Precisione orologi: quanti secondi di scarto è normale per un automatico?

La precisione degli orologi automatici torna d’attualità nel 2026, l’anno in cui il COSC ha varato il nuovo standard Excellence Chronometer e ridefinito l’asticella della cronometria svizzera. Per chi porta un meccanico al polso, capire quanti secondi di scarto siano davvero fisiologici resta una delle domande più ricorrenti nelle community, e tra le più fraintese.

Scarto giornaliero degli automatici: cosa dice la norma e cosa è normale al polso

Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:

Per un automatico lo scarto normale dipende dalla tolleranza dichiarata del calibro. Un cronometro certificato COSC resta entro −4/+6 secondi al giorno, un Rolex entro −2/+2; la marcia varia nell’arco della giornata per posizione, temperatura, magnetismo e stato di carica. Dal 2026 il nuovo COSC Excellence Chronometer stringe la soglia a −2/+4 secondi sull’orologio già incassato.

quanti secondi può sbagliare un orologio meccanico senza essere guasto

Per un automatico moderno e ben costruito, uno scarto di pochi secondi al giorno rientra pienamente nella norma: il metro di giudizio corretto non è un numero universale, ma la tolleranza dichiarata per quello specifico calibro. Alcuni movimenti sono regolati per restare nell’ordine di un paio di secondi, altri possono muoversi di più senza che ci sia nulla di guasto. Anche il fatto che l’orologio anticipi in certi momenti e ritardi in altri, cambiando ritmo nell’arco della giornata, è un comportamento fisiologico entro certi limiti.

Argomento Precisione degli orologi automatici
Domanda chiave Quanti secondi di scarto al giorno sono normali
Metro di giudizio La tolleranza dichiarata per quello specifico calibro
Range di riferimento Da pochi secondi dei cronometri certificati alle finestre ampie degli entry-level
Perché varia nel giorno Posizione, temperatura, magnetismo, stato di carica
Novità 2026 COSC Excellence Chronometer, standard più severo sull’orologio incassato

Il nodo, quando un meccanico arriva al polso e si comincia a confrontarlo con l’ora del telefono, è un altro: dove passa la linea tra scarto normale e anomalia, perché la precisione oscilla da un’ora all’altra e cosa si può fare davvero per stringerla. Parto dai valori di riferimento reali, calibro per calibro.

Quanti secondi al giorno sono normali (e da cosa dipende)

Quanti secondi al giorno sono normali (e da cosa dipende)

La risposta onesta è che “normale” non è un valore unico: cambia con il calibro che porti al polso. Ogni movimento nasce e viene regolato per centrare un obiettivo di marcia, e quell’obiettivo è dichiarato. Le manifatture che tengono alla propria reputazione cronometrica pubblicano le tolleranze dei loro segnatempo, mentre i fornitori di calibri le fissano per grado di finitura. Prima di stabilire se il tuo orologio stia sbagliando troppo, allora, conviene ribaltare la domanda: quale movimento c’è dentro e a quale scarto è stato dichiarato? Il dato si trova quasi sempre sul cartellino di garanzia, sulla scheda tecnica del produttore o nella referenza del calibro, e diventa il metro con cui giudicare qualsiasi anticipo o ritardo.

Fissato quel principio, i numeri seguono una logica lineare: più un movimento è regolato con cura, su più posizioni e con componenti di grado superiore, più la sua marcia si stringe. In cima stanno gli standard verificati sull’orologio già incassato, come il Superlative Chronometer di Rolex a −2/+2 secondi al giorno o il Master Chronometer a 0/+5. Il riferimento storico resta la certificazione COSC, che ammette −4/+6 secondi ma collauda il solo movimento. Un passo sotto, ma sempre in territorio d’eccellenza, un alta frequenza come il Grand Seiko Hi-Beat è dato a +5/−3. Per il grande centro dei calibri non certificati e onesti valgono invece i gradi di finitura di fornitori come ETA e Sellita: un grado standard, regolato su due posizioni, sta intorno a ±12 secondi al giorno, mentre un grado top, portato a cinque posizioni, scende verso ±4. In pratica, per un buon movimento senza bollino restare entro una decina abbondante di secondi al giorno è del tutto in linea con le attese.

