7750.
Il sistema di carica automatica lavora in una sola direzione. Quando il rotore gira nel verso opposto può ruotare liberamente e raggiungere una velocità elevata, generando la tipica vibrazione percepibile sul polso, conosciuta dagli appassionati come Valjoux wobble. Non si tratta necessariamente di un malfunzionamento, ma di una conseguenza dell’architettura di carica unidirezionale.
Alcuni orologi equipaggiati con l’ETA/Valjoux 7750
- Heuer Kentucky ref. 750.703B
Presentato nella seconda metà degli anni Settanta, il Kentucky fu uno dei primi cronografi Heuer a utilizzare il Valjoux 7750. La referenza 750.703B, con quadrante blu, mostrava la tipica disposizione verticale dei contatori e le finestre di giorno e data a ore 3. - IWC Da Vinci Perpetual Calendar ref. 3750
Lanciato nel 1985, il Da Vinci 3750 utilizzava il calibro IWC 79261, sviluppato sulla base del Valjoux 7750. Kurt Klaus aggiunse un calendario perpetuo con fasi lunari e indicazione dell’anno a quattro cifre, dimostrando quanto l’architettura del movimento potesse essere trasformata. - Breitling Chronomat Evolution ref. A13356
Il Chronomat Evolution era animato dal Breitling 13, movimento automatico basato sull’ETA/Valjoux 7750. Breitling adottava una versione selezionata, personalizzata e regolata secondo i propri standard, sottoposta alla certificazione di cronometro COSC. - TAG Heuer Aquaracer Calibre 16 ref. CAF2010
Presentato nel 2006, questo Aquaracer utilizzava una versione del Calibre 16 basata sul Valjoux 7750. Le successive generazioni denominate Calibre 16 hanno impiegato anche movimenti derivati dal Sellita SW500, quindi la denominazione non identifica sempre automaticamente un 7750.
Non è la raffinatezza costruttiva a definire il 7750, ma la sua natura di piattaforma robusta, versatile e longeva, tra le più importanti dell’orologeria svizzera.
La sua architettura ha equipaggiato cronografi sportivi, modelli professionali e persino calendari perpetui, dimostrando come un movimento progettato per la produzione industriale possa diventare un autentico riferimento storico.
Zenith El Primero: il cronografo automatico ad alta frequenza
Già nel 1969 lo Zenith El Primero riuniva caratteristiche tecniche che ancora oggi identificano un cronografo di alto livello: costruzione integrata, carica automatica, ruota a colonne e alta frequenza. Non fu semplicemente un movimento automatico al quale venne aggiunto un modulo cronografico, ma un calibro progettato fin dall’inizio per svolgere entrambe le funzioni.
Il progetto iniziò nei primi anni Sessanta, con l’obiettivo iniziale di presentare il movimento nel 1965, in occasione del centenario di Zenith. Lo sviluppo richiese però più tempo del previsto e il calibro 3019 PHC fu presentato pubblicamente il 10 gennaio 1969.
El Primero fu uno dei protagonisti della corsa al primo cronografo automatico, insieme al Seiko 6139 e al Chronomatic sviluppato dal consorzio formato da Heuer, Breitling, Hamilton-Büren e Dubois-Dépraz. Per evitare una semplificazione storica, è più corretto definirlo il primo cronografo automatico integrato ad alta frequenza presentato al pubblico.
La sua storia rischiò di interrompersi durante la crisi del quarzo. Nel 1975 Zenith decise di sospenderne la produzione, ma l’orologiaio Charles Vermot conservò segretamente progetti, utensili e macchinari necessari alla costruzione del movimento. Questo permise alla Maison di riprendere la produzione negli anni Ottanta, quando tornò a crescere la domanda di cronografi meccanici.
Come funziona lo Zenith El Primero e quali sono le sue caratteristiche
Il primo El Primero, identificato come calibro 3019 PHC, è un movimento cronografico automatico integrato. Il meccanismo del cronografo è quindi incorporato nella struttura principale del calibro, invece di essere collocato sopra un movimento di base attraverso un modulo separato.
