L’orologeria entra nella stagione autunnale delle aste con un’anomalia di sostanza: per la prima volta quattro pezzi unici firmati Rolex vengono consegnati a una casa d’aste dalla manifattura stessa, e non da un collezionista o da un erede. Il tema riguarda meno le stagioni evocate dai quadranti e molto di più il rapporto fra un marchio costruito sul riserbo e l’idea di una beneficenza dichiarata in pubblico.
Cosa sono i quattro Cosmograph Daytona The Four Seasons e come funziona la vendita di Londra
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:
Quattro Oyster Perpetual Cosmograph Daytona realizzati in esemplare unico, rispettivamente in oro bianco 18 ct, oro Everose 18 ct, oro giallo 18 ct e platino 950, con quadranti ricavati da pietre naturali, lunette in gemme colorate e movimento automatico calibro 4131. Gli operatori del settore indicano le referenze 126599SAVL, 126595SARO, 126598TML e 126596SABV, che Rolex non ha confermato. La vendita è affidata a Phillips, si tiene a Londra il 28 settembre 2026 in quattro lotti separati e non ha stime pubblicate; il ricavato va alla Federer Foundation e a Re:wild.
Rolex ha annunciato quattro Cosmograph Daytona unici, riuniti sotto il nome The Four Seasons, che Phillips batterà a Londra il 28 settembre 2026 come quattro lotti indipendenti. L’intero ricavato andrà alla Federer Foundation e a Re:wild. Ciò che rende questo annuncio diverso da una qualsiasi presentazione di prodotto non sono le pietre né i colori: è l’identità del venditore. Gli orologi del marchio passano dalle case d’aste in continuazione, quasi sempre affidati da collezionisti, eredi o rivenditori. Questa volta a consegnare i lotti è la manifattura stessa, con quattro pezzi appena usciti dai propri laboratori.
| Nome modello | Rolex Oyster Perpetual Cosmograph Daytona “The Four Seasons” |
| Referenza / Edizione | 126599SAVL, 126595SARO, 126598TML, 126596SABV (riportate dal settore, non confermate da Rolex) |
| Materiale cassa | Oro bianco 18 ct, oro Everose 18 ct, oro giallo 18 ct, platino 950 |
| Funzione principale | Cronografo automatico, calibro 4131 |
| Edizione / Disponibilità | Quattro esemplari unici — asta Phillips, Londra, 28 settembre 2026 |
| Prezzo | Non comunicato — nessuna stima pre-asta pubblicata |
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Le rotture sono in realtà due, e vale la pena separarle. La prima riguarda il prodotto: gli orologi con pietre incastonate fuori catalogo esistono da decenni, ma appartengono a un territorio che la manifattura non commenta e non documenta. Qui composizione, carature e materiali dei quadranti sono pubblicati nero su bianco. La seconda riguarda il modo di dare: il marchio è rimasto fuori da vent’anni di aste benefiche dell’orologeria, e la struttura che lo possiede eroga da sempre senza fare nomi. Il vero cambiamento che leggo in questo annuncio non è la generosità, che c’era già. È la decisione di renderla visibile, con una data, un catalogo e due volti in copertina.
Il marchio che non va all’asta e la filantropia che non si vede
Per capire quanto sia anomalo il 28 settembre conviene guardare a come questi orologi si muovono normalmente. I Daytona con lunette e quadranti in pietre preziose non compaiono sul sito ufficiale, non hanno un prezzo di listino e non vengono proposti a chi entra in boutique. Circolano per telefonate: vengono assegnati a clienti di lunga data di un numero ristretto di indirizzi, poi riemergono anni dopo sul mercato secondario, dove il valore si stabilisce nella trattativa privata fra specialisti. Una vendita pubblica, con una data fissata e lotti consultabili in catalogo, è l’esatto rovescio di questo meccanismo. Nel segmento più opaco della produzione ginevrina si sta per accendere una luce che di norma non viene accesa.
C’è poi un precedente che pesa proprio perché non esiste. Dal 2005 l’orologeria svizzera ha un suo appuntamento benefico riconosciuto, Only Watch, dove decine di manifatture donano un pezzo unico e la vendita finanzia la ricerca sulla distrofia muscolare di Duchenne. È lì che nel novembre 2019 il Patek Philippe Grandmaster Chime 6300A-010 in acciaio ha raggiunto 31 milioni di franchi, cifra che resta il massimo mai pagato all’incanto per un orologio da polso. Rolex non ha mai preso parte a nessuna edizione. Vent’anni di assenza da un formato che i concorrenti hanno usato per costruire capitale simbolico si possono leggere come un’occasione mancata, oppure come un vantaggio conservato: quando il marchio più riconosciuto al mondo entra in questo territorio per la prima volta, l’effetto novità è ancora intero.