Categoria del movimento Scarto tipico dichiarato / giorno Note
Cronometro Rolex (Superlative Chronometer) −2/+2 s orologio incassato
Master Chronometer (COSC + METAS) 0/+5 s incassato, antimagnetico
Cronometro COSC (ISO 3159) −4/+6 s solo movimento
Grand Seiko Hi-Beat +5/−3 s alta frequenza
ETA / Sellita, grado top ±4 s circa regolato su 5 posizioni
ETA / Sellita, grado standard ±12 s circa regolato su 2 posizioni

Scendendo di prezzo, il concetto di “normale” si allarga parecchio, e qui vale la pena tenere gli occhi aperti. Diversi calibri economici di larghissima diffusione dichiarano finestre molto ampie: certi movimenti Seiko destinati a terzi (marchiati TMI) arrivano a −35/+45 secondi al giorno, cioè un intervallo di marcia di ottanta secondi, e un Miyota della serie 8 non si allontana molto con i suoi −20/+40. Sono meccanismi robusti e affidabili nell’andare avanti per anni, meno interessati alla precisione fine. Che non sia una condanna legata al costo lo dimostra un caso interno allo stesso gruppo Swatch: il Sistem51, regolato al laser in produzione e venduto a poche decine di euro, resta dichiarato entro −5/+15, un quarto della forbice dei due precedenti. La lezione pratica per chi acquista è semplice: su un entry-level uno scarto di venti o trenta secondi al giorno può essere perfettamente in specifica, ma non è affatto un limite invalicabile della fascia.

Perché la precisione cambia durante la giornata

Perché la precisione cambia durante la giornata

La causa principale di questi sbalzi ha un nome preciso: errore di posizione. Il bilanciere e la sua molla a spirale reagiscono alla gravità in modo diverso a seconda di come è orientato l’orologio, così la marcia a quadrante piano su un tavolo non coincide con quella “di taglio”, corona in alto o in basso. È il motivo per cui i movimenti più curati vengono regolati su più posizioni: più punti d’appoggio si tengono sotto controllo, più la distanza tra l’uno e l’altro si assottiglia. Questo meccanismo spiega da solo il dubbio più diffuso, perché di notte il segnatempo sembri cambiare carattere. Appoggiato sul comodino nella stessa identica posizione per otto ore filate, accumula un anticipo o un ritardo che può divergere nettamente da quello misurato di giorno al polso, dove invece l’orientamento cambia di continuo. Il valore che leggi la mattina, quindi, dipende tanto dal calibro quanto da come l’hai posato la sera.

Perché la precisione cambia durante la giornata.

Alla posizione si sommano due fattori ambientali che agiscono in silenzio. Il primo è la temperatura: la spirale si dilata o si contrae con il caldo e il freddo, e questo altera leggermente la frequenza d’oscillazione: un orologio tenuto a stretto contatto con la pelle sotto una manica d’inverno lavora in condizioni diverse rispetto a quando riposa in una stanza fresca. È una delle ragioni per cui i collaudi cronometrici mettono alla prova i movimenti a più temperature, non a una sola. Il secondo fattore, più insidioso perché quasi sempre insospettato, è il magnetismo. Basta la vicinanza quotidiana a borse con chiusure magnetiche, custodie di tablet, casse di altoparlanti o supporti del telefono per magnetizzare la spirale: le sue spire si attraggono tra loro, la marcia accelera di colpo e l’orologio può guadagnare minuti in pochi giorni. È un problema reversibile e sempre più centrale nell’era dell’elettronica, tanto che oggi le protezioni antimagnetiche sono un vero criterio di scelta, un tema che merita un approfondimento sugli orologi antimagnetici a parte.

