Venticinque anni dopo aver riscritto le regole dell’orologeria meccanica con il primo Freak, Ulysse Nardin presenta il modello che la Maison stessa indica come l’orologio “solo tempo” più complicato mai realizzato. Il Super Freak debutta in edizione limitata a 50 esemplari e introduce per la prima volta nella collezione un doppio tourbillon a carica automatica e un’indicazione dei secondi gestita da un giunto cardanico brevettato, riaprendo il dibattito su quanto possa essere spinta un’architettura cronometrica senza perdere coerenza.
Indice dei contenuti
- 1 Ulysse Nardin Super Freak: la sintesi tecnica di 25 anni di Freak in 50 esemplari
- 1.1 Eredità Freak e posizionamento nella collezione
- 1.2 Cassa in oro bianco da 44 mm: proporzioni, ergonomia e dettagli costruttivi
- 1.3 Calibro UN-252, doppio tourbillon e l’arrivo dei secondi nel concetto Freak
- 1.4 Materiali, finiture a mano e Atelier Haute Horlogerie
- 1.5 Giudizio finale, listino e disponibilità
- 2 Scheda tecnica e dati principali
- 3 FAQ – Domande frequenti
Ulysse Nardin Super Freak: la sintesi tecnica di 25 anni di Freak in 50 esemplari
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:
Il nuovo Ulysse Nardin Super Freak è un’edizione limitata di 50 esemplari in oro bianco da 44 mm, mossa dal calibro automatico UN-252 con 511 componenti, doppio tourbillon volante inclinato a 10°, differenziale verticale da 5 mm, giunto cardanico brevettato da 4,8 mm per l’indicazione dei secondi, scappamenti DIAMonSIL e riserva di carica di 72 ore. Listino ufficiale: 320.000 CHF / 348.100 € (comunicato stampa), 350.980 € sul listino Italia, 393.600 USD, 297.020 GBP.
Ci sono orologi che si misurano sulla precisione della rifinitura e sull’eleganza dei dettagli, e poi ce ne sono altri che chiedono al lettore — prima ancora che al collezionista — di ripensare cosa stia guardando. Il nuovo Super Freak di Ulysse Nardin appartiene senza esitazioni alla seconda categoria, ma con una differenza che cambia tutto: per la prima volta in 25 anni di sperimentazione sul concetto Freak, ho la sensazione di trovarmi davanti a un oggetto compiuto, non a un manifesto. Lo dico subito perché è il punto attorno a cui ruota questa analisi. Il Freak originale del 2001 era un’idea ad alta tensione, una piattaforma di laboratorio travestita da segnatempo, una provocazione tecnica che usava il polso come banco di prova. Quello che arriva sul mercato oggi, in tiratura di 50 esemplari, è invece un punto di convergenza: tutte le invenzioni accumulate nel quarto di secolo precedente — silicio, DIAMonSIL, Grinder, oscillatori inclinati, differenziale verticale — confluiscono in un’unica architettura coerente, e ci aggiungono per la prima volta un’indicazione dei secondi e un doppio tourbillon a carica automatica. La Maison di Le Locle lo definisce, con una formula provocatoria che è anche un’autocandidatura, il segnatempo “solo tempo” più complicato mai realizzato. È un’affermazione audace, ma osservando il calibro UN-252 — 511 componenti, otto brevetti integrati, di cui uno depositato appositamente per questo modello — non saprei davvero come confutarla. La domanda che mi pongo, e che guiderà i prossimi paragrafi, non è quindi se funzioni come dichiarazione di intenti: è se la coerenza meccanica regga l’urto del polso reale, e cosa resta — sul piano dell’indossabilità, della leggibilità, del rapporto valore-progetto — di un’idea che venticinque anni fa sembrava ingestibile.
