Blancpain celebra il Cavallo di Fuoco 2026 con il Villeret Calendrier Chinois Traditionnel: tecnica, simboli e alta complicazione
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:
Il Villeret Calendrier Chinois Traditionnel dedicato al Cavallo di Fuoco 2026 è una delle letture più complesse del tempo oggi in orologeria: unisce calendario tradizionale cinese, data gregoriana e fasi lunari, con un calibro sviluppato in cinque anni e una nuova estetica in smalto Grand Feu rosa salmone. In questo articolo metto a fuoco cosa cambia davvero in questa edizione limitata, tra leggibilità del display, impostazione pratica e dettagli Métiers d’Art sul rotore.

Indice dei contenuti
- 1 Blancpain celebra il Cavallo di Fuoco 2026 con il Villeret Calendrier Chinois Traditionnel: tecnica, simboli e alta complicazione
- 2 La mia opinione sul Blancpain Villeret Calendrier Chinois Traditionnel
- 3 Tabella tecnica – Blancpain Villeret Calendrier Chinois Traditionnel (Anno del Cavallo di Fuoco 2026)
- 4 FAQ – Domande frequenti sul Blancpain Villeret Calendrier Chinois Traditionnel 2026
Quando si prova a dare forma al tempo, quasi tutte le civiltà hanno alzato lo sguardo verso il cielo. È un passaggio che mi ha sempre colpito, perché racconta quanto la misurazione del tempo non sia mai stata solo una questione tecnica, ma anche culturale e simbolica. Il calendario tradizionale cinese è forse uno degli esempi più complessi e affascinanti di questa visione: un sistema vivo che intreccia cicli solari e lunari, elementi cosmologici e significati simbolici in un equilibrio tutt’altro che semplice. Portare tutto questo all’interno di un orologio meccanico non significa soltanto risolvere un problema ingegneristico, ma affrontare una sfida concettuale vera e propria. Con l’arrivo del Cavallo di Fuoco nel 2026, Blancpain torna a confrontarsi con una delle complicazioni più impegnative dell’Alta Orologeria, firmando la sua quindicesima interpretazione del calendario cinese e ribadendo una posizione che, nel panorama degli orologi calendario, resta appannaggio di pochissime Maison.
| In sintesi | Perché conta |
|---|---|
| Edizione 2026 (Cavallo di Fuoco) in platino, limitata a 50 esemplari | È la quindicesima interpretazione del calendario cinese di Blancpain e consolida una linea che non ha veri equivalenti per completezza di indicazioni. |
| Quadrante in smalto Grand Feu rosa salmone (prima volta per Blancpain) | Aggiunge una nuova identità visiva a un progetto storico, senza intaccare i codici Villeret e la leggibilità del display. |
| Calibro 3638: 7 giorni di riserva, 3 bariletti, calendario cinese + data gregoriana + fasi lunari | È uno dei calendari meccanici più complessi oggi: richiede energia stabile e una gestione sicura delle regolazioni. |
Questa nuova edizione del Villeret Calendrier Chinois Traditionnel nasce chiaramente con un pubblico ben definito in mente: collezionisti e appassionati che non cercano solo una complicazione rara, ma una lettura colta e stratificata del tempo. È qui che, a mio avviso, si misura la vera ambizione del progetto. Non si tratta di aggiungere un’indicazione in più al quadrante, ma di portare avanti una visione iniziata oltre un decennio fa. Dal 2012 Blancpain sviluppa infatti un linguaggio tecnico e culturale unico, capace di integrare calendario tradizionale cinese, data gregoriana e fasi lunari in un unico sistema coerente. L’Anno del Cavallo di Fuoco 2026 si inserisce in questo percorso come un nuovo capitolo, non come un episodio isolato, confermando una continuità progettuale rara nel panorama dell’Alta Orologeria.

Al centro di tutto rimane il calibro 3638, un movimento che considero ormai iconico per chi segue l’evoluzione delle grandi complicazioni di calendario. Il dato che colpisce subito è il tempo investito nel suo sviluppo: cinque anni di lavoro dedicati esclusivamente alla progettazione di un meccanismo che oggi conta 464 componenti. Non parliamo di una complessità paragonabile a un classico calendario perpetuo, ma di qualcosa che si avvicina, per ambizione e difficoltà, al territorio delle ripetizioni minuti. Questa architettura prende forma nel laboratorio delle grandi complicazioni di Blancpain a Le Brassus, ed è proprio qui che si coglie la differenza tra un calendario “aggiunto” e un calendario realmente pensato come sistema autonomo. La presenza di tre bariletti, ad esempio, non serve solo a garantire una riserva di carica di sette giorni, ma assicura una distribuzione dell’energia più stabile, fondamentale quando così tante indicazioni devono restare sincronizzate nel tempo.
