Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:

Panerai ha portato a 42 mm la cassa Luminor del 1993, quella dal profilo squadrato e dal ponte proteggi-corona integrato che segnò il passaggio del marchio dalle forniture alla Marina Militare al pubblico civile: è la prima volta che quel disegno scende sotto i 44 mm. Il Luminor Due era già arrivato a 42 e a 38, ma con una cassa alleggerita e proporzioni riviste, non con l’architettura originale. La misura è la notizia. Per trent’anni il Luminor è stato un orologio che si comprava accettandone l’ingombro, e una quota consistente di appassionati si è fermata esattamente lì; con tre referenze di collezione permanente Panerai prova a recuperarli senza toccare né l’impermeabilità né il calibro.
PAM01710 in acciaio con quadrante nero opaco e cinturino in tela beige, PAM01711 in acciaio con quadrante verde e tela coordinata, PAM01714 in acciaio con trattamento DLC nero, quadrante blu e tela blu: cassa da 42 mm per 13,8 mm di spessore, impermeabilità dichiarata di 50 bar, calibro automatico P.980 con tre giorni di riserva di carica, piccoli secondi a ore 9, listino di 6.500 euro per le due versioni in acciaio e 7.500 euro per quella rivestita in DLC.
Il mio giudizio: la parte tecnica non è stata sacrificata alla misura, e questo è il merito principale del progetto. La profondità dichiarata e un calibro di manifattura in una cassa così contenuta sono valori che pochi Luminor più grandi possono esibire. Quello che non mi convince è la rinuncia al quadrante sandwich, sostituito da una costruzione a stampa: è la firma costruttiva che distingue un Luminor a colpo d’occhio, ed è il punto in cui si vede il posizionamento di prezzo. Leggo queste tre referenze come la porta d’ingresso pensata per chi il Luminor lo voleva da anni e si è sempre fermato davanti al diametro, non come un’alternativa per chi il formato grande lo porta già.
Due millimetri e una rinuncia
Conviene ricordare da dove arriva quel disegno, perché non è il Luminor a cuscino degli anni Sessanta che oggi viene ripreso. Il 10 settembre 1993, sotto la direzione di Dino Zei, Panerai si presentò per la prima volta al pubblico civile con due soli orologi, il Luminor Ref. 5218-201/A e il Mare Nostrum Ref. 5218-301/A, dando inizio a quella che i collezionisti chiamano era Pre-Vendôme. Il Luminor di quell’anno portava le proporzioni storiche da 47 mm a 44 e sostituiva le forme morbide delle referenze precedenti con una cassa monoblocco dai fianchi tesi, bordi definiti, anse piene ricavate nel pieno e il ponte proteggi-corona curvo che segue il profilo laterale. È quel vocabolario, non quello militare del dopoguerra, la base di partenza delle tre nuove referenze.
Rispetto a quel modello, cosa resta e cosa cambia. Resta l’architettura: geometria squadrata, anse piene, il dispositivo a leva sul fianco destro, il fondello dodecagonale a vite e il contatore dei secondi a ore 9, che sui primi esemplari serviva ai sommozzatori per capire con un’occhiata se l’orologio stesse ancora camminando. Cambia il diametro, e con esso la percezione al polso: due millimetri in meno su una cassa così spigolosa incidono più di quanto suggerisca il numero, perché il Luminor occupa spazio con gli angoli, non con il tondo. Si perde qualcosa della massa che è sempre stata parte dell’identità del modello, ed è un compromesso, non un miglioramento in sé: chi cerca la presenza scenica del 44 mm qui non la ritrova, chi la considerava un ostacolo ora ha una porta aperta.
C’è però una rinuncia che merita di essere detta con chiarezza, perché nelle prime coperture si legge poco: questi quadranti non hanno la struttura a sandwich. Il sandwich Panerai è costituito da due piastre sovrapposte, quella superiore forata in corrispondenza di numeri e indici, con il materiale luminescente che riempie lo strato sottostante e viene letto attraverso i fori. Qui il risultato visivo è ottenuto per stampa, con numeri e indici in Super-LumiNova beige applicati sopra una base luminescente: il rilievo esiste, ma è dato dalla sovrapposizione degli strati di stampa e non da uno spessore scavato. La differenza si vede dal vivo nella profondità delle cifre e nel modo in cui la luce le attraversa di taglio. Non è un difetto di funzionamento — la leggibilità e la resa al buio restano quelle attese — ma è la scorciatoia costruttiva che rende possibile questo listino, ed è giusto sapere che si sta comprando un Luminor senza il suo tratto più riconoscibile.
