Sellita SW200-2 Power+: cosa cambia davvero nel nuovo “workhorse” da 65 ore
Autore: Carmine Di Donato | Fonte: RecensioniOrologi.it | Pubblicato il: 5
Sellita aggiorna il suo calibro automatico più diffuso con l’SW200-2 Power+: stessa compatibilità esterna dell’SW200-1, ma riprogettazione interna estesa per arrivare a 65 ore di riserva di carica mantenendo 28.800 alternanze/ora.

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Quando Sellita annuncia un aggiornamento sul suo calibro automatico più diffuso, la notizia va letta con una lente diversa rispetto a quella riservata a una novità di design o a una complicazione inedita. Qui si parla di uno dei veri standard industriali dell’orologeria svizzera contemporanea, un movimento che negli anni ha alimentato migliaia di modelli di fascia medio-alta. Con l’SW200-2 Power+, presentato a gennaio 2026, Sellita sceglie di intervenire su un punto che il mercato considera ormai decisivo: l’autonomia. La riserva di carica sale a 65 ore, ma l’aspetto esterno e le dimensioni restano invariati, così da garantire continuità ai marchi che già utilizzano l’SW200-1. È una scelta strategica più che estetica: cambiare molto senza costringere nessuno a riprogettare casse, quadranti o processi produttivi.
| Nome modello | Sellita SW200-2 Power+ (famiglia SW200-2) |
| Referenza | Calibro SW200-2 Power+ (movimento automatico) |
| Prezzo | Non comunicato (fornitura B2B ai marchi) |
Per capire il peso di questa evoluzione bisogna fare un passo indietro e guardare al ruolo che il formato 2824 ha avuto negli ultimi decenni. Parliamo di una meccanica nata negli anni Settanta e affinata negli anni Ottanta, diventata nel tempo una sorta di linguaggio comune dell’orologeria svizzera industriale: affidabile, facile da regolare, semplice da manutenere. L’SW200 si è inserito in questo solco quando le forniture ETA verso terzi hanno iniziato a ridursi, offrendo ai marchi una soluzione intercambiabile e immediatamente familiare. Proprio questa continuità, però, ha anche rappresentato un limite, soprattutto sul fronte della riserva di carica, rimasta per anni su valori ormai percepiti come minimi. Nel frattempo il mercato si è mosso: prima con soluzioni interne ai grandi gruppi, poi con alternative indipendenti capaci di superare le 60 ore, alzando l’asticella delle aspettative.
È in questo scenario che leggo l’arrivo dell’SW200-2 Power+ come una risposta misurata ma necessaria. ETA aveva già mostrato una strada alternativa con il Powermatic 80, risolvendo il tema dell’autonomia tramite una riduzione della frequenza e una revisione profonda dei materiali, soluzione rimasta però confinata all’ecosistema del gruppo. Più di recente, La Joux-Perret ha intercettato la domanda dei marchi indipendenti con il G100, puntando su una riserva di carica estesa e su un progetto completamente nuovo. Sellita sceglie un approccio diverso: non rallenta il battito del movimento e non stravolge l’esperienza visiva dello scorrere dei secondi, mantenendo le 28.800 alternanze/ora. Dal mio punto di vista è un segnale chiaro verso chi guarda anche alla certificazione cronometro e alla stabilità di marcia nel quotidiano, due aspetti che continuano a pesare più di qualche ora extra sulla carta.
La cosa interessante è che l’aumento a 65 ore non arriva con un trucco “da scheda tecnica”, ma con un lavoro di efficienza energetica distribuito su più punti del calibro. Sellita parla di un treno del tempo riprofilato (geometria dei denti ottimizzata), di un bariletto ripensato e di una molla motrice con più spire: in pratica, più energia immagazzinabile e meno dispersioni lungo la trasmissione. Questo tipo di intervento, per chi non mastica meccanica, significa una cosa semplice: a parità di frequenza, ogni micro-perdita conta, e il guadagno finale si costruisce sommandone molte. E c’è anche un risvolto pratico, che secondo me è quello che interessa davvero: 65 ore non sono “un weekend pieno”, ma possono essere la differenza tra riprendere in mano l’orologio dopo una pausa e trovarlo ancora in marcia, oppure doverlo rimettere in moto e regolare di nuovo.
Un altro passaggio chiave riguarda l’organo regolatore, che qui viene alleggerito riducendo il momento d’inerzia del bilanciere, senza rinunciare alla stabilità complessiva del sistema. È una scelta tecnica coerente con l’obiettivo dichiarato di mantenere una frequenza di 4 Hz, evitando scorciatoie che avrebbero inciso sul comportamento cronometrico. Non è un dettaglio secondario se si considera l’orientamento di Sellita verso la certificazione COSC, dove una frequenza più elevata continua a offrire vantaggi in termini di precisione media e resistenza alle variazioni di posizione. Dal punto di vista dell’utilizzatore finale, poi, resta anche un fattore percettivo: lo scorrere più fluido della lancetta dei secondi è parte integrante dell’esperienza meccanica, soprattutto su orologi che ambiscono a collocarsi un gradino sopra l’entry-level.