L’assenza, del resto, non nasce da disinteresse per la beneficenza. Rolex appartiene integralmente alla Fondazione Hans Wilsdorf, l’ente ginevrino costituito nel 1945 a cui il fondatore trasferì la proprietà dell’azienda e che ancora oggi ne raccoglie gli utili. In una rara intervista alla Neue Zürcher Zeitung il segretario generale Marc Maugué ha indicato in circa 300 milioni di franchi l’anno le risorse destinate a scopi caritatevoli, ripartite grossomodo in tre parti fra aiuto umanitario, tutela degli animali e degli ecosistemi, progetti sul territorio di Ginevra. I destinatari, però, vengono nominati di rado: la fondazione è discreta per statuto e per abitudine. Ne esce il ritratto di un gruppo che finanzia su una scala industriale e comunica il meno possibile, il che rende la scelta di salire su un palco d’asta ancora più interessante di quanto sembri.
I due beneficiari scelti dicono qualcosa anche sul modo in cui il marchio gestisce i propri ambasciatori. Roger Federer è Testimonee dal 2006 e la sua fondazione, attiva dal 2003, finanzia istruzione prescolare e di base fra Africa australe e Svizzera. Leonardo DiCaprio, invece, è entrato nella cerchia soltanto nel 2025, e Re:wild — l’organizzazione per il ripristino degli ecosistemi che ha fondato insieme a un gruppo di scienziati della conservazione — risale al 2021. Vent’anni di relazione da una parte, poco più di uno dall’altra: l’operazione appoggia il nuovo arrivato sul credito accumulato dal più longevo dei testimonial. Aggiungo una lettura personale, perché è tale e non un dato: educazione dei bambini e tutela degli ecosistemi ricalcano due dei tre filoni su cui la struttura proprietaria distribuisce già i propri fondi. L’asta non apre capitoli nuovi. Porta all’aperto due direttrici che il gruppo finanzia da sempre in silenzio.
La vendita è affidata a Phillips in Association with Bacs & Russo e, secondo quanto riportato dalla stampa di settore, non si terrà in una sessione ordinaria ma nel corso di una serata di gala. Le stesse fonti raccontano un passaggio che aiuta a leggere l’operazione: i quattro orologi erano stati mostrati senza possibilità di fotografarli in uno spazio riservato dello stand ginevrino durante Watches and Wonders 2026, e l’ipotesi iniziale era una cessione privata dell’intero insieme a un solo acquirente. La decisione di portarli all’incanto separatamente cambia parecchio. Un compratore può prendersi una stagione senza doversi impegnare sulle altre tre, il che allarga la platea, e quattro battute in competizione fra loro tendono a produrre un risultato complessivo superiore a quello di una trattativa a porte chiuse. Trattandosi di beneficenza, la scelta ha una logica evidente.
Le quattro stagioni, una per una
La primavera è affidata a una cassa in oro bianco 18 ct e a un quadrante ricavato dal crisoprasio, un calcedonio di un verde opaco che qui viene interrotto dai tre contatori in lepidolite, di un lilla tenue. La lunetta rinuncia alla scala tachimetrica per accogliere 36 zaffiri viola taglio trapezio, circa 5,57 carati, mentre gli indici alternano otto zaffiri viola baguette e tre taglio quadrato, alloggiati in castoni dello stesso oro della cassa. Anse e spallette di protezione della corona portano 54 diamanti taglio brillante per circa 0,86 carati: è l’unico elemento identico su tutti e quattro gli orologi, una sorta di firma comune che tiene insieme la collezione. Il risultato è il più dichiaratamente cromatico del quartetto, costruito sull’accostamento fra verde e viola più che sulla ricchezza dei materiali. La referenza indicata dagli operatori del settore è 126599SAVL, ma il marchio identifica ufficialmente gli orologi soltanto con il nome della stagione.
Con l’estate la temperatura cromatica si ribalta. La cassa passa all’oro Everose 18 ct, la lega rosa sviluppata internamente che deve alla piccola percentuale di platino la sua stabilità di tonalità nel tempo, e il quadrante è tagliato nel turchese. I contatori arrivano da una pietra che il marchio indica come cuore di rubino, di un rosso profondo che spezza l’azzurro del fondo. Gli zaffiri diventano rosa, sia sugli indici sia sulle 36 pietre della lunetta, per circa 4,32 carati. È la combinazione che si riconosce più in fretta, anche in una fotografia di piccole dimensioni, perché lavora su tre colori caldi accostati a un fondo freddo senza mediazioni. Il rimando alla stagione qui è più letterale che altrove: turchese e oro rosa sono l’acqua e la luce. Nel settore la referenza viene indicata come 126595SARO.