C’è poi una variabile che dipende interamente da chi indossa l’orologio: quanta molla è carica in quel momento. Un automatico regola la marcia grazie all’ampiezza, cioè all’ampio arco che il bilanciere descrive a ogni oscillazione; quando la molla è ben tesa quell’arco è pieno e la marcia stabile, ma mano a mano che la riserva si consuma l’ampiezza cala e negli ultimi giri di carica la precisione tende a degradare. Il punto critico riguarda chi conduce una vita sedentaria o alterna più segnatempo: se il polso non si muove abbastanza, il rotore non ricarica a sufficienza e l’orologio arriva a fine giornata già scarico, con una marcia fiacca o addirittura fermo al mattino. La contromisura esiste ed è pratica, una carica manuale piena prima di indossarlo, oppure un carica-orologi che mantiene attivo il movimento quando resta nel cassetto, perché un meccanico giudicato “impreciso” molto spesso è semplicemente un meccanico tenuto perennemente a metà carica.

Come misurare davvero la precisione del tuo orologio

cronocomparatore

Prima di preoccuparsi vale la pena misurare bene, perché la maggior parte degli allarmi nasce da un metodo sbagliato. Confrontare l’orologio con l’ora del telefono una volta sola, magari dopo una giornata storta, non dice quasi nulla: fotografa un singolo istante, condizionato dalla posizione notturna e dallo stato di carica di quel momento. Il modo corretto è un altro. Si sincronizza il segnatempo con un riferimento affidabile, l’ora atomica di un telefono va benissimo, e si rileva lo scostamento alla stessa ora ogni giorno, per almeno quattro o cinque giorni consecutivi, tenendo abitudini costanti: stesso polso, stessa posizione di riposo la notte, stesso livello di attività. La media di quei rilievi è la marcia reale al polso, l’unico numero che ha senso confrontare con lo scarto dichiarato. Un singolo giorno fuori riga, da solo, non è una diagnosi.

Il conteggio giornaliero dice quanto sbaglia l’orologio, non perché. Per quello serve uno strumento dedicato, il cronocomparatore, che ascolta il ticchettio del movimento e ne scompone lo stato di salute in pochi secondi: la marcia in ciascuna posizione, l’ampiezza dell’oscillazione del bilanciere e il beat error, ovvero l’eventuale asimmetria tra i due semiperiodi del battito. È la lettura che permette di capire se una marcia larga dipende da un semplice bisogno di regolazione o da qualcosa che non va nel movimento. Un avvertimento, però: quei valori fotografano l’orologio fermo, in condizioni di laboratorio, e non coincidono con ciò che accade al polso, dove entrano in gioco i movimenti del braccio e la carica variabile. Lo strumento e il conteggio sul campo non sono in competizione: il primo diagnostica il meccanismo, il secondo misura la resa reale, e servono entrambi.

Magnetismo

Resta da sfatare una convinzione che circola da sempre: l’idea che un orologio nuovo debba “rodarsi” per qualche settimana prima di esprimere la sua marcia definitiva. È un’immagine rassicurante quando i primi giorni deludono, e viene ripetuta con tale insistenza da sembrare acquisita, ma sul banco degli orologiai regge poco. Un movimento correttamente assemblato e lubrificato lavora entro le sue specifiche fin da subito; se dopo il periodo di misura resta stabilmente fuori dallo scarto dichiarato, il problema non è un rodaggio incompiuto ma una regolazione da rivedere. Quello che davvero cambia nelle prime settimane non è il meccanismo, sono le abitudini di chi lo indossa: un orologiaio che voglia spremere la massima precisione parte proprio da lì, su quale polso lo porti, come lo posi la notte, quanto ti muovi, perché è su quei dati che va tarata la marcia.

Quando lo scarto è un problema (e cosa puoi fare)

Distinguere il fisiologico dall’anomalo è più facile di quanto sembri, perché un vero problema di solito si annuncia con un cambiamento netto, non con qualche secondo di troppo. I segnali da prendere sul serio sono tre. Il primo è un peggioramento improvviso: un segnatempo sempre puntuale che da un giorno all’altro inizia a guadagnare minuti è quasi sempre magnetizzato, ed è la prima ipotesi da verificare perché è anche la più banale da risolvere. Il secondo è l’orologio che si ferma nel corso della notte pur essendo stato indossato: segnala una carica insufficiente o un difetto nel sistema di ricarica automatica, non un problema di regolazione. Il terzo è uno scarto che si allontana in modo evidente e stabile dallo spec dichiarato, ben oltre la sua forbice: lì la strada è l’orologiaio. Fuori da questi casi, un anticipo o un ritardo che rientra nella tolleranza del calibro non è un guasto, è il normale carattere di un meccanismo.