Dal punto di vista estetico, questa edizione introduce un elemento che segna una svolta all’interno della storia recente di Blancpain. Il Villeret Calendrier Chinois Traditionnel Anno del Cavallo 2026 è infatti il primo della Maison a presentare un quadrante in smalto Grand Feu rosa salmone, una scelta cromatica che, a mio avviso, dialoga in modo interessante con il carattere solenne del platino. La cassa da 45,2 mm mantiene proporzioni importanti, coerenti con la complessità del movimento, ma resta fedele ai codici classici della collezione Villeret: profilo a doppio gradino, superfici pulite e una presenza al polso che punta più sull’eleganza formale che sull’impatto sportivo. I numeri applicati in oro bianco e le lancette a foglia leggermente scavate contribuiscono a una lettura ordinata, aspetto tutt’altro che scontato su un quadrante così ricco di informazioni.
Quello che trovo particolarmente riuscito è il modo in cui Blancpain riesce a mantenere una forte identità estetica nonostante la densità delle indicazioni. Il Villeret Calendrier Chinois Traditionnel segue infatti alla lettera i canoni storici della collezione: il quadrante in smalto Grand Feu viene realizzato con le indicazioni dipinte e trasferite prima della cottura, una tecnica che garantisce profondità visiva e durata nel tempo, mentre il giro delle ore è scandito da applicazioni in oro che emergono con discrezione. Anche la scelta della lancetta serpentina azzurrata per la data gregoriana non è casuale, ma richiama consapevolmente l’orologeria del XVIII secolo, creando un ponte culturale tra Oriente e tradizione europea. È un dettaglio pratico e simbolico insieme: migliora la leggibilità della data periferica e, allo stesso tempo, rafforza il carattere classico di un orologio che vive di equilibrio tra complessità e misura.

Entrando nel merito della lettura del tempo, emerge chiaramente il dialogo tra due sistemi profondamente diversi ma complementari. Da un lato il calendario gregoriano, basato sul ciclo solare; dall’altro il calendario tradizionale cinese, un sistema lunisolare in cui mesi e anni non seguono una regolarità fissa. Un anno può includere dodici o tredici mesi, con durate variabili e l’inserimento irregolare del mese bisestile. A questa struttura si sovrappongono i cicli simbolici dello zodiaco, dei cinque elementi e delle polarità Yin e Yang, che insieme definiscono un ciclo completo di sessant’anni. Dal punto di vista orologiero, la sfida non è solo rappresentare questa complessità, ma renderla leggibile e coerente all’interno di un quadrante meccanico.
Nonostante la quantità di informazioni in gioco, la disposizione delle indicazioni è studiata con un rigore che rende la consultazione sorprendentemente intuitiva. A ore 12 trovano spazio le doppie ore cinesi abbinate al segno zodiacale, mentre a ore 3 vengono visualizzati i cinque elementi insieme alle polarità Yin e Yang, cuore simbolico del ciclo sessagesimale. Le fasi lunari, una complicazione che Blancpain coltiva con coerenza fin dal 1983, occupano la tradizionale posizione a ore 6, mentre a ore 9 sono indicati giorni e mesi del calendario lunare cinese, compreso il mese bisestile. Tutto intorno al quadrante, la data gregoriana corre lungo la periferia ed è letta tramite una lancetta a serpentina azzurrata. Dal mio punto di vista, questo equilibrio tra densità informativa e ordine visivo è uno degli aspetti più difficili da ottenere in un orologio di questo livello, e rappresenta uno dei veri punti di forza del progetto.
Vale la pena soffermarsi su un punto che spesso viene dato per scontato: la messa a punto di un calendario così complesso. In genere, gli orologi calendario richiedono correttori laterali per regolare e sincronizzare le indicazioni, con il rischio di “sporcare” la cassa di pulsanti e, soprattutto, di rendere l’operazione delicata. Qui Blancpain adotta una soluzione che trovo intelligente e coerente con l’eleganza Villeret: i correttori sono nascosti sotto le anse, quindi accessibili ma invisibili quando l’orologio è al polso. In più, parliamo di cinque correttori brevettati azionabili con la punta delle dita, senza strumenti, con un ulteriore elemento integrato nel fondello a ore 9. A completare il quadro c’è il concetto di “movimento sicuro”, progettato per proteggere i meccanismi durante le regolazioni e permettere l’attivazione dei correttori in qualsiasi momento della giornata senza rischio di danni. In un pezzo così articolato, questa non è una nota marginale: è un aspetto pratico che incide davvero sull’esperienza d’uso nel tempo.