| Nome modello | Ulysse Nardin Super Freak |
| Referenza/Edizione | 2520-500LE-3A-BLUE/3A – Edizione limitata 50 esemplari |
| Materiale cassa | Oro bianco 18 ct, 44 mm |
| Complicazione principale | Doppio tourbillon volante a carica automatica con indicazione dei secondi via giunto cardanico |
| Edizione | 50 esemplari numerati |
| Prezzo | 350.980 € |
Eredità Freak e posizionamento nella collezione
Prima di entrare nel merito della recensione, serve una mappa rapida. La saga Freak conta ormai una dozzina di iterazioni, e capire dove si collochi quest’ultima esecuzione aiuta a inquadrarne il senso. Il punto di partenza, nel 2001, era un’architettura che eliminava quadrante, lancette e corona, trasformando il movimento stesso nel veicolo dell’indicazione oraria. Da lì la collezione ha esplorato direzioni diverse: l’aumento della frequenza, l’adozione di materiali esotici come il diamante e il DIAMonSIL, la transizione alla carica automatica nel 2018 con il Freak Vision (primo modello a montare il sistema Grinder), e poi nel 2022 l’arrivo del Freak S con il primo differenziale verticale dell’industria orologiera e due oscillatori inclinati. Il modello che recensisco oggi non sostituisce nessuno di questi predecessori: li sintetizza. È il vertice dichiarato della gamma, posizionato sopra al Freak S — fino a ieri il riferimento tecnico della collezione — e introduce due elementi che cambiano la geometria del confronto: un secondo tourbillon (l’orologio è il primo doppio tourbillon a carica automatica della storia, secondo Ulysse Nardin) e un’indicazione dei secondi cilindrica, mai vista prima in un Freak salvo l’eccezione del Freak Lab che integrava solo la data. Sul piano del posizionamento commerciale parliamo di un’edizione limitata a 50 pezzi in oro bianco, ovvero del segmento più alto della scala, ben sopra al Freak One e all’UR-Freak nato dalla collaborazione con URWERK. In sostanza, chi conosce la collezione lo leggerà come dichiarazione di completezza; chi vi si avvicina per la prima volta lo troverà come la sintesi più ambiziosa del concetto Freak, costruita su 35 brevetti accumulati in venticinque anni di ricerca.
Cassa in oro bianco da 44 mm: proporzioni, ergonomia e dettagli costruttivi
Il primo dato che conta, quando si parla di un orologio così denso, è come si comporta sul polso. La cassa è in oro bianco e misura 44 mm di diametro: un millimetro in meno rispetto al Freak S, scelta apparentemente marginale che invece cambia parecchio nella percezione, soprattutto su polsi medi. Il dato più interessante riguarda però l’altezza, e va letto in due tempi: la quota totale tocca i 16,54 mm, ma l’altezza percepita — quella che il polso registra effettivamente — scende a 12,2 mm. La differenza non è cosmetica: dipende da come la cassa è scolpita ai fianchi e da come il fondello in zaffiro aperto, con cornice in oro bianco, lavora otticamente sotto al profilo. Il risultato, almeno guardando le immagini ufficiali e i rendering 3D pubblicati dalla Maison, è un oggetto che riesce a contenere visivamente una densità meccanica fuori scala.
La corona, come da tradizione Freak, non c’è: l’ora si regola ruotando la lunetta e la carica manuale di soccorso passa dal fondello. È una soluzione che oggi non sorprende più — altri marchi indipendenti l’hanno adottata in chiave diversa — ma qui ha senso perché libera il fianco della cassa e permette al disco delle ore di “fluttuare” senza interruzioni visive. La novità da segnalare riguarda il sistema di bloccaggio della lunetta, il cosiddetto “locker”, anch’esso in oro bianco: rispetto alle versioni precedenti è stato ridisegnato in chiave più compatta e meno meccanica, e si integra nella linea della cassa invece di interromperla. Il cinturino è in caucciù ballistico grigio con cuciture bianche a contrasto, chiuso da una fibbia déployante in oro bianco — una scelta interessante, perché ammorbidisce l’impatto tecnico del quadrante con un materiale dichiaratamente sportivo, evitando il rischio (concreto, su un oggetto di questo livello) di scivolare nel “gioiello da vetrina”. L’impermeabilità è dichiarata a 30 metri: un valore coerente con la natura dell’orologio, non pensato per l’acqua ma sufficiente per indossarlo senza ansie quotidiane. Una domanda mi resta aperta: dato l’oro bianco strutturale, quanto pesa effettivamente sul polso? Ulysse Nardin non lo comunica e prima di una valutazione finale dell’ergonomia sarà utile averlo in mano.
