Hans Wilsdorf: il papà del Rolex-Tudor

Hans Wilsdorf, papà di Rolex, fu «equo» con la creatura minore Tudor, che oggi dimostra la sua grandezza.

Dal marchio Rolex alla nascità di Tudor

Da Rolex a Tudor e ritorno: compreso di rilancio del secondo, il brand «meno famoso». Si potrebbe intitolare così questa cronaca-storia alla ricerca del futuro del marchio Tudor. Una storia che inizia, naturalmente, nel paese elvetico.

Quando la Svizzera imitava sé stessa. È accaduto davvero. E molti decenni prima dello spionaggio cinese. Negli anni ’50 del secolo scorso, dire Rolex era come dirlo oggi, certo — il nome ha sempre fatto un grande effetto — solo che, ogni modello del celebre marchio, veniva subito imitato da un collega elvetico.

Chi è Hans Wilsdorf, facciamo qualche premessa

Tudor Rolex

Hans Wilsdorf nel 1908 creò l’orologio d’acciaio che tutto il mondo continua ad invidiargli (e ad imitare). E forse anche per questo, nel 1926, lo stesso Hans se la volle coltivare in casa la possibile imitazione. Solo che, un uomo del suo tocco e dotato di grande genialità, alle soglie della crisi del ’29, più che una imitazione, volle ricorrere al lusso più accessibile.

Quel Tudor, per troppi anni considerato il fratello meno brillante di Rolex. Oggi? Rolex è Rolex, e Tudor è, finalmente, soltanto Tudor. Che può permettersi di presentarsi nel presente-futuro con tre modelli subacquei ispirati alla sua leggenda.

A partire dai materiali. Come l’ottone, dove basta la parola per ritornare ad atmosfere germaniche, di casa Wilsdorf, lo svizzero per «necessità».

Tudor storia

L’intuito: Contro le imitazioni del Rolex, si decise di farne una in casa. Ma non fu il «parente povero».

E non solo: alcuni marchi hanno avuto in catalogo i «tipo Rolex» fino a una ventina d’anni fa, nonostante i miliardi che il marchio ginevrino ha speso, negli anni, per difendersi dalle imitazioni e persino da variazioni sul tema del nome. E marchi come Dolex, Folex, Golex e, perfino, Zolex (che ci starebbero bene in un fumetto della saga di Asterix e Obelix) lasciano ben poco spazio all’immaginazione. Ma adesso viene il bello.

Rolex è una creazione di Hans Wilsdorf, il quale, nel 1908 aveva fondato il marchio che avrebbe presto guadagnato più appeal sulla concorrenza. Sì, andarselo proprio a creare in casa, il nemico, potrebbe sembrare davvero paradossale. E invece accadde questo: lo stesso Wilsdorf creò il marchio Tudor, dal prezzo più accessibile rispetto al Rolex, e apparentemente il parente povero.

«Da qualche anno pensavo di fare un orologio che i nostri agenti potessero vendere ad un prezzo più contenuto di Rolex», amava ripetere il tedesco trasferitosi in Svizzera.

Il buon Hans aveva infatti intuito che, per lanciare il più classico «Diffidare delle imitazioni», lo avrebbe dovuto imitare lui stesso il Rolex per tutti (o quasi), relegandolo al grado di sottomarca.

Rolex vs. Tudor

Come in tutte le storie, dovranno passare un po’ di anni per scoprire che, quel «Brutto anatroccolo» di Tudor, era destinato a ben altri traguardi. Nel 2005, il calibro Manufacture Tudor (MT) 5612, svelerà senza più infingimenti la grandezza di Tudor: 70 ore di autonomia contro le 48 del Rolex.

Ma è tutto un gioco di squadra: l’anno dopo, infatti, Rolex avrà già pronto il suo nuovo calibro: 3235, con le stesse ore di autonomia di Tudor. Guerra di famiglia? Per niente: Tudor è un coprotagonista, che non ha nulla da invidiare ormai al divo Rolex. Non solo.

Se lasciamo da parte per un attimo le metafore cinematografiche, soffermandoci, invece, sul fatto che gli orologi, per quanto belli come attori, occorre che si vendano, possiamo tranquillamente parlare di alleanze tra grandi nomi dell’orologeria nella competizione Rolex-Tudor. Da questo momento in poi.

Tudor, non chiamatelo sottomarca

E lo spieghiamo subito: quando Rolex annuncerà di aver fatto un accordo con Breitling, fornendo a Tudor il calibro B01, non farà altro che favorire tre produttori di orologi di alta gamma, diversificando il prezzo e rimanendo comunque sé stessi. Alcuni la chiamano economia di scala, per altri si traduce nel desiderio compiuto di possedere un orologio di qualità per ogni fascia di prezzo.

Che sia un Black Bay classico, o uno dei tre subacquei, cambia poco. A proposito di cambio, ritorna in mente la parola rilancio, dalla quale eravamo partiti per descrivere la storia di Tudor e di come riuscì a liberarsi dall’imbarazzo e dalla soggezione nei confronti del fratello maggiore Rolex.

Ma più che di rilancio, forse sarebbe più corretto parlare di marchio storico che ha deciso di riprogrammarsi nel presente-futuro. E magari, Hans Wilsdorf, il fondatore dei due gioielli del tempo, pubblicizzando la novità, Tudor Oyster Prince, la pensava proprio così, dichiarando in una pubblicità apparsa, nel 1952, sul giornale satirico inglese, «Punch», che «Tutti gli ‘Oyster Prince’ avranno caratteristiche precedentemente esclusive di Rolex».

Aggiungendo, da bravo papà di entrambi: «In questo modello di Tudor, ci sono due vantaggi che non consentirei a nessun altro orologio di usare: la cassa impermeabile Oyster e l’originale dispositivo di ricarica automatica Perpetual».

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