Calibro Omega Speedmaster 321

A 50 ANNI DALLO SBARCO SULLA LUNA, OMEGA RIMETTE IN PRODUZIONE IL CALIBRO 321 CHE EQUIPAGGIAVA GLI OROLOGI INDOSSATI DAGLI ASTRONAUTI AMERICANI SUL NOSTRO SATELLITE

Il ritorno del Calibro Omega Speedmaster 321

Per celebrare degnamente quella che resta tuttora la più grande impresa umana di tutti i tempi, era necessario pensare a qualcosa di speciale. Ma in casa Omega non hanno neanche dovuto faticare più di tanto, perché, da anni, gli appassionati di tutto il mondo chiedevano a gran voce solo una cosa: il calibro 321, movimento rappresentativo dell’Omega Moonwatch.

Dopo avere sempre negato fermamente anche solo l’ipotesi di una simile possibilità, una mattina di gennaio il management del brand ha comunicato la notizia, lasciando tutti quasi più increduli che felici. Col senno di poi era scontato: una ricorrenza significativa come il 50° anniversario non poteva che essere festeggiata riportando in vita l’orologio che ha scandito il tempo delle Eva (Extra vehicular activities – attività extraveicolari) dei dodici uomini della Nasa che, tra il 1969 e il 1972, hanno camminato, fatto esperimenti scientifici e giocato a golf a 400.000 chilometri dalla Terra.

omega speedmaster cal 321

Omega speedmaster 321 – Per ricostruire il movimento nel modo più accurato possibile, è stata utilizzata una tecnologia di tomografia digitale (un metodo di scansione), per guardare all’interno dello Speedmaster ST 105.003 con calibro 321 che l’astronauta Eugene “Gene” Cernan (in basso) indossava sulla Luna durante la missione Apollo XVII, nel 1972.

Sempre con uno Speedmaster animato da un calibro 321 allacciato al polso, all’esterno della tuta. Nonostante il nuovo movimento (calibro 861) fosse entrato in produzione nel 1968, tutti gli orologi arrivati sulla Luna erano dotati del vecchio calibro, poiché erano stati assegnati in dotazione agli astronauti alcuni anni prima. E questo è il motivo per cui il calibro 321 è diventato un feticcio. Sia per i collezionisti alla ricerca dei pezzi originali, le cui quotazioni si sono moltiplicate negli ultimi due anni, sia per i semplici appassionati, che vorrebbero possedere un autentico pezzo di equipaggiamento spaziale.

Nella galassia degli amanti degli orologi, infatti, la tribù degli “Speedmaster enthusiast” è accomunata dall’interesse viscerale per tutto ciò che riguarda la corsa allo spazio degli anni ’60 e ’70. E un modello equipaggiato con il 321 è il Sacro Graal di ogni singolo componente di questa tribù. Ma chi ha avuto la fortuna di accaparrarsene uno, sarà sempre combattuto tra la voglia di indossarlo tutti i giorni e la paura di rovinarlo irrimediabilmente. Ecco perché l’idea di possederne uno di nuova produzione, ma identico in tutto e per tutto all’originale, è da sempre il più grande desiderio di ognuno di loro.

LEGGI ANCHE:L’evoluzione dello Speedmaster negli anni ’70

Al momento non si sa quando sarà lanciato sul mercato (presumibilmente entro il 20 luglio, data dello sbarco dell’Apollo XI), né i particolari della produzione, come i numeri (sarà solo in serie limitata?), oppure i dettagli dei modelli finiti. Quel che è certo è che ricreare un movimento dopo 50 anni non è affatto semplice anche per la stessa manifattura che lo aveva progettato. I disegni costruttivi originali conservati negli archivi non erano sufficienti a fornire tutte le specifiche necessarie e, soprattutto, a ricostruire un’immagine 3D del movimento, ormai indispensabile per la sua industrializzazione. Così i tecnici Omega hanno preso in prestito lo Speedmaster di Gene Cernan, comandante di Apollo XVII e ultimo uomo a camminare sulla Luna, e lo hanno sottoposto a una tomografia digitale. “Abbiamo utilizzato la tomografia digitale – ci spiega Raynald Aeschlimann, Ceo di Omega – perché non si poteva smontare un orologio così raro per ispezionarlo.

Era importante mantenere il pezzo nelle esatte condizioni in cui lo abbiamo ricevuto. La tomografia era l’ideale per creare un modello digitale, che ci ha poi consentito di ricostruire il movimento fin nel più piccolo dettaglio”. Il movimento ricreato è sostanzialmente identico al suo antenato, tranne che per alcuni piccoli dettagli. Come il trattamento galvanico dei ponti a base di oro Sedna (l’oro rosa brevettato da Omega), che sostituisce il vecchio color rame, oppure il diametro dei rubini della ruota centrale del cronografo e di quella dei minuti cronografici, leggermente maggiore rispetto all’originale. Per il resto, tutto è fatto come oltre mezzo secolo fa: “Abbiamo utilizzato materiali tradizionali – conlcude Aeschlimann – che combaciano perfettamente con l’originale”. Per la gioia degli appassionati dello Speedmaster.