Lo standard / la certificazione.

Buona parte del margine di miglioramento non passa dall’orologiaio, ma dalle tue mani. La leva più efficace e meno nota è la posizione di riposo notturna: dato che la marcia cambia a seconda dell’orientamento, quelle otto ore sul comodino possono lavorare a tuo favore. Se l’orologio tende ad anticipare, riporlo la sera in una posizione che lo fa rallentare, provando corona in su, in giù o quadrante in giù per qualche notte e annotando i risultati, compensa in buona parte lo scarto accumulato di giorno, senza toccare nulla. Le altre mosse sono di igiene quotidiana: tenere il segnatempo lontano da fonti magnetiche, assicurarsi che arrivi a fine giornata con carica sufficiente e, soprattutto, rispettare gli intervalli di revisione. Un movimento con lubrificanti esausti perde precisione e affidabilità in modo silenzioso, ed è un capitolo che vale la pena approfondire nella cura di un orologio meccanico.

Esaurite le contromisure casalinghe, il salto di qualità lo fa l’orologiaio. Appena uscito dalla scatola un segnatempo consegna la marcia prevista dal suo spec, né più né meno: è il punto di partenza corretto, non il tetto massimo. Un tecnico esperto può regolarlo per stringere le differenze tra le posizioni e, cosa che i collaudi di fabbrica non fanno mai, tararlo sulle abitudini reali di chi lo porterà, su quale polso, con quale ritmo di vita, come lo ripone. È così che un buon movimento non certificato può arrivare a marciare come un cronometro, pur senza esserne uno sulla carta. Un discorso a parte vale per i segnatempo vintage: su un pezzo con una storia di manutenzione ignota nessuna previsione di precisione ha senso finché non passa dal banco, perché a determinare la marcia è lo stato del meccanismo, non l’età.

Certificazioni e standard: cosa garantiscono davvero

Certificazione COSC

Chi vuole una marcia garantita fin dall’acquisto trova nelle certificazioni una scorciatoia, a patto di sapere cosa collaudano davvero. La differenza di fondo tra i due standard più diffusi sta in cosa finisce sul banco. La certificazione COSC nasce nel 1973, segue la norma ISO 3159 e collauda per quindici giorni il solo movimento, in cinque posizioni e a tre temperature: dice quanto è preciso il meccanismo, non l’orologio finito. Il METAS, sviluppato con Omega e alla base del Master Chronometer, ribalta l’approccio: parte dalla certificazione COSC e poi mette alla prova l’orologio già incassato, in condizioni vicine all’uso reale e con una resistenza magnetica fino a 15.000 Gauss, un valore enormemente superiore a qualunque campo domestico. Il primo garantisce la precisione del cuore, il secondo la tenuta dell’intero segnatempo al polso.e

Su questo terreno si inserisce la novità del 2026, pensata proprio per colmare la distanza tra il vecchio collaudo e la realtà d’uso moderna. Il 12 febbraio, nell’anniversario dei cinquant’anni della norma ISO 3159, il COSC ha annunciato una seconda certificazione più severa, l’Excellence Chronometer Certified, che non sostituisce quella storica ma la estende. Qui il movimento supera prima i quindici giorni di test classici, poi torna al banco già incassato per cinque giorni aggiuntivi in cui un robot ne simula ventiquattro ore di normale uso al polso. In questa fase la marcia media deve restare entro −2/+4 secondi al giorno, una forbice di sei secondi contro i dieci dello standard base, dopodiché l’orologio viene esposto a un campo magnetico di 200 Gauss e la sua riserva di carica viene verificata rispetto a quanto dichiara il produttore. Il calendario è già fissato: presentazione a Watches and Wonders in aprile e apertura alle certificazioni da ottobre 2026, per cui la scritta sui quadranti inizierà a comparire nei mesi successivi.

