Omega Speedmaster 321

A 50 anni dallo sbarco sulla luna, Omega rimette in produzione il calibro 321 che equipaggiava gli orologi indossati dagli astronauti americani sul nostro satellite e a un anno dalla sua rinascita, il leggendario calibro 321 torna a equipaggiare uno Omega Speedmaster in acciaio.

E’ un sogno che si avvera. Per generazioni di collezionisti e appassionati lo Speedmaster con movimento 321 è sempre stato un punto di arrivo e più spesso una chimera, data la relativa rarità (ne furono prodotti circa 80.000 esemplari tra il 1957 e il 1969), i prezzi in rapido aumento, soprattutto negli ultimi tempi, e la difficoltà nel reperire un esemplare completamente originale.

Cassa simmetrica, quadrante con scalino, bracciale a maglie squadrate: il Moonwatch 321 è praticamente identico alla referenza 105.003 del 1964.

Il primo calibro 321, nato nel 1949 da un progetto di Albert Piguet e Jaques Reymond di Lemania

Così, quando nel 2019 Omega comunicò la decisione di ricreare il calibro 321, partendo da una scansione digitale dell’orologio appartenuto a Gene Cernan (l’ultimo astronauta a camminare sul suolo lunare nel 1972), è scoppiata senza esagerare un’ondata di euforia.

Ma prima di parlare di ciò, facciamo un passo indietro ripercorrendo quei passaggi o se preferite cliccate sull’indice di seguito sulla recensione del nuovo Speedmaster.

Il ritorno del Calibro Omega Speedmaster 321

Per celebrare degnamente quella che resta tuttora la più grande impresa umana di tutti i tempi, era necessario pensare a qualcosa di speciale. Ma in casa Omega non hanno neanche dovuto faticare più di tanto, perché, da anni, gli appassionati di tutto il mondo chiedevano a gran voce solo una cosa: il calibro 321, movimento rappresentativo dell’Omega Moonwatch.

Dopo avere sempre negato fermamente anche solo l’ipotesi di una simile possibilità, una mattina di gennaio il management del brand ha comunicato la notizia, lasciando tutti quasi più increduli che felici. Col senno di poi era scontato: una ricorrenza significativa come il 50° anniversario non poteva che essere festeggiata riportando in vita l’orologio che ha scandito il tempo delle Eva (Extra vehicular activities – attività extraveicolari) dei dodici uomini della Nasa che, tra il 1969 e il 1972, hanno camminato, fatto esperimenti scientifici e giocato a golf a 400.000 chilometri dalla Terra.

omega speedmaster cal 321

Omega speedmaster 321 – Per ricostruire il movimento nel modo più accurato possibile, è stata utilizzata una tecnologia di tomografia digitale (un metodo di scansione), per guardare all’interno dello Speedmaster ST 105.003 con calibro 321 che l’astronauta Eugene “Gene” Cernan (in basso) indossava sulla Luna durante la missione Apollo XVII, nel 1972.

Sempre con uno Speedmaster animato da un calibro 321 allacciato al polso, all’esterno della tuta. Nonostante il nuovo movimento (calibro 861) fosse entrato in produzione nel 1968, tutti gli orologi arrivati sulla Luna erano dotati del vecchio calibro, poiché erano stati assegnati in dotazione agli astronauti alcuni anni prima. E questo è il motivo per cui il calibro 321 è diventato un feticcio. Sia per i collezionisti alla ricerca dei pezzi originali, le cui quotazioni si sono moltiplicate negli ultimi due anni, sia per i semplici appassionati, che vorrebbero possedere un autentico pezzo di equipaggiamento spaziale.

Nella galassia degli amanti degli orologi, infatti, la tribù degli “Speedmaster enthusiast” è accomunata dall’interesse viscerale per tutto ciò che riguarda la corsa allo spazio degli anni ’60 e ’70. E un modello equipaggiato con il 321 è il Sacro Graal di ogni singolo componente di questa tribù. Ma chi ha avuto la fortuna di accaparrarsene uno, sarà sempre combattuto tra la voglia di indossarlo tutti i giorni e la paura di rovinarlo irrimediabilmente. Ecco perché l’idea di possederne uno di nuova produzione, ma identico in tutto e per tutto all’originale, è da sempre il più grande desiderio di ognuno di loro.