Quello che spesso passa in secondo piano, ma che per i marchi e per l’assistenza è determinante, è il grado reale di riprogettazione interna. L’SW200-2 Power+ non è un semplice “upgrade”: la maggior parte dei componenti non è intercambiabile con la generazione precedente, fatta eccezione per il meccanismo della data e per il sistema senza chiave. Ponti e platina sono stati ridisegnati in ottone per aumentare la rigidità strutturale, mentre la nuova protezione antiurto Incabloc mira a migliorare la resistenza all’usura quotidiana. In altre parole, l’aspetto resta familiare, ma sotto il quadrante ci si trova davanti a una meccanica quasi nuova, pensata per reggere nel tempo una maggiore richiesta energetica senza compromettere affidabilità e facilità di manutenzione.
Un aspetto che merita attenzione è l’estensione di questa nuova architettura all’intera famiglia. Non si parla solo del classico automatico a tre lancette con data: la base SW200-2 viene adottata anche per le varianti con indicazioni aggiuntive e per le versioni scheletrate, segno che Sellita intende uniformare l’offerta su uno standard tecnico aggiornato. Anche il fronte della carica manuale viene coinvolto, con l’evoluzione della linea SW210, ora allineata alla nuova generazione. Qui il discorso si fa interessante soprattutto per i marchi indipendenti, perché i movimenti manuali sottili e affidabili disponibili sul mercato non sono molti, e avere una piattaforma moderna, coerente e facilmente integrabile può fare la differenza in termini di progettazione e posizionamento di prodotto.
È anche chiaro che la transizione non sarà immediata. L’SW200-1 resta a listino e continuerà a convivere con la nuova versione per un periodo, proprio perché i componenti non sono interscambiabili e perché il costo del movimento aggiornato è destinato a essere leggermente superiore. In questo tipo di “passaggio generazionale” la compatibilità dimensionale aiuta, ma non elimina il lavoro che sta dietro a ricambi, formazione tecnica e gestione della filiera. Eppure, guardando l’impatto potenziale, il messaggio è forte: se Sellita – che oggi copre una quota enorme del mercato dei calibri per terzi – sposta l’asticella su 65 ore, quel valore rischia di diventare il nuovo minimo atteso per questa fascia. Non è una rivoluzione da copertina, ma è il tipo di evoluzione che, una volta adottata su larga scala, cambia davvero lo standard percepito.
Alla fine, quello che mi colpisce dell’SW200-2 Power+ è il modo in cui segna il distacco definitivo dall’idea di “clone del 2824” senza rinnegare quella genealogia. Il formato, la logica costruttiva e l’approccio industriale restano riconoscibili, ma dentro c’è un progetto che guarda avanti, pensato per un mercato che chiede più autonomia senza rinunciare a precisione, affidabilità e facilità di intervento. Non è un movimento che farà sognare per estetica o complicazioni, ma è esattamente il tipo di aggiornamento che incide sull’esperienza quotidiana di chi indossa un orologio meccanico. E in un settore dove il progresso è spesso silenzioso, questa è una di quelle novità che contano più nel medio periodo che nell’annuncio del giorno.
Scheda tecnica SW200-2 – Dati principali
| Calibro | Sellita SW200-2 Power+ |
| Tipologia | Movimento meccanico automatico (formato compatibile SW200) |
| Riserva di carica | Circa 65 ore |
| Frequenza | 28.800 alternanze/ora (4 Hz) |
| Aggiornamenti principali | Treno ingranaggi ottimizzato, bariletto e molla motrice riprogettati, carica automatica migliorata, organo regolatore alleggerito, nuova regolazione, antiurto Incabloc aggiornato |
| Compatibilità | Stesse dimensioni e architettura generale dell’SW200-1 per integrazione nei progetti esistenti |
| Intercambiabilità ricambi | Componenti in gran parte non intercambiabili con SW200-1; data e sistema senza chiave sostanzialmente invariati |
| Ambizione cronometrica | Progettato per mantenere 4 Hz, con attenzione a stabilità di marcia e potenziale certificazione COSC |
FAQ – Domande frequenti
Cos’è il Sellita SW200-2 Power+?
È la nuova generazione del calibro automatico SW200, riprogettata per aumentare l’efficienza e portare la riserva di carica a circa 65 ore, mantenendo la frequenza a 4 Hz.
È compatibile con i progetti basati su SW200-1?
Sì sul piano dimensionale e di integrazione, perché conserva formato e architettura generale. La compatibilità dei componenti interni, invece, è limitata: molti ricambi non sono intercambiabili con la generazione precedente.
Perché Sellita non ha ridotto la frequenza per aumentare l’autonomia?
La scelta di mantenere 28.800 alternanze/ora punta a preservare stabilità di marcia e precisione, aspetti importanti anche in ottica di certificazione cronometro.
Quali sono le modifiche tecniche più importanti?
Treno di ingranaggi ottimizzato, bariletto e molla motrice riprogettati, sistema di carica automatica più efficiente, organo regolatore con inerzia ridotta, regolazione aggiornata e protezione antiurto Incabloc rivista.
Le 65 ore cambiano davvero l’uso quotidiano?
Sì, perché aumentano il margine quando alterni più orologi: può bastare per riprendere il segnatempo dopo una pausa di un paio di giorni senza doverlo ricaricare e rimettere a punto.
Quando sostituirà del tutto l’SW200-1?
La transizione sarà graduale: l’SW200-1 resta disponibile per un periodo, anche perché la nuova generazione richiede gestione dedicata di ricambi e processi, oltre a un costo potenzialmente più alto.