L’orologio Mido di Ettore Bugatti venduto per 272.800 Euro

Quando si parla di orologi Vintage, la storia e il tempo sembrano fermarsi. Ecco perchè vi racconto dell’orologio Mido di Ettore Bugatti, il quale è stato inserito a catalogo con una stima d’asta tra gli 80 e i 120mila euro.

E alla fine, lo scorso 17 aprile è stato invece aggiudicato per oltre 272mila. In buono stato di conservazione, il modello, datato 1929, è realizzato con cassa in oro giallo 18 carati da 22,5 x 34 mm corona compresa, ha un quadrante argenté quadrettato, lancette azzurrate Breguet ed ospita al suo interno un movimento meccanico a carica manuale.

Il costruttore si rivolse a Mido. L’orologio brilla all’asta

Mido Bugatti Orologio

Tra le tante cose affascinanti che le automobili di oggi hanno perso c’è il radiatore. Sul frontale hanno mascherine che ingrassano e smagriscono a seconda delle mode. Molte delle vistose prese d’aria sono finte, altri buchi addirittura tappati. E le elettriche? Ovviamente non hanno acqua da raffreddare e, stilisticamente, debbono ancora inventarsi.

Sarebbe dura quindi, per George Schaeren, fondatore di Mido nel lontano 1918, disegnare oggi un orologio guardando cosa guida la gente nel 2021.

Mido Bugatti vintage

Per fortuna, un secolo fa, c’era Ettore Bugatti. Sulle auto di Molsheim svettava, essenziale e bellissimo, un radiatore a ferro di cavallo. Che fossero i bolidi azzurri dei gentlemen driver, i coupé sinuosi o le grandi berline, quell’arco dorato, la griglia nera e il rosso del marchio erano inconfondibili. Sempre nelle giuste proporzioni, la forma asimmetrica e pura, portata a forma di gioiello, diventò l’idea per un orologio unico al mondo. Un super-gadget, diremmo oggi, che lo stesso Bugatti, tra il 1926 e il ’32, chiese di realizzare all’amico Schaeren — anche lui appassionato di motori — e con cui omaggiò parenti, intimi, collaboratori fedeli e piloti.

Di Mido-Bugatti se ne produssero un centinaio, tutti con cassa in oro e cinturino di pelle. Ma uno era speciale, con bracciale a maglia fine, aureo come il resto dell’orologio. Era quello personale del committente. Quasi un secolo dopo quel Mido appartenuto ed indossato da Monsieur Bugatti è stato battuto all’asta per la rispettabile cifra di 272.800 euro, almeno centomila più delle stime.

Mido Bugatti recensione

Lo ha trattato, tra mille onori, la casa d’aste Stanislas Machoïr, ospite del Château de Lasserre, alle porte di Tolosa. L’oggetto in questione è obbiettivamente splendido, con la sagoma del radiatore che, posta longitudinalmente al bracciale, diventa la cassa pronta ad incorniciare un mirabile quadrante e la corona a guisa di tappo o statuetta. Mido non era certo a quel tempo una delle maison più antiche o blasonate, ma veniva già apprezzata per l’affidabilità e la resistenza dei suoi prodotti.

E viaggiare in automobile negli anni ’20, sulle strade bianche e con i telai dell’epoca, era senz’altro una condizione estrema. Sulle fortune della serie Bugatti, Mido ebbe l’idea di attingere alla cassa a radiatore di altre marche blasonate, tra cui Alfa Romeo, Buick, Chevrolet, Hispano-Suiza e Rolls-Royce.

Mido Bugatti prezzo

Le sagome di questi orologi da polso, da tavolo e con supporto (soprannominati «orologi da automobilista») riprendono gli stilemi del muso delle vetture. Non tutti sono semplici ed eleganti come il ferro di cavallo di Bugatti, ma la moda ebbe successo, coniugando stile e tecnologia. Già negli anni ‘30, infatti, la marca si distingueva nel campo dell’impermeabilità (altra garanzia cara ai piloti di auto scoperte), grazie al suo sistema con guarnizione in sughero della corona di carica, chiamato Aquadura. Tornando a Ettore Bugatti e al suo pezzo unico, esso vide la luce nello stesso anno della famosa «Royale».

Questa vettura monumentale destinata, negli auspici del costruttore, alle teste coronate e — in versione scoperta — alla meglio gioventù, lascia ancora oggi a bocca aperta. Fu in realtà un fiasco che fece quasi fallire l’azienda; e il suo gigantesco motore, una volta venduta l’ultima delle sette Royale (nessuna delle quali a corte), finì per equipaggiare le littorine delle ferrovie francesi.

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