Quello che Ulysse Nardin chiama “quadrante”, in un Freak, è in realtà un paesaggio meccanico stratificato. Nel Super Freak la profondità è organizzata su sette piani sovrapposti, e il dato più sorprendente del calibro UN-252 è che il 97,46% dei suoi componenti è in movimento: dei 511 pezzi totali, soltanto 13 restano fissi. Si tratta di una proporzione che, fuori da questo concept, non si vede da nessun’altra parte — nemmeno nelle complicazioni più estreme — e che spiega perché lo sguardo, posato sull’orologio, non trovi mai un punto di riposo. La lettura del tempo segue una logica che richiede un momento di adattamento, ma una volta compresa diventa naturale. L’indicazione delle ore è affidata a un disco in Nanosital blu che compie un giro completo ogni dodici ore; quella dei minuti coincide con il ponte centrale del movimento, che ruota su se stesso una volta ogni sessanta minuti portando con sé l’intero modulo regolatore. Tradotto in pratica: i minuti li indica la struttura stessa che genera il battito. È un capovolgimento concettuale rispetto all’orologeria classica, dove l’indicazione è separata dalla meccanica che la produce. Sulla leggibilità reale ho qualche riserva — le ore lette su un disco semitrasparente, sovrapposto a una scena meccanica in continuo movimento, non saranno mai immediate come due lancette su un quadrante opaco — ma è una scelta consapevole: chi compra un Freak compra esattamente questa narrazione visiva.
Il Nanosital merita una nota a parte, perché qui debutta in tonalità azzurro ghiaccio con un sottotono violaceo che la Maison descrive come un rimando al patrimonio marittimo del marchio (Ulysse Nardin nasce nel 1846 come specialista di cronometri marini). Tecnicamente è un materiale policristallino otticamente trasparente, ottenuto dalla cristallizzazione controllata del vetro a partire da una composizione di biossido di silicio e ossido di alluminio — gli stessi ossidi che compongono zaffiri e rubini. La sua durezza supera quella del vetro standard e la densità si avvicina a quella delle pietre preziose, il che permette al disco di lasciare passare la luce sui piani sottostanti senza perdere stabilità ottica nel tempo. Gli indici delle ore sono trattati con Super-LumiNova bianco, e qui il dettaglio pratico è che la leggibilità notturna esiste, ma su un disco trasparente la resa luminosa lavora in modo differente rispetto a un quadrante opaco: l’effetto è più atmosferico che funzionale, ed è uno degli aspetti che andranno verificati con l’orologio in mano.
Calibro UN-252, doppio tourbillon e l’arrivo dei secondi nel concetto Freak
Se c’è un elemento che da solo giustifica l’esistenza del Super Freak — e che lo distingue nettamente da tutti i Freak precedenti, tutti rigorosamente solo ore-e-minuti tranne il Freak Lab con la sua data — è l’arrivo di un’indicazione dei secondi. Detta così sembra poca cosa, una funzione che qualunque movimento ETA da pochi franchi gestisce senza alzare un sopracciglio. In un Freak è un problema di ingegneria meccanica serio, e capire perché aiuta a misurare il salto compiuto con questo modello. Il punto è che l’intero movimento, in un Freak, è già in rotazione su se stesso: il ponte centrale gira una volta l’ora, l’intera struttura del calibro funziona come un carosello volante. Aggiungere una terza indicazione significa prelevare energia da un sistema in moto e trasmetterla a un asse decentrato senza introdurre dispersioni cronometriche, attriti parassiti o irregolarità di marcia. Una sfida resa ancora più complessa dal fatto che il differenziale e il nuovo indicatore dei secondi operano su assi separati e non allineati: serviva un intermediario meccanico in grado di trasmettere energia tra due punti geometricamente sfalsati con continuità perfetta.
