Il Gruppo Swatch cambia marcia nel finale 2025: i numeri che contano davvero
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il:
Swatch Group chiude il 2025 con vendite nette pari a 6,28 miliardi CHF, in lieve calo su base annua ma con un’accelerazione marcata nella seconda metà dell’anno e nel quarto trimestre. Il gruppo segnala un momentum positivo proseguito a gennaio 2026 e prevede crescita di vendite e volumi nel 2026, con l’obiettivo di ridurre le perdite della Produzione e migliorare la redditività complessiva.

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Leggendo i numeri del 2025 di Swatch Group (qui per leggere in comunicato ufficiale), la sensazione è meno lineare di quanto dica il titolo “anno in calo”. Il fatturato complessivo scende a 6,28 miliardi di franchi svizzeri, con una flessione contenuta a cambi costanti, ma il vero segnale arriva dal ritmo con cui l’anno si è chiuso: la seconda metà del 2025 mostra una netta inversione di passo, culminata in un quarto trimestre in accelerazione su tutti i segmenti di prezzo. Per me, la fotografia corretta non è il saldo finale, ma la traiettoria: e quella traiettoria racconta un gruppo che, nel finale d’anno, torna a macinare domanda.
| Vendite nette 2025 | CHF 6.280 milioni |
| Crescita vendite 2° semestre 2025 (cambi costanti) | +4,7% |
| Crescita vendite 4° trimestre 2025 (mondiale) | +7,2% |
Se ci si concentra sulla redditività, il 2025 appare come un anno di sacrificio consapevole. L’utile operativo complessivo si riduce a 135 milioni di franchi, con un margine del 2,1%, e l’utile netto si ferma a 25 milioni (0,4%). Fin qui i numeri. Il punto, però, è la scelta che li accompagna: mantenere capacità produttive e occupazione anche a costo di una perdita nel segmento Produzione. Io la leggo come una decisione industriale, non come un inciampo: rinunciare a “ripulire” il conto economico nel breve, per restare pronti a rispondere a una domanda che, nel finale del 2025, torna a dare segnali concreti.
- Margine operativo di gruppo: 2,1% nel 2025 (in calo rispetto al 2024).
- Produzione sotto pressione: risultato operativo “fortemente negativo” per scelta di mantenere capacità e posti di lavoro.
- Watches & Jewelry (ex Produzione): margine operativo 9,5% e utile operativo 549 milioni CHF.
Proprio il confronto tra i segmenti è utile per capire cosa sta succedendo sotto la superficie. La parte “Watches & Jewelry” (escludendo la Produzione) resta più solida, pur con una marginalità leggermente più bassa rispetto all’anno precedente, anche per effetto di investimenti marketing più intensi nella seconda parte dell’anno. Questo passaggio mi interessa perché racconta una cosa semplice: quando un gruppo spinge sui lanci, spesso aumenta la spesa prima che l’effetto pieno si veda nei margini. Nel breve può sembrare un costo, nel medio può diventare leva commerciale.
Dal lato geografico, i dati suggeriscono una diversificazione più marcata della crescita. Escludendo la Grande Cina, nel comparto Orologi e Gioielli le vendite risultano in aumento e accelerano nel finale d’anno. Le Americhe, guidate dagli Stati Uniti, registrano un anno record con crescita vicina al 20% in valuta locale, mentre mercati ad alto potenziale come India, Medio Oriente, Messico e Polonia segnano progressi a doppia cifra. A mio avviso è un segnale importante: non significa “problema Cina risolto”, significa che il gruppo sta riducendo la dipendenza da una singola area, rendendo il quadro più bilanciato.
- Americhe in forte espansione, con gli USA a guidare la crescita.
- Mercati emergenti ad alta velocità (India, Medio Oriente, Messico, Polonia).
- Ripresa nel secondo semestre anche in Europa e Asia, con focus su UK e Germania.
Un’altra chiave che trovo decisiva è la distribuzione: Swatch Group insiste da anni sull’investimento nella propria rete retail e nel 2025 supera il 47% di vendite generate direttamente con il consumatore finale. Non è solo un dato da presentazione: significa controllo dell’esperienza, maggiore coerenza di posizionamento e, spesso, più capacità di proteggere il valore del prodotto. In parallelo, l’online viene descritto come in forte crescita, con risultati che in molte aree superano persino i livelli record degli anni Covid. Il messaggio implicito è chiaro: doppio canale, più resilienza.
