Orologi Complicati

La complicazione una volta era potere. Sapere le cose era importante. Prendiamo ad esempio la luna. Oggi la sua presenza sul quadrante di un orologio sembrerebbe un gadget. Nessuno si chiede più a cosa serva. Immaginiamo invece un uomo del 1850 che doveva intraprendere un viaggio e che per decidere se partire guardava il cielo. Se era una giornata nuvolosa non partiva, lo faceva se c’era il sole, ma prima guardava l’orologio e consultava la sua luna. Perché sapeva che se quella notte la luna fosse stata piena, avrebbe potuto continuare e giungere alla meta anche se l’oscurità lo avesse sorpreso ancora in viaggio. Questo era potere, potere di scegliere di fare o meno le cose. La complicazione nel mondo dell’orologeria nasce da qui. Chi se le poteva permettere aveva delle informazioni. Oppure anche solo delle seccature in meno. Basti pensare agli orologi notturni che ci davano l’ora quando era buio. Non per nulla li avevano i papi e i nobili. Oggi abbiamo la luce elettrica, gli indici luminosi, ma una volta di notte dovevi accendere la candela anche solo per vedere l’ora, ed era una seccatura. Per cui complicazione era anche sinonimo di comodità. Si tirava una cordicella e un orologio con un suono sordo diceva l’ora. Questa è la vera essenza degli orologi complicati: la complicazione di un orologio consiste nella comodità, potere, conoscenza. E anche piacere. Perché è persino possibile goderne della bellezza. Mettiamo uno accanto all’altro un orologio complicato di Breguet e uno realizzato prima del suo arrivo. Le informazioni che quasi sempre venivano messe idealmente su linee orizzontali o verticali in modo molto preciso, Breguet le smonta e le butta qua e là. Era un genio, un tecnico formidabile, ma anche un grande esteta capace di dare gusto seppur fornendo le stesse informazioni di altri. La complicazione è la sfida suprema di chi ama gli orologi. È solo meraviglia, piacere puro.

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