Lukas Klee, Watch Movement Developer del Super Freak presso l’atelier di Ulysse Nardin a La Chaux-de-Fonds, ha riassunto bene il problema descrivendo come una delle sfide chiave nello sviluppo del movimento sia stata garantire una trasmissione efficiente dell’energia per integrare l’indicazione dei secondi, e come l’ambizione di creare un oggetto visivamente forte abbia aggiunto un livello ulteriore di complessità, costringendo a progettare i ponti su piani inclinati per bilanciare prestazione meccanica ed espressione estetica. È il tipo di vincolo che spiega perché siano serviti quattro anni di sviluppo per portare in produzione un calibro che, a una prima occhiata, potrebbe sembrare “soltanto” un Freak S con qualcosa in più. La soluzione adottata, di cui parlerò nel dettaglio più avanti, passa attraverso un giunto cardanico brevettato — il primo applicato a un orologio da polso secondo la Maison — che per dimensioni rappresenta il più piccolo sistema di questo tipo mai realizzato. Quello che merita sottolineare subito è la logica progettuale: aggiungere i secondi a un Freak non era una scelta estetica, era una prova di maturità tecnica. Il fatto che questa indicazione esista, e funzioni con un differenziale verticale che ne stabilizza la marcia, ci dice che la piattaforma ha raggiunto un livello di controllo meccanico che venticinque anni fa, quando Carole Forestier-Kasapi e Ludwig Oechslin firmarono i primi schizzi, era semplicemente inimmaginabile.
Veniamo al cuore del progetto, il calibro UN-252. I numeri, prima di qualunque commento: 511 componenti totali, 42 rubini, frequenza doppia di 2 x 2,5 Hz (corrispondenti a 2 x 18.000 alternanze l’ora), riserva di carica dichiarata di 72 ore, diametro del movimento di 42,15 mm. Otto brevetti integrati, di cui uno depositato in esclusiva per questo orologio. Quattro anni di sviluppo, condotti dall’atelier di La Chaux-de-Fonds. Sono cifre che messe in fila non significano molto: vale la pena leggerle attraverso il dettaglio che, secondo me, restituisce meglio il livello di lavoro fatto sotto al disco delle ore. Il solo ponte dei minuti — quello che porta i due tourbillon e che ruota una volta ogni sessanta minuti — è composto da 327 componenti, eppure pesa appena 3,5 grammi. Tradotto: una struttura più complessa di interi movimenti completi pesa quanto due fogli A4. È il 30% in meno rispetto al ponte equivalente del Freak S, e la ragione di questa cura quasi maniacale per la leggerezza è funzionale prima ancora che estetica.
Trascinare due tourbillon su una piattaforma rotante richiede energia, e ogni grammo risparmiato sul ponte si traduce in stabilità cronometrica e in margine sulla riserva. I tourbillon volanti, montati su questo ponte, sono il vero spettacolo. Entrambi sono in titanio, inclinati a 10 gradi e ruotano in direzioni opposte, completando una rotazione completa ogni sessanta secondi. La definizione “volante” non è decorativa: la gabbia è fissata solo alla base, senza ponte superiore, e questo crea l’illusione visiva di una struttura sospesa nel vuoto. Sul piano cronometrico, l’utilizzo di due regolatori contro-rotanti — abbinato al differenziale di cui parlerò tra poco — serve a mediare l’errore di marcia: invece di un singolo oscillatore che accumula deriva, il sistema calcola la media tra due fonti, riducendo l’impatto delle posizioni del polso sulla precisione. È una logica simile, nello spirito, a quella dei doppi bilancieri di alcune complicazioni storiche, ma applicata a tourbillon volanti e gestita elettronicamente — pardon, meccanicamente — attraverso un componente che vale un capitolo a parte.