Il comando del cronografo è affidato a una ruota a colonne, componente che coordina l’avvio, l’arresto e l’azzeramento. L’accoppiamento con il ruotismo avviene invece attraverso un innesto laterale, chiamato anche frizione orizzontale. Questa costruzione consente di osservare direttamente il funzionamento del cronografo, ma può provocare un leggero movimento iniziale della lancetta centrale nel momento dell’innesto.
La caratteristica più nota del movimento è la frequenza di 36.000 alternanze l’ora, equivalenti a 5 Hz. Il bilanciere compie quindi dieci alternanze al secondo, permettendo al cronografo di suddividere il secondo in decimi. L’alta frequenza contribuisce anche a ridurre l’influenza di alcune perturbazioni momentanee sulla marcia, pur comportando un maggiore consumo di energia e sollecitazioni più elevate per i componenti.
Il calibro 3019 PHC misura circa 29,3 mm di diametro e 6,50 mm di spessore. Utilizza 31 rubini e offre una riserva di carica di circa 50 ore, un risultato significativo considerando la frequenza elevata e l’energia richiesta dal cronografo.
La configurazione comprende ore e minuti centrali, piccoli secondi, cronografo con contatore dei 30 minuti e delle 12 ore e datario collocato tra le ore 4 e le ore 5. I tre contatori sono disposti orizzontalmente a ore 3, 6 e 9, una configurazione diventata caratteristica di molti cronografi El Primero.
Nel corso degli anni il movimento è stato aggiornato e declinato in numerose versioni. Il calibro 400 rappresenta la diretta evoluzione del 3019 PHC e ne conserva gli elementi fondamentali, tra cui la frequenza di 5 Hz, la costruzione integrata e il comando mediante ruota a colonne.
Non tutti i movimenti derivati dall’El Primero mantengono però le stesse caratteristiche. Alcuni marchi hanno modificato profondamente la base Zenith, intervenendo sulla frequenza, sul sistema di regolazione, sulle funzioni e su numerosi componenti.
Alcuni orologi equipaggiati con lo Zenith El Primero
- Zenith El Primero A384
Presentato nel 1969, l’El Primero A384 fu uno dei primi tre cronografi a utilizzare il calibro 3019 PHC. Si distingueva per la cassa tonneau da 37 mm e per il quadrante panda. Fu inoltre il modello scelto da Zenith per molte delle prime immagini pubblicitarie e per la copertina delle brochure dedicate al nuovo movimento. - Zenith El Primero A386
L’A386 è probabilmente la referenza storica più riconoscibile legata all’El Primero. La cassa rotonda era abbinata ai tre contatori sovrapposti nei colori blu, grigio antracite e grigio chiaro. Anche questa referenza utilizzava il calibro automatico 3019 PHC con datario tra le ore 4 e le ore 5. - Rolex Cosmograph Daytona ref. 16520
Presentato nel 1988, fu il primo Daytona automatico. Rolex utilizzò come base il calibro Zenith El Primero 400, modificandolo profondamente e rinominandolo calibro 4030. La frequenza fu ridotta da 36.000 a 28.800 alternanze l’ora, il datario venne eliminato e numerosi componenti furono riprogettati o sostituiti secondo le specifiche Rolex. - Zenith El Primero De Luca ref. 01.0040.400
Lanciato alla fine degli anni Ottanta, il De Luca contribuì al ritorno dell’El Primero all’interno di un cronografo sportivo Zenith. La referenza 01.0040.400 utilizzava il calibro El Primero 400, evoluzione diretta del 3019 PHC, all’interno di una cassa da 40 mm con quadrante ispirato ai cronografi da competizione.
L’eredità dell’El Primero non si esaurisce nella corsa al primo cronografo automatico: sta soprattutto nell’aver combinato in un solo movimento una costruzione integrata, una ruota a colonne e una frequenza di 5 Hz.
La sua architettura ha attraversato la crisi del quarzo, è stata utilizzata e modificata da altri marchi e continua a rappresentare la base tecnica di numerosi cronografi Zenith. Pochi movimenti possono vantare una continuità storica e progettuale paragonabile.
Lemania 5100: il cronografo progettato per essere robusto e leggibile
Il Lemania 5100 è una delle interpretazioni più funzionali mai date al cronografo automatico. Non fu progettato per mettere in mostra finiture elaborate o soluzioni decorative, ma per offrire affidabilità, resistenza agli urti e una lettura immediata dei tempi cronografici.
