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La vera Storia dell’Omega Moonwatch Speedmaster

La Nasa ha sempre voluto che i suoi uomini indossassero l’orologio nelle missioni. E l’Omega Moonwatch Speedmaster fu d’aiuto anche in un momento drammatico. Grazie ad un bellissimo articolo proposto dal corriere della sera cercheremo di rendervi partecipe a quella che è una delle Storie più belle nel panorama dei segnatempo. 

Omega Speedmaster Moonwatch storia

La storia dell’esplorazione spaziale è stata scandita dalla necessità di misurare lo scorrere del tempo soprattutto per gli astronauti. Il loro tempo è prezioso per molte ragioni: perché è occorso un notevole investimento per prepararli e altrettanto per costruire la stazione o qualsiasi altro veicolo spaziale in cui ospitarli; perché la loro permanenza in orbita è sempre ristretta: al massimo sono permessi, oggi, sei mesi, salvo eccezioni. Inoltre le attività che devono svolgere, sia di ricerca scientifico-tecnologica sia per la manutenzione della casa cosmica, sono tante e quindi non bisogna perdere tempo.

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È sempre stato così, a partire dal primo volo del giovanissimo Jurij Gagarin nel 1961, che regolava le sue azioni guardando il cronografo Sturmanskije (ma altre fonti sostengono fosse un Rodina) stretto sopra la tuta. Meno incerto è quello che accadeva ai primi astronauti delle navicelle monoposto Mercury a partire dal 1962. John Glenn, che era stato il primo americano a volare in orbita, si era rifiutato di indossare un orologio: gli bastavano i timer della capsula. Invece Scott Carpenter, per sicurezza, preferiva avere un’alternativa affidandosi ad un Breitling Navitimer. Wally Schirra e Gordon Cooper, che li seguivano nei mesi successivi, adottavano entrambi un Omega Speedmaster che nasceva con l’era spaziale, essendo stato presentato nel 1957, l’anno in cui i sovietici lanciavano lo Sputnik, il primo satellite artificiale. Ma fino ad allora le scelte erano soprattutto personali.

Quando, dopo il programma Mercury, la Nasa avviava il programma Gemini con le capsule biposto, concepito per sperimentare tutto quello che serviva al successivo progetto Apollo per sbarcare sulla Luna, il direttore dell’ufficio astronauti Donald «Deke» Slayton riteneva opportuno che, oltre agli strumenti del cruscotto della navicella, al braccio degli astronauti ci fosse un orologio «ufficiale». Il motivo era sempre la sicurezza, soprattutto nella fase del rientro. Se infatti gli apparati della Gemini e le comunicazioni con il centro di controllo di Houston subivano qualche guasto, impedendo di calcolare l’esatto momento in cui accendere i retrorazzi per frenare la corsa della navicella e iniziare la traiettoria di discesa, guardando l’orologio l’astronauta poteva gestire la situazione e salvarsi.

Così Slayton sottoponeva a dura prova una serie di orologi disponibili sul mercato, acquistati da Corrigan, grande rivenditore di Houston, selezionando tre modelli (Wittnauer Longines, Omega Speedmaster e Rolex) per i test finali comprendenti alte compressioni e improvvise decompressioni, fino a prove di umidità relativa. Nella scelta si preferiva un orologio meccanico, considerato più affidabile rispetto ad altri elettronici, ancora alle prime generazioni.

La scelta dell’orologio Omega speedmaster Moonwatch

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La scelta, infine, cadeva sull’Omega Speedmaster che da quel momento seguiva gli astronauti della Nasa. Se ne serviva Edward White nella sua prima passeggiata spaziale, controllando la permanenza mentre collaudava la pistola a razzo per spostarsi intorno alla capsula Gemini-4.

Ancora più importante diventava l’aiuto garantito agli astronauti delle missioni Apollo sulla Luna. E quando Neil Armstrong e Edwin Aldrin, nel luglio 1969, camminavano sul nostro satellite naturale, si regolavano con l’Omega Speedmaster al polso che da allora diventava il Moonwatch. La prova del fuoco si può dire sia, infine, legata all’Apollo XIII dopo il grave incidente al generatore di energia. I tempi per l’uscita dall’orbita lunare erano calcolati con l’aiuto dell’orologio e James Lovel, Jack Swigert e Fred Haise tornavano a casa sani e salvi.

Ma anche il nostro primo astronauta italiano, Franco Malerba, nel suo volo sullo shuttle Atlantis nel 1992, guardava al suo Omega al polso. E adesso lo possiamo ammirare esposto nella sezione spaziale del Museo nazionale della scienza e della tecnologia «Leonardo da Vinci» a Milano, ricordando la sua impresa. 

Dettagli
Omega MoonWatch Speedmaster
Nome Articolo
Omega MoonWatch Speedmaster
Descrizione
La vera storia e leggenda dell'orologio Omega MoonWatch Speedmaster
Autore
Recensioniorologi.it

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