Il differenziale verticale e il giunto cardanico sono i due componenti che, lavorando insieme, rendono fisicamente possibile l’architettura del Super Freak. Vale la pena raccontarli con un minimo di contesto, perché senza capire cosa fanno il resto del calibro perde di senso. Il differenziale è l’organo che riceve in ingresso il battito dei due tourbillon contro-rotanti e ne restituisce in uscita una media: senza questa mediazione meccanica le differenze di marcia tra i due regolatori farebbero anticipare o ritardare l’orologio. Il differenziale del Super Freak misura appena 5 mm di diametro, si compone di 69 pezzi — inclusi otto cuscinetti a sfera in ceramica lavorati con tolleranze al micron — ed è realizzato in collaborazione con MPS, partner svizzero di Ulysse Nardin specializzato in microsistemi di precisione, attivo anche nell’ingegneria biomedicale e aerospaziale. Rispetto al primo differenziale verticale dell’industria orologiera, introdotto nel 2022 sul Freak S, qui l’orientamento dell’asse è stato invertito: il Freak S aveva un asse discendente, il Super Freak adotta un asse ascendente. Sembra un dettaglio da scheda tecnica, ma ha un impatto diretto sull’estetica: l’inversione “apre” otticamente il movimento, lasciando più aria attorno al gruppo regolatore e trasformando il calibro in una sorta di teatro meccanico esposto. Il giunto cardanico è invece la soluzione brevettata che permette al differenziale di parlare con l’indicatore dei secondi, dato che i due operano su assi decentrati e non allineati. Storicamente il sistema cardanico nasce sulle navi, dove serviva a mantenere bussole e strumenti di navigazione in posizione orizzontale nonostante il rollio dello scafo — un uso che, casualmente o no, dialoga bene con il DNA cronometrico-marino della Maison. Poi è diventato cruciale nei giroscopi aeronautici e negli strumenti aerospaziali, e oggi compare in applicazioni che vanno dalla stabilizzazione ottica alla microingegneria di precisione. Vederlo applicato a un orologio da polso è una scelta progettuale tanto rara quanto coerente con il vocabolario tecnico di Ulysse Nardin. Il dato dimensionale dice tutto sull’entità del lavoro: il giunto del Super Freak è composto da 11 componenti, misura 4,8 mm, e i suoi due assi di trasmissione coprono complessivamente 12 mm — un’architettura miniaturizzata che la Maison rivendica come il più piccolo sistema di questo tipo mai sviluppato, anch’essa realizzata in collaborazione con MPS. Il brevetto depositato in esclusiva per il Super Freak, che ho citato all’inizio, riguarda proprio questo dispositivo (riferimento EP26150433.6). Mi pare il punto in cui l’orologio smette di essere una somma di soluzioni note e diventa un oggetto che amplia, anche se di poco, il perimetro tecnico dell’alta orologeria contemporanea.
Tutta questa architettura — due tourbillon, un carosello in rotazione, un differenziale, un giunto cardanico, un indicatore dei secondi aggiuntivo — non sta in piedi senza un sistema di carica all’altezza. È qui che entra in gioco il Grinder, il dispositivo brevettato che Ulysse Nardin ha introdotto sul Freak Vision del 2018 e che rappresenta, secondo la Maison stessa, il sistema di carica automatica più efficiente mai sviluppato. Vale la pena capire perché, perché il punto non è il marketing ma la fisica. Nei sistemi di carica automatica tradizionali, una massa oscillante centrale ruota attorno al suo asse e trasmette energia al bariletto attraverso una serie di ingranaggi. Il limite è strutturale: il rotore deve compiere una corsa angolare sufficiente prima di “agganciare” la trasmissione, e i micro-movimenti del polso — quelli quotidiani, di chi non è particolarmente attivo — vengono in parte dispersi. Il Grinder ribalta la logica. La massa oscillante è collegata a un telaio dotato di quattro leve ultrasottili, ciascuna spessa appena 0,12 mm, che lavorano in modo da raddoppiare la corsa angolare utile rispetto a un sistema convenzionale.
La metafora che la Maison usa rende l’idea meglio di qualunque schema tecnico: è come una bicicletta dotata di quattro pedali invece di due. Ogni micro-rotazione del polso, anche minima, viene catturata e convertita in energia trasmissibile al bariletto. Il risultato pratico è una riserva di carica dichiarata di 72 ore — esattamente tre giorni — su un movimento che alimenta due tourbillon, due bilancieri, un differenziale, un giunto cardanico e un’indicazione dei secondi su un piano decentrato. Tradotto in linguaggio da polso: si toglie l’orologio venerdì sera e lo si ritrova ancora in marcia lunedì mattina, senza che il livello di attività del proprietario debba essere quello di un triatleta. La domanda critica è se 72 ore siano davvero sufficienti per un orologio di questa portata economica e simbolica, dato che il segmento alto del mercato si è progressivamente attestato sulle 80-100 ore di autonomia. Qui la risposta è più tecnica che strategica: alimentare due tourbillon contro-rotanti consuma più energia di un singolo regolatore, e mantenere stabili 72 ore con questa configurazione è già un risultato ingegneristico significativo. Resta il fatto che, su un’edizione limitata a sei cifre, una riserva più generosa sarebbe stata una rassicurazione in più — anche se, onestamente, chi mette al polso un Super Freak difficilmente lo lascia fermo per quattro giorni.