Alla scoperta dell’Omega 321

LEGGI ANCHE:L’evoluzione dello Speedmaster negli anni ’70

Gene Cernan nella foto ufficiale della missione Apollo X del 1969.

Gene Cernan nella foto ufficiale della missione Apollo X del 1969.

IL MOONWATCH 321 È UN TRIBUTO AL MODELLO CHE DIEDE INIZIO ALLA COSIDDETTA FASE PRE-MOON, E CHE FU AL POLSO DI ED WHITE DURANTE LA PRIMA PASSEGGIATA SPAZIALE DI UN ASTRONAUTA AMERICANO.

“Sto rientrando ed è il momento più triste della mia vita”, disse obbedendo con riluttanza agli ordini che gli venivano ripetuti dai controllori di volo di Cape Canaveral. Al suo polso sinistro, ben visibile in tutte le foto della missione, c’era il suo Speedmaster 105.003, la prima referenza che venne data in dotazione agli astronauti dei programmi Gemini e Apollo. Nel periodo tra il 1965 e il 1969 erano in produzione sia la versione 105.003 che la 105.012 (la prima con cassa asimmetrica).

Nel 1968 fece poi la sua comparsa il calibro 861. Jim Lovell (Gemini VII, Gemini VIII, Apollo VIII e Apollo XIII), Gene Cernan (Gemini IXA, Apollo X e Apollo XVII) e molti altri tra cui i 12 astronauti che camminarono sulla Luna ebbero comunque in dotazione dei modelli alimentati dal 321 (nonostante il calibro 861 fosse già in produzione), poiché li avevano ricevuti insieme al resto dell’equipaggiamento prima del 1969.

Speedmaster omega 321

Omega calibro 321 – Omega rimette in produzione lo storico calibro 321, nato negli anni Quaranta. Per il progetto di rilancio è stato formato un team di esperti che ha lavorato per oltre due anni, in totale segreto, nella manifattura del marchio (nella pagina a fianco, illuminata di rosso per accogliere la stampa in occasione della riedizione del 321).

Ricreare un movimento dopo 50 anni non è affatto semplice anche per la stessa manifattura che lo aveva progettato. I disegni costruttivi originali conservati negli archivi non erano sufficienti a fornire tutte le specifiche necessarie e, soprattutto, a ricostruire un’immagine 3D del movimento, ormai indispensabile per la sua industrializzazione.

Così i tecnici Omega hanno preso in prestito lo Speedmaster di Gene Cernan, comandante di Apollo XVII e ultimo uomo a camminare sulla Luna, e lo hanno sottoposto a una tomografia digitale. “Abbiamo utilizzato la tomografia digitale – ci spiega Raynald Aeschlimann, Ceo di Omega – perché non si poteva smontare un orologio così raro per ispezionarlo.

Era importante mantenere il pezzo nelle esatte condizioni in cui lo abbiamo ricevuto. La tomografia era l’ideale per creare un modello digitale, che ci ha poi consentito di ricostruire il movimento fin nel più piccolo dettaglio”. Il movimento ricreato è sostanzialmente identico al suo antenato, tranne che per alcuni piccoli dettagli. Come il trattamento galvanico dei ponti a base di oro Sedna (l’oro rosa brevettato da Omega), che sostituisce il vecchio color rame, oppure il diametro dei rubini della ruota centrale del cronografo e di quella dei minuti cronografici, leggermente maggiore rispetto all’originale. Per il resto, tutto è fatto come oltre mezzo secolo fa: “Abbiamo utilizzato materiali tradizionali – conlcude Aeschlimann – che combaciano perfettamente con l’originale”. Per la gioia degli appassionati dello Speedmaster.

Il team incaricato di riportare in vita il calibro 321 ha lavorato in incognito per oltre due anni, protetto da una cortina fumogena, anche all’interno della stessa manifattura, ed è stato battezzato “Alaska 11”, come i progetti segreti con cui Omega sviluppava e testava tutte le richieste che provenivano dalla Nasa negli anni ’60 e ’70. E questo la dice lunga su quanto, anche all’interno del gruppo di lavoro, la “missione 321” smuova emozioni e passioni che vanno tuttora oltre l’ordinaria amministrazione. Proprio come sedersi in cima a un razzo di 110 metri pieno di combustibile e farsi sparare fuori dall’atmosfera, a 9.000 chilometri all’ora.