Un bollino sul quadrante, per quanto prestigioso, fotografa la marcia in un preciso momento: quello del collaudo. Non è una garanzia perpetua. Con gli anni, urti, magnetizzazioni e revisioni rimandate possono allontanare dalla specifica anche un cronometro nato entro tolleranze strettissime, ed è un fatto normale, non un difetto di fabbrica. La buona notizia è che quasi sempre si torna indietro: un orologiaio capace rimette in riga un movimento certificato che ha preso a correre, riportandolo entro i valori originari. Un pezzo blasonato che oggi guadagna una manciata di secondi in più del dovuto non è rotto, chiede solo attenzione, ed è la stessa logica che vale per qualunque automatico, con o senza certificazione: la precisione non è uno stato acquisito una volta per tutte, ma qualcosa che si mantiene.

Automatico o quarzo, quando conti i secondi

Fatta tutta questa strada, resta una verità che conviene accettare senza drammi: un automatico non è, e non punta a essere, lo strumento più preciso che puoi portare al polso. Un movimento al quarzo lavora su un ordine di grandezza completamente diverso, con scarti nell’ordine di una quindicina di secondi al mese contro i secondi al giorno del meccanico, e non chiede né regolazioni né posizioni di riposo. Chi cerca il classico “metti l’ora e dimenticala” trova lì la risposta. Il fascino di un automatico è un altro: il piacere di un meccanismo vivo, il valore nel tempo, il gesto della carica. Se però la precisione è in cima alle priorità e il meccanico resta un desiderio, la sintesi è un cronometro certificato, che mette d’accordo l’anima meccanica e una marcia garantita, un buon punto di partenza è la nostra selezione dei migliori orologi sotto i 500 euro, dove non mancano modelli con certificazione.

Rientra nella norma Da controllare
Uno scarto entro la tolleranza dichiarata del calibro Uno scarto stabile ben oltre lo spec del movimento
La marcia che cambia tra giorno e notte a seconda della posizione Un peggioramento improvviso, da puntuale a diversi minuti guadagnati
Qualche secondo in più negli ultimi giri di carica L’orologio che si ferma di notte pur essendo stato indossato
Piccole differenze tra una giornata sedentaria e una attiva Una marcia che resta fuori specifica anche dopo giorni di misura corretta
Un entry-level entro la sua finestra ampia ma dichiarata Un pezzo mai revisionato o con storia di manutenzione ignota

Il mio consiglio

Se dovessi ridurre tutto a una regola pratica, sarebbe questa: smetti di inseguire un numero universale e confronta il tuo orologio con lo scarto dichiarato per il suo calibro. Un automatico che rientra in quella finestra funziona esattamente come deve, comprese le oscillazioni tra giorno e notte che tanto insospettiscono e che sono, invece, il modo in cui un meccanismo reagisce a gravità, temperatura e carica. I casi che meritano attenzione sono pochi e riconoscibili, e la maggior parte si risolve con gesti alla portata di chiunque, una carica piena, qualche prova sulla posizione di riposo, un movimento tenuto lontano dai magneti, lasciando all’orologiaio solo il salto di precisione fine. Il meccanico chiede una cosa che il quarzo non pretende: un minimo di dialogo. Dato per quello che è, un anticipo di qualche secondo non è un difetto da correggere, è la firma di un oggetto vivo.

Scheda di riepilogo: standard, tolleranze e cause

Standard di certificazione
COSC (ISO 3159, dal 1973) −4/+6 s/giorno · solo movimento
Rolex Superlative Chronometer −2/+2 s/giorno · orologio incassato
Master Chronometer (COSC + METAS) 0/+5 s/giorno · fino a 15.000 Gauss
Excellence Chronometer Certified (2026) −2/+4 s/giorno · 200 Gauss · riserva verificata
Tolleranze per fascia
Grand Seiko Hi-Beat +5/−3 s/giorno
ETA / Sellita, grado top ±4 s circa · 5 posizioni
ETA / Sellita, grado standard ±12 s circa · 2 posizioni
Movimenti entry-level fino a −20/+40 o −35/+45 s/giorno
Perché la marcia varia nel giorno
Posizione marcia diversa a quadrante piano o “di taglio”
Temperatura la spirale si dilata e si contrae
Magnetismo accelera la marcia, reversibile
Stato di carica l’ampiezza cala a riserva bassa
Cosa fare
Misurare media su 4–5 giorni contro un riferimento affidabile
Compensare scegliere la posizione di riposo notturna
Regolare / revisionare dall’orologiaio, agli intervalli del produttore

FAQ – Domande frequenti

Quanti secondi al giorno sono normali per un orologio automatico?