Sul resto del quadrante l’impostazione è invece perfettamente fedele all’originale, e qui la coerenza è totale. Numeri arabi a 12, 3, 6 e 9 alternati a indici a bastone, lancette a spada, nessuna data, nessuna scala, nessun testo oltre al nome del marchio e a quello del modello. In basso compare la firma “L Swiss Made L”, che non è un vezzo grafico: la L segnala l’impiego del Super-LumiNova, mentre le referenze storiche portavano la T del trizio. È lo stesso passaggio che dà il nome all’orologio, visto che il Luminor nasce nel 1949 come brevetto per una sostanza luminescente destinata a rimpiazzare il radio. Dichiarare il materiale sul quadrante era una prassi tecnica imposta dalla normativa, ed è diventata nel tempo uno degli elementi che i collezionisti leggono per datare un esemplare.
Il calibro, i 500 metri e il prezzo
Il calibro è il P.980, automatico di manifattura, 12½ linee e 4,2 mm di spessore, 23 rubini, 28.800 alternanze/ora, dispositivo antiurto Incabloc, tre giorni di autonomia da un solo bariletto. Due dettagli contano più della scheda: il ponte del bilanciere trasversale, che vincola il bilanciere su due punti anziché a sbalzo e ne migliora la stabilità agli urti, e la funzione di arresto dei secondi, che permette di sincronizzare l’ora al secondo estraendo la corona. Ma la cifra decisiva è proprio lo spessore del movimento, perché è quella che rende possibile il resto: sono i 4,2 mm a lasciare margine per un fondello pieno a vite e per le guarnizioni necessarie a tenere la pressione, contenendo la cassa in 13,8 mm. Senza una base così piatta, un 42 mm con questa impermeabilità sarebbe stato molto più spesso, e il vantaggio di indossabilità cercato con la riduzione del diametro sarebbe evaporato sull’asse verticale.
I 50 bar dichiarati vanno letti per quello che sono. Nessuno porterà mai uno di questi orologi a mezzo chilometro di profondità, e non è quello il punto: un valore così alto è una riserva di sicurezza, non una destinazione d’uso. Panerai dichiara di collaudare ogni esemplare a una pressione superiore del 25% rispetto a quella garantita, nella manifattura di Neuchâtel, con macchinari che combinano prove ad aria e ad acqua per verificare la tenuta delle guarnizioni sotto carico. Tradotto in pratica, significa un orologio che non chiede cautele nella vita quotidiana — piscina, mare, doccia — e che mantiene un margine ampio anche quando le guarnizioni iniziano a invecchiare fra una revisione e l’altra. Sui tre nuovi Luminor manca la lunetta girevole, quindi come strumento da immersione resta comunque un oggetto incompleto: la profondità qui è robustezza, non funzione.
Resta il posizionamento, che è la vera ragione d’essere di questa uscita. A 6.500 euro il PAM01710 e il PAM01711 si collocano sopra le proposte d’ingresso della collezione e sotto ai Luminor Marina da 44 mm, che con lo stesso calibro e la stessa impermeabilità stanno a 9.200 euro: la distanza di quasi tremila euro si spiega con la data, il fondello in vetro zaffiro, il quadrante sandwich e il sistema di cambio rapido del cinturino, tutte cose che qui non ci sono. Il salto di mille euro richiesto per il PAM01714 è invece meno facile da giustificare: il trattamento DLC aggiunge durezza superficiale e resistenza ai graffi, ma parliamo di un rivestimento applicato alla stessa cassa in acciaio, con lo stesso movimento dentro. Lo si compra per l’estetica monolitica del nero opaco abbinato al blu, che è una scelta legittima e riuscita, non per un vantaggio tecnico proporzionato alla cifra. Se l’obiettivo dichiarato era aprire il Luminor a chi finora ne era rimasto fuori, la versione in acciaio nero con la tela beige è quella che centra il bersaglio: è l’orologio del 1993 con l’unico parametro che serviva davvero cambiare.
| Luminor 42 mm | Luminor Marina 44 mm | |
| Diametro | 42 mm | 44 mm |
| Calibro | P.980 | P.980 |
| Impermeabilita | 50 bar | 50 bar |
| Data | assente | presente |
| Fondello | pieno, a vite | vetro zaffiro |
| Quadrante | stampato | sandwich |
| Prezzo | 6.500 euro | 9.200 euro |
Scheda tecnica
| Referenze | PAM01710, PAM01711, PAM01714 |
| Cassa | Acciaio; acciaio con trattamento DLC nero sul PAM01714 |
| Diametro e spessore | 42 mm x 13,8 mm |
| Quadrante | Nero opaco, verde o blu; numeri e indici stampati in Super-LumiNova beige |
| Calibro | P.980, automatico di manifattura, 12 1/2 linee, 4,2 mm di spessore, 23 rubini |
| Frequenza | 28.800 alternanze/ora (4 Hz) |
| Riserva di carica | Tre giorni, da un solo bariletto |
| Dispositivo antiurto | Incabloc |
| Funzioni | Ore, minuti, piccoli secondi a ore 9, arresto dei secondi |
| Impermeabilita | 50 bar (500 metri) |
| Cinturino | Tela, anse 22/20 mm, fibbia trapezoidale |
| Disponibilita | Collezione permanente |
| Prezzo | 6.500 euro in acciaio, 7.500 euro in DLC |
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