Materiali, finiture a mano e Atelier Haute Horlogerie
Sul fronte dei materiali, il Super Freak gioca su due registri paralleli: uno funzionale, l’altro estetico. Partiamo dal secondo, perché è quello che colpisce per primo. Il disco delle ore in Nanosital azzurro è una novità cromatica significativa per la collezione, e merita qualche riga di contesto. Il Nanosital è un materiale policristallino otticamente trasparente, ottenuto dalla cristallizzazione controllata del vetro a partire da una composizione ad alta temperatura basata su biossido di silicio (SiO₂) e ossido di alluminio (Al₂O₃) — gli stessi due ossidi che si trovano in zaffiri e rubini naturali. Il risultato è un materiale con densità vicina a quella di topazio, zaffiro e rubino, durezza superiore a quella del vetro standard, e una stabilità ottica che gli permette di mantenere colore e trasparenza nel tempo senza alterazioni. La scelta della tonalità non è casuale: la Maison la descrive come un blu chiaro con un sottotono violaceo deliberato, una sfumatura che dovrebbe richiamare il patrimonio marittimo del marchio senza scivolare nel freddo polare. Sul piano funzionale, i protagonisti restano il silicio e il DIAMonSIL. Il Super Freak integra dieci componenti in silicio, tra cui due bilancieri, due spirali e due scappamenti DIAMonSIL — una tecnologia brevettata da Ulysse Nardin nel 2007 che consiste, semplicemente, in silicio rivestito di diamante mediante un processo proprietario. Le proprietà del silicio sono note: peso ridotto, totale insensibilità ai campi magnetici, basso attrito, esigenze di lubrificazione praticamente azzerate. Il rivestimento al diamante aggiunge un’ulteriore stratificazione, garantendo agli scappamenti una resistenza all’usura calcolata per oltre 155 milioni di impatti l’anno — un dato necessario, considerando che entrambi i gruppi di scappamento lavorano a 18.000 alternanze orarie ciascuno. La produzione di queste componenti avviene a SIGATEC, il laboratorio dedicato al silicio che Ulysse Nardin gestisce a Sion, in Vallese. È un dettaglio industriale che vale la pena evidenziare, perché spiega perché il marchio possa permettersi di integrare silicio e DIAMonSIL in volumi così significativi: il know-how è interno alla filiera, non acquistato da fornitori terzi. In un’epoca in cui anche maison storiche si sono finalmente convertite al silicio — vent’anni dopo l’intuizione del Freak originale — la possibilità di sviluppare e produrre questi componenti in casa rappresenta, paradossalmente, uno dei vantaggi competitivi meno visibili ma più sostanziali dell’intera operazione.
C’è un equivoco diffuso sui Freak, ed è il momento di affrontarlo. Si tende a leggerli come oggetti puramente tecnologici, frutti di laboratorio dove la mano umana avrebbe un ruolo accessorio. La realtà è praticamente opposta: oltre il 70% dei componenti del Super Freak è rifinito interamente a mano, e la lavorazione passa attraverso strumenti che non sono cambiati granché negli ultimi due secoli — gommini al cuoio, lime ad ago, bastoncini di legno utilizzati per lucidare, smussare e perfezionare ogni superficie. La satinatura dritta, eseguita a mano, crea i contrasti più sottili sui piani del movimento; la sabbiatura manuale aggiunge profondità e texture. Sono procedure lentissime, che richiedono precisione assoluta e che non possono essere accelerate da nessuna macchina — il che spiega buona parte dei tempi di produzione di cui parlerò tra poco. Qui però arriva il dettaglio che cambia il quadro: i ponti del Super Freak sono in titanio, non in ottone. Nella decorazione orologiera tradizionale, l’ottone è il materiale d’elezione perché si lascia plasmare e rifinire con relativa facilità. Il titanio è un’altra storia. È più leggero — e questa è la ragione strutturale per cui Ulysse Nardin l’ha scelto, dato che alleggerire il ponte dei minuti del 30% rispetto al Freak S serve direttamente la cronometria — ma è anche più duro, meno indulgente, e oppone una resistenza significativa agli strumenti tradizionali. Tradotto in tempo di lavorazione: rifinire un componente in titanio può richiedere fino al doppio del tempo necessario per lo stesso componente in ottone.