Storia e Caratteristiche dell’Omega 321

Albert Piguet ideatore del calibro 321

Il vecchio calibro 321 (in origine battezzato 27 CHRO C12) realizzato su progetto di Albert Piguet. Era dotato di ruota a colonne e batteva a una frequenza di 18.000 alternanze/ora.

Il calibro 321 nasce nel 1941, con il nome di 27 CHRO C12, da un progetto di Albert Piguet, allora in forza alla celebre fabbrica di movimenti Lémania, consociata di Omega nella Société Suisse pour l’Industrie Horlogère. La denominazione 321 venne adottata a partire dal 1949 e fino al 1957 il calibro equipaggiò i cronografi della famiglia Seamaster.

In totale ne furono prodotti poco meno di 130.000 esemplari tra il 1941 e il 1969, di cui circa 80.000 furono destinati agli Speedmaster.

La nuova versione riprende fedelmente i movimenti della cosiddetta “seconda generazione”, prodotti tra il 1964 e il 1969, che differivano dalla prima per la forma a losanga della racchetta e per il ponte della bascula d’innesto del cronografo, dal profilo asimmetrico (e stranamente realizzato in alpacca).

Speedmaster Moonwatch Calibro 321

Il nuovo calibro 321 è uguale all’originale tranne che per pochi particolari. La riserva di carica è stata aumentata a 55 ore.

Omega cal 321: Il nuovo Omega calibro 321 è uguale all’originale tranne che per pochi particolari. La riserva di carica è stata aumentata a 55 ore.

Con una frequenza di 18.000 alternanze/ora, 45 ore di riserva di carica e lo smistamento delle funzioni cronografiche tramite ruota a colonne, il 321 è generalmente considerato più pregiato del suo successore 861, nonostante quest’ultimo pulsi alla frequenza di 21.600 alternanze/ora che, almeno sulla carta, dovrebbe garantire maggiore precisione. Al di là degli aspetti più tecnici, il vero valore aggiunto del 321 è la poesia che porta con sé. Il suo ticchettio ha accompagnato tutte le tappe della conquista dello spazio a partire dal progetto Mercury (il primo Speedmaster a volare in una capsula fu quello di Wally Schirra nel 1962), fino agli anni ’70.

Mentre l’informatica era agli albori e i computer (o meglio i calcolatori) avevano prestazioni simili a un cellulare degli anni ’90, l’ultima garanzia di sicurezza era rappresentata da un insieme di ruote e molle inventato decenni prima. E il celebre episodio dell’Apollo XIII è la conferma che l’idea di dotare gli astronauti di un cronografo meccanico era più che giusta. Dopo l’esplosione accidentale di un serbatoio di ossigeno, l’equipaggio composto da Jim Lovell, Fred Haise e John Swigert rischiò seriamente di non poter rientrare a terra, poiché l’astronave era ingovernabile e tutti i sistemi elettrici erano fuori uso.

L’unica possibilità di salvezza passava per il corretto allineamento con la rotta di rientro nell’atmosfera terrestre, ma per modificare la traiettoria della capsula era necessario accendere i motori quattro volte per determinati intervalli di tempo.

Con i computer spenti e contando solo sulla sua abilità di pilota, il comandante Jim Lovell si mise per quattro volte ai comandi del modulo lunare Aquarius e per quattro volte John Swigert cronometrò il tempo di accensione del motore, azionando il suo Speedmaster che, di fatto, salvò loro la vita.

Il ritorno di un simile movimento è il migliore omaggio a una storia irripetibile e, se fosse possibile leggere nel pensiero degli astronauti del futuro, c’è da scommettere che per lo sbarco su Marte sceglierebbero uno Speedmaster, con calibro 321.

Recensione Omega Speedmaster 321

A CINQUANT’ANNI DALL’USCITA DI PRODUZIONE, LO SPEEDMASTER MOONWATCH IN ACCIAIO ANIMATO DA UN CALIBRO 321 È FINALMENTE RINATO.

Il primo calibro 321, nato nel 1949 da un progetto di Albert Piguet e Jaques Reymond di Lemania

Cassa simmetrica, quadrante con scalino, bracciale a maglie squadrate: il Moonwatch 321 Ref. 311.30.40.30.01.001 è praticamente identico alla referenza 105.003 del 1964.

Non si tratta del primo modello equipaggiato dal rinnovato 321, poiché lo scorso 21 luglio, per celebre il 50° anniversario dello sbarco sulla Luna, fu lanciata un’edizione limitata in platino, impreziosita da particolari in materiale lunare, al prezzo di 56.000 euro.