Dipende dal calibro: il metro corretto è la tolleranza dichiarata per quel movimento. Un cronometro certificato COSC sta entro −4/+6 secondi al giorno, un buon movimento non certificato entro una decina abbondante, mentre alcuni calibri entry-level dichiarano finestre molto più ampie. Restare dentro la specifica del proprio orologio è già la normalità.

Perché il mio orologio anticipa solo in certi giorni?

Perché la marcia di un automatico cambia con la posizione e con lo stato di carica. Giornate diverse per attività, orientamento notturno e livello di carica producono scarti diversi: è normale. Ha senso valutarlo sulla media di più giorni, non su una singola rilevazione.

Perché di notte perde o guadagna più secondi?

Perché resta ferma nella stessa posizione per molte ore, e a quadrante piano o “di taglio” la marcia non è identica. La posizione di riposo sul comodino accumula così un anticipo o un ritardo diverso da quello che l’orologio ha di giorno al polso.

Uno scarto di 15 secondi al giorno è troppo?

Non in assoluto: va confrontato con lo spec del calibro. Su un movimento economico può rientrare nella finestra dichiarata, mentre su un cronometro certificato sarebbe fuori norma e indicherebbe magnetizzazione o bisogno di regolazione.

Un automatico è meno preciso di un orologio al quarzo?

Sì, e per costruzione. Un quarzo lavora nell’ordine di una quindicina di secondi al mese, un automatico nell’ordine di qualche secondo al giorno. Se la priorità è la precisione assoluta, il quarzo o un cronometro certificato sono la scelta più razionale.

Come capisco se il mio orologio è magnetizzato?

Il segnale tipico è un peggioramento improvviso: un segnatempo puntuale che inizia a guadagnare vistosamente in poco tempo è quasi sempre magnetizzato. È un problema comune nell’era dell’elettronica e reversibile con una smagnetizzazione dall’orologiaio.

Un orologio nuovo ha bisogno di rodaggio?

No. Un movimento assemblato e lubrificato correttamente lavora entro le sue specifiche fin da subito. Se dopo alcuni giorni di misura resta fuori dallo scarto dichiarato, non è questione di rodaggio ma di regolazione da rivedere.

Ogni quanto va regolato o revisionato un automatico?

La regolazione serve solo se la marcia esce stabilmente dallo spec. La revisione completa, che rinnova le lubrificazioni, va fatta secondo gli intervalli indicati dal produttore: un movimento con oli esausti perde precisione e affidabilità in modo silenzioso.

Posso regolare la precisione da solo?

In parte sì, senza aprire l’orologio: sfruttando la posizione di riposo notturna per compensare l’anticipo o il ritardo, tenendolo lontano dai magneti e assicurandogli una carica piena. La regolazione fine del movimento, invece, è un intervento da orologiaio.

Come capisco se il mio orologio è magnetizzato?

Il segnale tipico è un peggioramento improvviso: un segnatempo puntuale che inizia a guadagnare vistosamente in poco tempo è quasi sempre magnetizzato. Una verifica casalinga: avvicina una piccola bussola all’orologio e osserva l’ago, se oscilla o devia nettamente il campo è presente. È un problema comune nell’era dell’elettronica e reversibile con una smagnetizzazione dall’orologiaio.

La precisione peggiora quando la carica è bassa?

Sì. Con la molla quasi scarica l’ampiezza del bilanciere cala e negli ultimi giri di autonomia la marcia tende a degradare. Chi ha una vita sedentaria o alterna più orologi dovrebbe caricarli a mano prima di indossarli o usare un carica-orologi.

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