Ogni linea satinata, ogni superficie lucidata a specchio, ogni angolo smussato chiede al rifinitore una pressione calibrata diversamente, una pazienza maggiore, una tecnica adattata. Il luogo dove tutto questo accade è l’Atelier Haute Horlogerie di Ulysse Nardin a La Chaux-de-Fonds, uno spazio raccolto riservato alle creazioni più complesse della Maison. Lì lavorano quattordici orologiai Grandes Complications — figure che diventano tali dopo quattro anni di studio formale seguiti da cinque anni di formazione pratica al banco, una lunghezza di percorso che dice tutto sulla rarità del profilo. Per il Super Freak, soltanto cinque di loro sono stati formati ad hoc, e ciascun esemplare viene assemblato da inizio a fine da un singolo orologiaio, che ne segue anche il servizio post-vendita. Il processo è doppio: l’orologio viene montato una prima volta per gli aggiustamenti tra i componenti, poi completamente smontato per la pulizia da micro-particelle, quindi rimontato per la regolazione finale. Sessanta ore di assemblaggio manuale, seguite da cinque giorni di test cronometrici. Su una produzione di cinquanta pezzi, questo significa che la fila è strutturalmente lunga — e che chi acquisterà uno di questi orologi sta comprando, oltre alla meccanica, anche un tempo umano che non può essere compresso.
Giudizio finale, listino e disponibilità
Tirando le somme, il Super Freak è un orologio che andrà valutato per quello che è davvero — non un esercizio di stile, ma una dichiarazione di maturità da parte di Ulysse Nardin. Per venticinque anni il Freak ha funzionato come laboratorio a cielo aperto: ogni iterazione testava un’idea, ogni innovazione apriva una strada, ma nessun modello aveva mai tentato di tenere insieme tutto. Questo lo fa, e lo fa con una coerenza meccanica che dal punto di vista progettuale mi sembra l’aspetto più rilevante. Il doppio tourbillon a carica automatica — il primo della storia, secondo la Maison — non è una funzione che cambia la vita di chi indossa l’orologio; è un esercizio di controllo cronometrico. L’indicazione dei secondi, gestita attraverso il giunto cardanico brevettato, non aggiunge praticità quotidiana; aggiunge una soluzione tecnica che venticinque anni fa sarebbe stata considerata impossibile su una piattaforma rotante. La cassa da 44 mm rappresenta un compromesso intelligente tra densità meccanica e indossabilità, anche se il giudizio definitivo sull’ergonomia richiede l’oggetto al polso. Le finiture in titanio, lunghe e costose da eseguire a mano, riconciliano il discorso tecnologico con quello dell’artigianato tradizionale, che in un orologio di questa fascia non può mancare.
I limiti? La riserva di carica di 72 ore è coerente con l’architettura ma resta sotto agli standard del segmento più alto. La leggibilità dell’ora, per come è strutturato il quadrante, sarà sempre subordinata alla dimensione spettacolare del movimento — chi cerca chiarezza immediata guarda altrove. E il prezzo, di cui parlo tra una riga, colloca questo orologio in un territorio molto specifico, riservato a chi compra Freak non come oggetti pratici ma come manifesti meccanici. Per chi rientra in quel profilo, però, è probabilmente il Freak definitivo — almeno fino a quando Ulysse Nardin non dimostrerà il contrario, cosa che dato il passato è solo questione di tempo. Veniamo ai dati conclusivi. La referenza è 2520-500LE-3A-BLUE/3A, l’edizione è limitata a 50 esemplari, l’impermeabilità è di 30 metri, il cinturino è in caucciù ballistico grigio con cuciture bianche e fibbia déployante in oro bianco. Il prezzo è di 350.980 € per il mercato italiano. Per ulteriori dettagli, configurazione e richieste, il riferimento è il sito ufficiale UlysseNardin.com e la rete di boutique Ulysse Nardin.