L’autunno sceglie l’oro giallo 18 ct e un quadrante in mokaite, un diaspro australiano che deve il nome al Mooka Creek e che si presenta con un fondo giallo-ocra percorso da variazioni impossibili da replicare: due lastre tagliate dallo stesso blocco non sono mai identiche, il che rende la lavorazione una questione di selezione prima ancora che di taglio. I contatori riportano il crisoprasio, ma stavolta in posizione subordinata rispetto al fondo, ed è un dettaglio che dice parecchio sulla costruzione dell’insieme: la stessa pietra che regge il quadrante della primavera qui diventa accento. Non sono quattro varianti indipendenti, è un sistema chiuso in cui i materiali si scambiano i ruoli. Il verde torna anche sugli indici e sulle 36 pietre della lunetta, dove Rolex passa dagli zaffiri alle tormaline, con la stessa caratura vista sull’estate. La referenza che circola fra gli operatori è 126598TML.
Chiude il platino 950, e non è una scelta neutra: è il metallo che la manifattura riserva ai Daytona che vuole collocare più in alto. L’inverno porta un quadrante in opale blu con i contatori in lapislazzuli, e sostituisce le gemme colorate degli indici con otto diamanti baguette e tre taglio quadrato, in castoni d’oro bianco. È l’unico dei quattro a farlo. La lunetta è l’esercizio più complesso dell’intera collezione: 36 zaffiri disposti in un dégradé che dal blu scivola al fucsia, con la caratura più alta insieme alla primavera. Ordinare una progressione di tonalità su una circonferenza significa selezionare le pietre una per una in funzione della vicina, un lavoro che si vede solo quando è sbagliato. Fra i quattro è quello che il marchio sembra considerare il centro del progetto, e gli operatori lo indicano come 126596SABV.
Vale la pena spostare l’attenzione dalle lunette ai quadranti, perché è lì che sta il lavoro meno appariscente e più difficile. Zaffiri e tormaline sono materiali docili da incastonare: i primi stanno a 9 sulla scala di Mohs, appena sotto il diamante. Le pietre scelte per i fondi vivono in un intervallo completamente diverso. Crisoprasio e mokaite si collocano fra 6 e 7, turchese e lapislazzuli fra 5 e 6, l’opale fra 5 e 6,5, con una quota d’acqua nella struttura che secondo il Gemological Institute of America lo espone a fessurazioni se perde umidità. La lepidolite scende a 2,5-3: è una mica, si sfoglia lungo un piano di sfaldatura perfetto, e ricavarne dischi sottili da forare per alloggiare i castoni è un’operazione che perdona poco. Precisazione doverosa: durezza e tenacità sono parametri distinti, e un numero basso non significa che l’orologio sia fragile una volta assemblato. Dice però quanto margine d’errore avesse chi ha tagliato quelle lastre. Sotto tutti e quattro i quadranti lavora invece lo stesso identico calibro 4131, con riserva di carica di circa 72 ore e certificazione Superlative Chronometer: la meccanica resta quella di serie, e il valore è stato spostato per intero altrove.
Quanto possono valere, e il numero che sta girando male
Né la manifattura né la casa d’aste hanno pubblicato una stima. Circola comunque una cifra, quattro milioni di franchi, che diverse testate hanno presentato come valore atteso per ciascun orologio: è una lettura che non regge il confronto con le fonti da cui il dato proviene. Nella ricostruzione originaria quei quattro milioni erano la valutazione dell’intero insieme, nel periodo in cui si stava ancora considerando la cessione riservata a un unico compratore, e in quella fase i rivenditori avrebbero segnalato oltre mille nomi interessati. Un conto è quattro milioni per il gruppo, un altro è quattro milioni a pezzo: fra le due letture ballano dodici milioni di franchi. Segnalo la discrepanza senza sciogliere il nodo, perché nessuna delle due versioni è confermata dalle parti coinvolte e l’unico dato certo, oggi, è che una stima ufficiale non esiste.