Sviluppato nella prima metà degli anni Settanta, comparve nel 1974 anche negli orologi Omega con la denominazione di calibro 1045. Nel corso dei decenni fu adottato soprattutto da produttori di cronografi militari, strumenti da aviazione e orologi professionali.
La sua importanza deriva in particolare dalla lancetta centrale dei minuti cronografici. Nei cronografi tradizionali i minuti vengono generalmente indicati all’interno di un piccolo contatore, mentre nel Lemania 5100 possono essere letti direttamente sulla scala principale del quadrante.
Questa configurazione, unita a una costruzione robusta e relativamente semplice da produrre, rese il movimento particolarmente adatto agli orologi destinati a piloti, militari e professionisti che dovevano consultare rapidamente il tempo trascorso.
Come funziona il Lemania 5100 e quali sono le sue caratteristiche
Il Lemania 5100 è un movimento cronografico automatico integrato. Il meccanismo del cronografo è quindi incorporato nella struttura del calibro e non viene aggiunto attraverso un modulo separato installato sopra un movimento di base.
Il comando del cronografo utilizza un sistema a camme, mentre la trasmissione diretta consente di azionare dal centro sia la lancetta dei secondi cronografici sia quella dei minuti. L’assenza di alcuni ruotismi intermedi contribuisce alla resistenza del sistema in presenza di urti e forti accelerazioni.
Il calibro misura 31 mm di diametro e 8,20 mm di spessore, utilizza 17 rubini e lavora alla frequenza di 28.800 alternanze l’ora, equivalenti a 4 Hz. La riserva di carica è di circa 48 ore.
La configurazione completa comprende ore e minuti centrali, secondi cronografici centrali, contatore centrale dei 60 minuti, piccoli secondi a ore 9 e totalizzatore cronografico delle 12 ore a ore 6. A ore 12 si trova un’indicazione delle 24 ore, collegata all’orario principale e non utilizzabile come secondo fuso orario, mentre giorno e data sono collocati a ore 3.
Il sistema di carica automatica funziona in una sola direzione di rotazione del rotore. Il movimento dispone inoltre della carica manuale, della regolazione rapida del calendario e del fermo macchina per arrestare la lancetta dei secondi durante la regolazione dell’ora.
Una delle caratteristiche più discusse del 5100 è l’impiego di componenti in materiale sintetico tecnico, insieme a ponti e parti realizzati mediante stampaggio. Elementi in Delrin furono utilizzati in alcune sezioni del calendario, del sistema cronografico e della struttura di protezione del movimento.
Questa scelta non era finalizzata all’estetica, ma alla riduzione degli attriti, all’assorbimento degli urti e alla semplificazione della produzione e della manutenzione. Il risultato era un calibro poco spettacolare da osservare, ma particolarmente adatto all’impiego professionale.
Alcuni orologi equipaggiati con il Lemania 5100
- Omega Speedmaster Automatic ref. ST 176.0012
Questa referenza utilizzava il calibro Omega 1045, derivato direttamente dal Lemania 5100. È conosciuta informalmente dagli appassionati come Speedmaster “Mark 4.5”, perché abbina una cassa simile a quella del Mark IV alla configurazione tecnica che sarebbe stata impiegata anche sul successivo Mark V. - Sinn 142 S
Il Sinn 142 è uno degli orologi più rappresentativi animati dal Lemania 5100. Nel 1992 una versione 142 S fu portata nello spazio dall’astronauta tedesco Klaus-Dietrich Flade durante la missione Mir-92, confermando il legame del movimento con gli strumenti destinati a condizioni operative impegnative. - Tutima Military Chronograph ref. 798
Il Tutima 798 fu sviluppato come cronografo professionale per l’impiego aeronautico e sottoposto alle prove previste dalle autorità militari tedesche. Il Lemania 5100 garantiva una lettura immediata dei minuti cronografici e una costruzione adatta alle sollecitazioni incontrate durante il volo. - Orfina Porsche Design Chronograph 1 ref. 7176 S
Le prime versioni del Porsche Design Chronograph 1 utilizzavano il Valjoux 7750, mentre alcune produzioni successive, tra cui la referenza 7176 S, adottarono il Lemania 5100. La cassa nera e il quadrante strumentale si adattavano perfettamente alla natura funzionale del movimento.