Entrando nel merito dei marchi, nel 2025 il gruppo utilizza l’alta gamma come acceleratore di attenzione e di desiderabilità. Breguet spinge sull’energia del 250° anniversario e lega la celebrazione a nuovi lanci e riconoscimenti, mentre Blancpain e Omega alimentano il racconto attraverso complicazioni e rinnovi di collezioni chiave. È il tipo di strategia che funziona quando riesce a tenere insieme due piani: credibilità storica e sviluppo reale del prodotto. Quando questo equilibrio riesce, l’heritage smette di essere nostalgia e diventa una risorsa contemporanea.
Nel segmento d’ingresso, la partita è altrettanto strategica. Marchi come Tissot e Swatch restano motori di volumi e di visibilità: nel 2025 la spinta passa sia da proposte orientate alla tecnologia (come il solare) sia da idee di prodotto che parlano al pubblico in modo diretto, come la personalizzazione. È un aspetto che tendo sempre a sottolineare: presidiare l’entry-level con proposte credibili significa costruire il bacino di appassionati di domani, e questo – per un gruppo multi-brand – vale quanto una singola novità di fascia alta.
- Entry-level come base: volumi e accessibilità per ampliare il pubblico.
- Innovazione “pratica”: tecnologia e personalizzazione come leva di differenziazione.
- Coerenza di gamma: l’ecosistema del gruppo lavora per fasce, non per singoli exploit.
Lo sguardo al 2026 è il punto dove questa storia diventa davvero interessante. Il gruppo parla apertamente di momentum proseguito anche a gennaio 2026, su tutte le fasce di prezzo, e prevede crescita di vendite e volumi per l’intero anno. Tradotto: se i volumi continuano, l’utilizzo degli impianti può migliorare e la Produzione – oggi zavorra – può iniziare a pesare meno, riducendo le perdite e spingendo verso una redditività più sana. In sostanza, per come la leggo io, il 2025 è un anno di transizione consapevole: margini compressi nel breve per rimettere il sistema nelle condizioni di beneficiare della ripartenza.
Dati principali Swatch Group 2025
| Vendite nette | CHF 6.280 milioni |
| Variazione vendite (cambi costanti) | -1,3% |
| Variazione vendite (cambi correnti) | -5,9% |
| Impatto cambi | CHF 308 milioni (negativo) |
| Utile operativo | CHF 135 milioni |
| Margine operativo | 2,1% |
| Utile netto | CHF 25 milioni |
| Margine netto | 0,4% |
| Operating cash flow | CHF 507 milioni (+52,3%) |
| Liquidità netta | CHF 1.195 milioni |
| Scorte | -4,5% (circa CHF 346 milioni) |
| Dipendenti (fine 2025) | 31.796 (-2,1%) |
FAQ – Domande frequenti
Perché Swatch Group parla di “ripresa” se il 2025 chiude in calo?
Perché la dinamica di fine anno è positiva: nel secondo semestre le vendite crescono a cambi costanti e nel quarto trimestre accelerano a livello globale, segnando un’inversione rispetto alla prima parte dell’anno.
Cosa ha pesato sul margine operativo di gruppo nel 2025?
Il fattore più rilevante è il risultato operativo negativo della Produzione, legato alla decisione di mantenere capacità e posti di lavoro. In parallelo, nel segmento Orologi & Gioielli (escludendo Produzione) si registrano maggiori investimenti marketing nella seconda metà dell’anno.
Perché l’impatto dei cambi è citato come elemento chiave?
Perché il fatturato a cambi correnti risulta più penalizzato rispetto al dato a cambi costanti: il gruppo indica un impatto valutario negativo quantificato in 308 milioni di CHF.
Quali aree hanno sostenuto di più la crescita nel 2025?
Le Americhe, con gli Stati Uniti in evidenza, e diversi mercati ad alto potenziale come India, Medio Oriente, Messico e Polonia. Escludendo la Grande Cina, il comparto Orologi e Gioielli mostra crescita e accelerazione nel finale d’anno.
Cosa si aspetta Swatch Group per il 2026?
Il gruppo segnala un momentum positivo proseguito a gennaio 2026 e prevede sviluppi molto positivi di vendite e volumi per il 2026, con l’obiettivo di migliorare l’utilizzo della capacità e ridurre le perdite della Produzione.
Cosa significa che oltre il 47% delle vendite è “diretto al consumatore”?
Significa che una quota crescente del fatturato passa dalla rete distributiva del gruppo (retail), con un contatto più diretto con il cliente finale e maggiore controllo dell’esperienza d’acquisto e del posizionamento dei marchi.