Un termine di paragone utile però esiste, e non è quello che viene citato più spesso. Ogni volta che un Daytona finisce all’incanto compare il ricordo dell’esemplare di Paul Newman, ma quell’orologio valeva per una provenienza costruita in decenni, non per la propria costruzione. Il confronto pertinente è un altro: l’8 novembre 2024, sempre da Phillips, il primo Daytona con lunetta di zaffiri arcobaleno, referenza 16599SAAEC realizzato intorno alla metà degli anni Novanta, è stato aggiudicato a 5.505.000 franchi contro una stima di tre milioni, stabilendo il record mondiale per un Daytona automatico. Quella cifra è oggi l’unico punto di riferimento pubblico per un pezzo unico con pietre incastonate uscito dalla manifattura, e mostra due cose: chi conduce la vendita sa come si porta in sala un orologio di questo tipo, e il tetto di un esemplare davvero irripetibile sta parecchio sopra il valore sommato di metallo e gemme.
Il 28 settembre, insomma, produrrà qualcosa che va oltre le quattro aggiudicazioni. Un segmento che si è sempre mosso nel silenzio delle trattative private avrà finalmente dei numeri leggibili da chiunque, e due organizzazioni potranno mettere a bilancio una cifra verificabile invece di un contributo anonimo. Resta aperta la domanda più interessante, quella a cui nessuna martellata risponderà: se questa sia l’apertura di un metodo o un’eccezione concessa una volta sola. Un marchio che ha costruito parte della propria autorevolezza sul non spiegarsi ha appena scoperto che raccontare dove vanno i soldi funziona. Sapremo fra qualche anno se ha deciso di farne un’abitudine.
Scheda tecnica e dati principali
| Modello | Oyster Perpetual Cosmograph Daytona “The Four Seasons” — Spring, Summer, Autumn, Winter |
| Referenze | 126599SAVL / 126595SARO / 126598TML / 126596SABV — riportate dagli operatori, non confermate da Rolex |
| Cassa | Oro bianco 18 ct (Spring) · Oro Everose 18 ct (Summer) · Oro giallo 18 ct (Autumn) · Platino 950 (Winter) |
| Diametro | 40 mm secondo la stampa di settore; misura non indicata da Rolex nella comunicazione dell’asta |
| Lunetta | 36 gemme taglio trapezio: zaffiri viola ~5,57 ct · zaffiri rosa ~4,32 ct · tormaline verdi ~4,32 ct · zaffiri dégradé blu-fucsia ~5,57 ct |
| Quadrante | Crisoprasio · Turchese · Mokaite · Opale blu |
| Contatori | Lepidolite · Cuore di rubino · Crisoprasio · Lapislazzuli |
| Indici | 8 gemme baguette + 3 taglio quadrato: zaffiri viola · zaffiri rosa · tormaline verdi · diamanti (Winter) |
| Anse e spallette | 54 diamanti taglio brillante, circa 0,86 ct — identici sui quattro esemplari |
| Bracciale | Oyster nello stesso metallo della cassa, come si osserva nelle immagini ufficiali; non dettagliato nella scheda Rolex |
| Movimento | Calibro 4131 automatico, cronografo, manifattura Rolex |
| Riserva di carica | Circa 72 ore |
| Certificazione | Superlative Chronometer |
| Edizione | Quattro esemplari unici, uno per stagione |
| Asta | Phillips in Association with Bacs & Russo, Londra, 28 settembre 2026 — quattro lotti separati |
| Prezzo / stima | Non comunicato |
FAQ – Domande frequenti
Quando e dove si tiene l’asta dei Rolex Daytona Four Seasons?
Lunedì 28 settembre 2026 a Londra, con Phillips in Association with Bacs & Russo a condurre la vendita. I quattro orologi sono offerti come lotti distinti, quindi possono finire a quattro acquirenti diversi.
Esiste una stima ufficiale per i quattro orologi?
No. Alla data di pubblicazione né Rolex né Phillips hanno diffuso stime pre-asta, per il singolo lotto o per l’insieme. Qualsiasi cifra circolante va trattata come indicazione giornalistica, non come valutazione ufficiale.
Si possono acquistare in boutique o ordinare da un rivenditore autorizzato?
No. Non appartengono alla produzione di catalogo e l’asta è l’unica via di accesso. Dopo il 28 settembre l’unica possibilità sarà che uno dei quattro aggiudicatari decida di rivendere.
Quali sono le referenze dei quattro Daytona Four Seasons?
Il settore indica 126599SAVL, 126595SARO, 126598TML e 126596SABV, ma sono dati non confermati: la pagina ufficiale dedicata all’asta identifica gli orologi soltanto con il nome della stagione. Le referenze definitive dovrebbero emergere con la pubblicazione del catalogo dei lotti.
A chi va il ricavato della vendita?
Alla Federer Foundation, che finanzia istruzione prescolare e di base fra Africa australe e Svizzera, e a Re:wild, impegnata nel ripristino degli ecosistemi. L’operazione rientra nell’Iniziativa Perpetual Planet di Rolex.