Scheda tecnica e dati principali
| CASSA | |
| Materiale | Oro bianco 18 ct (cassa, lunetta, locker, fondello) |
| Diametro / altezza | 44 mm / 16,54 mm totali – 12,2 mm altezza percepita |
| Impermeabilità | 30 metri |
| QUADRANTE | |
| Disco ore | Nanosital azzurro trasparente con indici Super-LumiNova bianchi |
| Architettura | 7 piani sovrapposti, 97,46% del movimento in rotazione |
| MOVIMENTO | |
| Calibro | UN-252 Manufacture automatico – 511 componenti / 42 rubini |
| Frequenza / riserva | 2 x 2,5 Hz (2 x 18.000 vph) / 72 ore |
| Carica | Automatica con sistema Grinder brevettato (leve da 0,12 mm) |
| COMPLICAZIONI | |
| Tourbillon | Doppio tourbillon volante in titanio inclinato a 10°, contro-rotante |
| Differenziale | Verticale da 5 mm, 69 componenti, 8 cuscinetti ceramici (sviluppo MPS) |
| Giunto cardanico | Brevettato (EP26150433.6), 11 componenti, 4,8 mm – per indicazione dei secondi |
| DETTAGLI ESTERNI ED EDIZIONE | |
| Cinturino e fibbia | Caucciù ballistico grigio con cuciture bianche, fibbia déployante in oro bianco |
| Edizione e referenza | 50 esemplari – Ref. 2520-500LE-3A-BLUE/3A |
| Prezzo | 350.980 € |
FAQ – Domande frequenti
Quanto costa l’Ulysse Nardin Super Freak in Italia?
Il listino ufficiale comunicato dalla Maison è di 320.000 CHF, corrispondenti a 348.100 € da comunicato stampa, ma il sito Ulysse Nardin Italia indica un prezzo locale di 350.980 €. Quest’ultimo è il riferimento valido per un acquisto sul mercato italiano.
In quanti esemplari è prodotto il Super Freak?
L’orologio è un’edizione limitata a 50 pezzi numerati, tutti in oro bianco, con referenza 2520-500LE-3A-BLUE/3A. Ogni esemplare viene assemblato dall’inizio alla fine da un singolo orologiaio Grandes Complications.
Perché Ulysse Nardin lo definisce l’orologio “solo tempo” più complicato mai realizzato?
Perché il calibro UN-252 integra 511 componenti, doppio tourbillon volante a carica automatica (primo al mondo secondo la Maison), differenziale verticale, giunto cardanico brevettato per l’indicazione dei secondi e otto brevetti totali — pur limitandosi a indicare ore, minuti e secondi.
Qual è la riserva di carica del Super Freak?
La riserva di carica dichiarata è di 72 ore (tre giorni), assicurata dal sistema di carica automatica Grinder brevettato da Ulysse Nardin, con quattro leve ultrasottili da 0,12 mm che raddoppiano la corsa angolare utile rispetto a un rotore convenzionale.
Che differenza c’è tra il Super Freak e il Freak S?
Il Super Freak introduce due novità sostanziali: l’indicazione dei secondi via giunto cardanico (assente sul Freak S) e un differenziale verticale con asse ascendente invece che discendente. La cassa è inoltre più compatta (44 mm contro 45 mm) e il ponte dei minuti pesa il 30% in meno.
Quanto tempo serve per assemblare un singolo Super Freak?
Ogni esemplare richiede 60 ore di assemblaggio manuale, seguite da 5 giorni di test cronometrici. Il lavoro avviene nell’Atelier Haute Horlogerie di Ulysse Nardin a La Chaux-de-Fonds, dove solo cinque orologiai sono stati formati specificamente su questo modello.
Il Super Freak è impermeabile?
L’impermeabilità dichiarata è di 30 metri, sufficiente per un uso quotidiano senza preoccupazioni di pioggia o spruzzi accidentali, ma non per immersioni o nuoto. È un valore coerente con la vocazione da alta orologeria dell’oggetto.