Il team incaricato di riportare in vita il calibro 321 ha lavorato in incognito per oltre due anni, protetto da una cortina fumogena, anche all’interno della stessa manifattura, ed è stato battezzato “Alaska 11”, come i progetti segreti con cui Omega sviluppava e testava tutte le richieste che provenivano dalla Nasa negli anni ’60 e ’70. E questo la dice lunga su quanto, anche all’interno del gruppo di lavoro, la “missione 321” smuova emozioni e passioni che vanno tuttora oltre l’ordinaria amministrazione. Proprio come sedersi in cima a un razzo di 110 metri pieno di combustibile e farsi sparare fuori dall’atmosfera, a 9.000 chilometri all’ora.

Albert Piguet ideatore del calibro 321

Il vecchio calibro 321 (in origine battezzato 27 CHRO C12) realizzato su progetto di Albert Piguet. Era dotato di ruota a colonne e batteva a una frequenza di 18.000 alternanze/ora.

Storia e Caratteristiche dell’Omega 321

Il calibro 321 nasce nel 1941, con il nome di 27 CHRO C12, da un progetto di Albert Piguet, allora in forza alla celebre fabbrica di movimenti Lémania, consociata di Omega nella Société Suisse pour l’Industrie Horlogère. La denominazione 321 venne adottata a partire dal 1949 e fino al 1957 il calibro equipaggiò i cronografi della famiglia Seamaster. In totale ne furono prodotti poco meno di 130.000 esemplari tra il 1941 e il 1969, di cui circa 80.000 furono destinati agli Speedmaster.

Speedmaster omega 321

Omega calibro 321 – Omega rimette in produzione lo storico calibro 321, nato negli anni Quaranta. Per il progetto di rilancio è stato formato un teamdi esperti che ha lavorato per oltre due anni, in totale segreto, nella manifattura del marchio (nella pagina a fianco, illuminata dirosso per accogliere la stampa in occasione della riedizione del 321).

La nuova versione riprende fedelmente i movimenti della cosiddetta “seconda generazione”, prodotti tra il 1964 e il 1969, che differivano dalla prima per la forma a losanga della racchetta e per il ponte della bascula d’innesto del cronografo, dal profilo asimmetrico (e stranamente realizzato in alpacca).

Con una frequenza di 18.000 alternanze/ora, 45 ore di riserva di carica e lo smistamento delle funzioni cronografiche tramite ruota a colonne, il 321 è generalmente considerato più pregiato del suo successore 861, nonostante quest’ultimo pulsi alla frequenza di 21.600 alternanze/ora che, almeno sulla carta, dovrebbe garantire maggiore precisione. Al di là degli aspetti più tecnici, il vero valore aggiunto del 321 è la poesia che porta con sé. Il suo ticchettio ha accompagnato tutte le tappe della conquista dello spazio a partire dal progetto Mercury (il primo Speedmaster a volare in una capsula fu quello di Wally Schirra nel 1962), fino agli anni ’70.

Mentre l’informatica era agli albori e i computer (o meglio i calcolatori) avevano prestazioni simili a un cellulare degli anni ’90, l’ultima garanzia di sicurezza era rappresentata da un insieme di ruote e molle inventato decenni prima. E il celebre episodio dell’Apollo XIII è la conferma che l’idea di dotare gli astronauti di un cronografo meccanico era più che giusta. Dopo l’esplosione accidentale di un serbatoio di ossigeno, l’equipaggio composto da Jim Lovell, Fred Haise e John Swigert rischiò seriamente di non poter rientrare a terra, poiché l’astronave era ingovernabile e tutti i sistemi elettrici erano fuori uso.

L’unica possibilità di salvezza passava per il corretto allineamento con la rotta di rientro nell’atmosfera terrestre, ma per modificare la traiettoria della capsula era necessario accendere i motori quattro volte per determinati intervalli di tempo.

Con i computer spenti e contando solo sulla sua abilità di pilota, il comandante Jim Lovell si mise per quattro volte ai comandi del modulo lunare Aquarius e per quattro volte John Swigert cronometrò il tempo di accensione del motore, azionando il suo Speedmaster che, di fatto, salvò loro la vita.

Il ritorno di un simile movimento è il migliore omaggio a una storia irripetibile e, se fosse possibile leggere nel pensiero degli astronauti del futuro, c’è da scommettere che per lo sbarco su Marte sceglierebbero uno Speedmaster, con calibro 321.

Dettagli
Calibro Omega Speedmaster 321
Nome Articolo
Calibro Omega Speedmaster 321
Descrizione
A 50 anni dallo sbarco sulla luna, Omega rimette in produzione il calibro 321 che equipaggiava gli orologi indossati dagli astronauti americani sulla Luna.
Autore
Recensioniorologi.ir
Logo