La mia opinione sul Blancpain Villeret Calendrier Chinois Traditionnel

La firma narrativa dell’edizione 2026, però, la ritrovo soprattutto sul retro, dove la componente artistica diventa parte integrante del racconto. Il rotore di carica in oro 22 carati è inciso a mano dal laboratorio Métiers d’Art e mostra un cavallo al galoppo con una lavorazione satinata e micro-testurizzata, resa ancora più viva dai contrasti di superficie. La scena include anche una rondine in pieno volo sotto gli zoccoli: un rimando poetico a Tianma, il cavallo celeste della leggenda imperiale cinese, e un modo efficace per legare simbolo e dinamismo. A completare il rotore ci sono un rubino naturale e i caratteri cinesi che richiamano cavallo e fuoco, trasformando un elemento funzionale in un dettaglio collezionistico visibile attraverso il fondello in zaffiro. È uno di quei casi in cui la decorazione non è un “extra”, ma un’estensione coerente della complicazione e del tema annuale.
Nel suo insieme, questo Villeret Calendrier Chinois Traditionnel non nasce per inseguire mode né per limitarsi a celebrare il passaggio di un nuovo anno. È piuttosto l’espressione di una filosofia orologiera che mette al centro conoscenza, cultura e coerenza meccanica. L’edizione dedicata all’Anno del Cavallo di Fuoco 2026 conferma come Blancpain continui a interpretare il calendario come una delle massime espressioni dell’Alta Orologeria, portando avanti una visione in cui complessità tecnica e rigore culturale procedono di pari passo.
Sul piano tecnico, i numeri aiutano a contestualizzare ulteriormente il livello di questo segnatempo. Il cuore è sempre il calibro di manifattura 3638, un movimento automatico che lavora a 4 Hz e integra 464 componenti, supportati da 39 rubini. La riserva di carica di 168 ore, ottenuta grazie a tre bariletti, non è solo un valore dichiarato, ma una necessità funzionale per garantire stabilità a un sistema di indicazioni così articolato. Il movimento, protetto dal concetto di “movimento sicuro” caro a Blancpain, governa ore e minuti, il calendario cinese tradizionale in tutte le sue declinazioni – doppie ore, giorni, mesi e mese bisestile, cinque elementi, Yin e Yang, segni zodiacali – affiancandoli a data gregoriana e fasi lunari. Il tutto è racchiuso in una cassa in platino da 45,2 mm di diametro e 15,1 mm di spessore, impermeabile fino a 3 bar, con vetro e fondello in zaffiro e quadrante in smalto Grand Feu rosa salmone. Più che una semplice lista di specifiche, questi dati raccontano la scala del progetto e spiegano perché ci si trovi davanti a uno dei calendari meccanici più complessi oggi esistenti. Il prezzo? 96.850.00 euro ed è realizzato in soli 50 esemplari.
Tabella tecnica – Blancpain Villeret Calendrier Chinois Traditionnel (Anno del Cavallo di Fuoco 2026)
| Referenza | 0888 3432E 55B |
|---|---|
| Prezzo | 96.850.00 euro – Limitata a 50 esemplari |
| Cassa | Platino |
| Dimensioni cassa | 45,20 mm (diametro) × 15,10 mm (spessore) |
| Impermeabilità | 3 bar (30 m) |
| Vetro / Fondello | Zaffiro / fondello in zaffiro |
| Quadrante | Smalto Grand Feu rosa salmone |
| Indici | Oro bianco 18 ct |
| Movimento | Calibro Blancpain 3638, automatico |
| Frequenza | 4 Hz (28.800 a/h) |
| Riserva di carica | 168 ore (7 giorni), 3 bariletti |
| Componenti / Rubini | 464 componenti / 39 rubini |
| Spirale | Silicio |
| Complicazioni | Calendario cinese tradizionale (doppie ore, giorni/mesi e mese bisestile, cinque elementi, Yin/Yang, segni zodiacali) + data gregoriana + fasi lunari + movimento sicuro |
| Correttori | 5 correttori brevettati (4 sotto le anse + 1 integrato nel fondello a ore 9), regolazione con la punta delle dita |
| Rotore | Oro 22 ct inciso a mano (Métiers d’Art) con cavallo al galoppo e rondine; rubino naturale; caratteri cinesi cavallo/fuoco |
| Cinturino | Pelle di alligatore |