Il 5100 non passa alla storia per le finiture, ma per aver trasformato il cronografo in uno strumento estremamente leggibile, robusto e adatto all’utilizzo professionale.
La lancetta centrale dei minuti, la costruzione pensata per resistere alle sollecitazioni e l’impiego in numerosi orologi militari e aeronautici gli hanno permesso di conquistare uno status particolare tra collezionisti e appassionati di cronografi.
Jaeger-LeCoultre 920: il movimento ultrapiatto delle grandi Maison
Il Jaeger-LeCoultre 920 è uno dei movimenti automatici ultrapiatti più importanti mai realizzati. Presentato nel 1967, riuscì a combinare uno spessore estremamente contenuto con un rotore centrale tradizionale, evitando il ricorso a un micro-rotore.
Il progetto nacque dalla collaborazione tra LeCoultre & Cie, Audemars Piguet e Vacheron Constantin, con il coinvolgimento più marginale di Patek Philippe. Il movimento veniva prodotto a Le Sentier e successivamente rifinito e personalizzato dalle diverse Maison che lo utilizzavano.
Una delle particolarità più interessanti è che Jaeger-LeCoultre non montò mai il calibro 920 nei propri orologi. Il movimento venne invece adottato, con denominazioni differenti, da Audemars Piguet, Patek Philippe e Vacheron Constantin.
La sua importanza è legata anche agli orologi nei quali fu impiegato. Le versioni con datario del calibro 920 equipaggiarono infatti le prime generazioni di Audemars Piguet Royal Oak, Patek Philippe Nautilus e Vacheron Constantin 222, tre modelli fondamentali per la nascita dell’orologio sportivo di lusso.
Come funziona il Jaeger-LeCoultre 920 e quali sono le sue caratteristiche
Il Jaeger-LeCoultre 920 è un movimento meccanico automatico con ore e minuti. La versione originale misura 28 mm di diametro e appena 2,45 mm di spessore, dimensione che al momento della presentazione lo rese il movimento automatico con rotore centrale più sottile al mondo.
Il calibro utilizza 36 rubini, è composto da 212 componenti e lavora alla frequenza di 19.800 alternanze l’ora, equivalenti a circa 2,75 Hz. La riserva di carica è di circa 40 ore, mentre il sistema automatico carica la molla motrice in entrambe le direzioni di rotazione del rotore.
La soluzione tecnica più caratteristica riguarda proprio il sistema di carica automatica. Il rotore in oro da 21 carati non è sostenuto esclusivamente da un perno centrale, ma scorre lungo una guida circolare periferica attraverso quattro piccoli rulli dotati di rubini.
Questa struttura permette di mantenere stabile il rotore e di ridurre lo spessore complessivo del movimento. Il bordo esterno del rotore contribuisce inoltre a concentrare la massa lontano dal centro, migliorando l’efficienza della carica automatica.
Per contenere ulteriormente l’altezza, il calibro utilizza un bariletto sospeso, sostenuto da un solo lato. Le prime generazioni disponevano inoltre di un bilanciere a inerzia variabile, mentre le versioni successive ricevettero sistemi di regolazione differenti.
Nel 1970 venne introdotta la variante con datario. L’aggiunta del calendario portò lo spessore a circa 3,05 mm. Questa architettura prese il nome di Audemars Piguet 2121, Vacheron Constantin 1121 e Patek Philippe 28-255 C, con differenze nella regolazione, nelle finiture e in alcuni componenti.
Nonostante la base comune, questi movimenti non devono quindi essere considerati completamente identici. Ogni Maison interveniva sul calibro secondo i propri standard tecnici ed estetici, adottando rotori, sistemi di regolazione e decorazioni specifiche.