Ora la neonata versione in acciaio è quanto di più simile, nel complesso, all’orologio che per primo superò i test della Nasa per di Francesco Patti diventare parte della dotazione di tutti i voli con equipaggio dal 1965 in poi: la mitica referenza 105.003. Il Moonwatch 321 ne riprende fedelmente tutti i particolari, a partire dalla cassa simmetrica (cioè priva della gobba sul lato destro della carrure a protezione di corona e pulsanti) dal diametro di 39.7 mm.

Il quadrante presenta la fascia periferica della minuteria inclinata e accentuata da uno scalino (da qui il soprannome di step dial), mentre il logo è applicato e la scritta Professional è assente, come sull’originale. La lunetta con la scala tachi-produttometrica è in ceramica e riporta il famoso dot over 90, come sui modelli anteriori al 1970.

Il bracciale è identico nel design a quelli in uso all’epoca, ma è realizzato con maglie piene e chiusura déployante di ultima generazione.

Una differenza è che la cassa è chiusa da un vetro zaffiro anche sul fondello, attraverso il quale è possibile ammirare il vero protagonista di tutto il progetto, cioè il tanto atteso calibro Omega 321.

Il Moonwatch 321 è il secondo modello a montare il nuovo-vecchio calibro ed è già un oggetto del desiderio. Forse anche più della versione in platino lanciata a luglio al prezzo di 56.000 euro, sia per la fedeltà all’originale, sia per l’uso dell’acciaio, sia, banalmente per il prezzo più abbordabile di 13.400 euro.
Alcune scelte fanno pensare che in casa Omega ci siano due scuole di pensiero in costante confronto: l’una che punta verso il progresso e lo sviluppo di nuove tecnologie e l’altra che vuole valorizzare la tradizione e l’eredità. E il Moonwatch 321, con un cuore e un aspetto che arrivano dal passato, ma con particolari di ultima generazione, come l’uso del vetro zaffiro e della ceramica, sembra una sintesi tra le due tendenze.

Dal fondello trasparente (uno dei pochi particolari diversi dall’originale), si può ammirare il calibro 321 al lavoro.

Dal fondello trasparente (uno dei pochi particolari diversi dall’originale), si può ammirare il calibro 321 al lavoro.

In quest’ottica anche il calibro 3861 che equipaggia altri modelli, evoluzione dell’861 a carica manuale ma con l’inserimento di uno scappamento coassiale, appare come il (riuscito) tentativo di far convivere il vecchio col nuovo. Nonostante questo, i tifosi dello Speedmaster con vetro in Hesalite (ovvero plexiglas in lingua Omega) restano numerosissimi e agguerriti e c’è da scommettere che prenderebbero d’assalto i negozi non appena ne fosse lanciata una versione alimentata dal calibro 321.

Per riportarlo alla luce, i tecnici Omega hanno avuto non poche difficoltà. In 50 anni, infatti, molti dei progetti originali sono andati perduti, così è stato necessario prendere in prestito dal museo del brand lo Speedmaster di Gene Cernan (comandante della missione Apollo XVII) e sottoporlo a una tomografia digitale che ne ha rivelato tutti i particolari.

Il risultato è un movimento sostanzialmente identico al suo antenato, tranne che per alcuni piccoli dettagli come il trattamento galvanico dei ponti a base di oro Sedna (l’oro rosa brevettato da Omega), al posto del vecchio color rame, oppure il diametro dei rubini della ruota centrale del cronografo e di quella dei minuti cronografici, leggermente maggiore rispetto all’originale.

Nel frattempo, il Moonwatch 321 che fa rivivere l’orologio del primo astronauta americano uscito da una capsula in orbita e dell’ultimo uomo che ha camminato sulla Luna, è già in cima alla lista dei desideri di migliaia di collezionisti ancora euforici e increduli per la rinascita di un orologio che ha fatto la storia.

Dettagli
Omega Speedmaster 321
Nome Articolo
Omega Speedmaster 321
Descrizione
A 50 anni dallo sbarco sulla luna, Omega rimette in produzione il calibro 321 che equipaggiava gli orologi indossati dagli astronauti americani sulla Luna e realizza il nuovo modello Omega Speedmaster 321.
Autore
Recensioniorologi.it
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