Alcuni orologi equipaggiati con il Jaeger-LeCoultre 920
- Audemars Piguet Royal Oak ref. 5402ST
Presentato nel 1972, il primo Audemars Piguet Royal Oak utilizzava il calibro Audemars Piguet 2121, versione con datario derivata dal Jaeger-LeCoultre 920. Lo spessore contenuto del movimento permise di realizzare una cassa da 39 mm sottile, nonostante la costruzione sportiva e il bracciale integrato. - Patek Philippe Nautilus ref. 3700/1A
La prima generazione del Nautilus, introdotta nel 1976, era animata dal calibro Patek Philippe 28-255 C. Anche questo movimento derivava dal 920, ma veniva rifinito e regolato secondo le specifiche della Maison, adottando inoltre un bilanciere Gyromax a inerzia variabile. - Vacheron Constantin 222 ref. 44018
Presentato nel 1977 per celebrare il 222° anniversario della Maison, il Vacheron Constantin 222 “Jumbo” da 37 mm utilizzava il calibro Vacheron Constantin 1121. La costruzione ultrapiatta contribuiva a mantenere lo spessore complessivo dell’orologio vicino ai 7 mm, nonostante il datario e la cassa sportiva.
Il 920 conta tra i calibri da conoscere non soltanto per lo spessore ridotto, ma per la raffinatezza delle soluzioni impiegate nel sistema di carica automatica.
La sua architettura ha inoltre alimentato tre degli orologi sportivi di lusso più importanti del Novecento, dimostrando come uno stesso progetto potesse essere interpretato e personalizzato da alcune delle più prestigiose Maison svizzere.
Grand Seiko Spring Drive 9R65: l’incontro tra meccanica e regolazione elettronica
Il Grand Seiko Spring Drive 9R65 è una delle proposte più originali dell’orologeria contemporanea. Utilizza una molla motrice e un tradizionale treno di ingranaggi per produrre e trasmettere l’energia, ma sostituisce lo scappamento e il bilanciere con un sistema regolato da un oscillatore al quarzo.
Spring Drive non deve quindi essere considerato un normale movimento al quarzo, perché non utilizza una batteria e le lancette vengono mosse esclusivamente dall’energia meccanica accumulata nella molla. Allo stesso tempo, non è un movimento meccanico tradizionale, perché la precisione non è regolata dalle oscillazioni di un bilanciere.
Seiko presentò il primo movimento Spring Drive nel 1999, dopo diversi decenni di sviluppo. Il calibro 9R65 arrivò nel 2004 e fu il primo Spring Drive automatico progettato espressamente per Grand Seiko, introducendo una riserva di carica di tre giorni e un sistema di ricarica automatica più efficiente.
La sua importanza deriva dalla capacità di combinare la continuità energetica di un movimento a molla con una precisione normalmente associata agli orologi al quarzo. Il risultato più visibile è il movimento perfettamente fluido della lancetta dei secondi, che avanza senza scatti percepibili.
Come funziona il Grand Seiko Spring Drive 9R65 e quali sono le sue caratteristiche
Il 9R65 è un movimento Spring Drive automatico con possibilità di carica manuale. Comprende ore, minuti, secondi centrali, datario, fermo macchina e indicatore della riserva di carica.
Il calibro misura 30 mm di diametro e circa 5,80 mm di spessore. Utilizza 30 rubini e offre una riserva di carica di circa 72 ore. La precisione dichiarata da Grand Seiko è di ±15 secondi al mese, equivalenti a una variazione media massima di circa un secondo al giorno.
La molla motrice viene caricata attraverso il rotore e il sistema Magic Lever, sviluppato originariamente da Seiko nel 1959 e successivamente adattato alle esigenze del calibro 9R65. L’energia accumulata alimenta il treno degli ingranaggi esattamente come avviene in un movimento meccanico tradizionale.
La differenza principale si trova nel sistema di regolazione, denominato Tri-Synchro Regulator. Al termine del treno degli ingranaggi si trova una ruota di scorrimento, o glide wheel, che gira continuamente in una sola direzione.
La rotazione della glide wheel genera una piccola quantità di energia elettrica, sufficiente ad alimentare un circuito integrato e un oscillatore al quarzo con frequenza di 32.768 Hz. Il circuito confronta la velocità della ruota con il segnale prodotto dal quarzo e applica un freno elettromagnetico per mantenerne costante la rotazione.
Il termine Tri-Synchro deriva dall’impiego coordinato di tre forme di energia: meccanica, elettrica ed elettromagnetica. Il sistema non arresta e rilascia periodicamente il ruotismo come uno scappamento tradizionale, ma ne controlla continuamente la velocità.
Da questa architettura deriva il caratteristico glide motion. Poiché gli ingranaggi avanzano sempre nella stessa direzione e non sono sottoposti agli arresti di uno scappamento, la lancetta dei secondi scorre sul quadrante in maniera continua e silenziosa.
Alcuni orologi equipaggiati con il Grand Seiko Spring Drive 9R65
- Grand Seiko SBGA001
Presentato nel 2004 insieme alla referenza SBGA003, fu uno dei primi Grand Seiko equipaggiati con il calibro automatico Spring Drive 9R65. Il modello introdusse l’impostazione estetica caratterizzata dall’indicatore della riserva di carica sul quadrante e dal datario a ore 3. - Grand Seiko “Snowflake” SBGA211
Lo Snowflake è diventato uno degli orologi più rappresentativi della tecnologia Spring Drive. Il calibro 9R65 è inserito in una cassa in titanio ad alta intensità da 41 mm, mentre il movimento continuo della lancetta azzurrata dei secondi richiama lo scorrere silenzioso del tempo sul quadrante bianco lavorato. - Grand Seiko Diver SBGA229
Il Diver SBGA229 dimostra come il 9R65 possa essere impiegato anche all’interno di un orologio professionale. La cassa in acciaio da 44,2 mm offre un’impermeabilità di 200 metri, mentre il movimento mantiene una riserva di carica di 72 ore e una precisione dichiarata di ±15 secondi al mese.
Il 9R65 entra di diritto tra i calibri da conoscere perché propone una via diversa sia dal movimento meccanico tradizionale sia dal normale calibro al quarzo.
La combinazione tra molla motrice, regolazione elettronica e frenatura elettromagnetica ha permesso a Grand Seiko di ottenere una precisione elevata, una riserva di carica di tre giorni e il caratteristico movimento continuo della lancetta dei secondi.
FAQ – Domande frequenti
Qual è il movimento automatico svizzero più diffuso?
Nell’ambito dei movimenti a tre sfere e data il riferimento industriale è l’ETA 2824-2, mentre tra i cronografi automatici il ruolo equivalente spetta al Valjoux 7750. Entrambi hanno equipaggiato migliaia di orologi di marchi molto diversi e hanno fatto da base a numerosi calibri successivi.
Che differenza c’è tra ETA 2824-2 e Sellita SW200-1?
Il Sellita SW200-1 nasce come alternativa costruita sulla stessa architettura del 2824-2, con dimensioni e caratteristiche affini e in larga parte intercambiabile a livello di ricambi. La differenza sta soprattutto nel produttore e in alcune scelte costruttive, non in una diversa filosofia di base.
Qual è stato il primo cronografo automatico?
Non esiste una risposta unica: nel 1969 arrivarono quasi in contemporanea lo Zenith El Primero, il Seiko 6139 e il Chronomatic del consorzio Heuer-Breitling-Hamilton-Büren-Dubois-Dépraz. L’El Primero è più correttamente il primo cronografo automatico integrato ad alta frequenza presentato al pubblico.
Perché il Valjoux 7750 “vibra” al polso?
Perché la sua carica automatica lavora in una sola direzione. Quando il rotore gira nel verso opposto ruota liberamente e accelera, generando la vibrazione nota come Valjoux wobble. È una conseguenza dell’architettura di carica unidirezionale, non un difetto.
Lo Spring Drive è un orologio al quarzo?
No. Lo Spring Drive è alimentato da una molla motrice e non da una batteria, e le lancette si muovono con la sola energia meccanica. L’oscillatore al quarzo interviene unicamente per regolare la velocità del movimento attraverso un freno elettromagnetico.
Che cos’è il bilanciere Microstella del Rolex 3135?
È un bilanciere a inerzia variabile: invece di spostare una racchetta sulla spirale, la marcia si regola stringendo o allentando quattro piccole masse (Microstella) collocate sul bilanciere. Modificando il momento d’inerzia si varia la velocità di oscillazione.
Perché Jaeger-LeCoultre non ha mai montato il calibro 920 nei suoi orologi?
Il 920 fu concepito come movimento da fornire ad altre Maison. Venne prodotto da Jaeger-LeCoultre ma impiegato, con denominazioni diverse, da Audemars Piguet, Patek Philippe e Vacheron Constantin, che lo montarono in Royal Oak, Nautilus e 222.







